RASSEGNA STAMPA
Corriere della Sera, 26 novembre 2001
IL CASO DI TORQUATO CARDILLI. "Si è convertito: ora è musulmano l'ambasciatore italiano in Arabia"
ROMA — La notizia arriva dall’Arabia Saudita, pubblicata in contemporanea da due quotidiani di Riad, Okaz e Al Riad: l'ambasciatore italiano Torquato Cardilli si è convertito all’Islam il 16 novembre scorso, alla vigilia del Ramadan. Impossibile però averne conferma ufficiale, perché l’ambasciatore in questo momento è irreperibile, e la Farnesina si è affrettata a trincerarsi dietro un secco "no comment". Nessuno ne sapeva niente, è il commento ufficioso del. nostro ministero degli Esteri, e in ogni caso si tratta di una scelta personale. L’ambasciatore è stato richiamato "per consu1tazioni", come vuole la prassi. Nei prossimi giorni verrà ascoltato dal segretario generale della Farnesina, poi si deciderà del suo futuro. Qualcuno nel frattempo ha già provveduto a trovargli un soprannome beffardo: "Lawrence d'Arabia all'amatriciana". Faccenda delicata, comunque. Scivolosa. Per i giorni che stiamo attraversando, per la delicatezza estrema della "piazza" di Riad, ma anche perché è la seconda volta che succede: per la seconda volta in pochi anni, l’ambasciatore italiano in Arabia Saudita ha scelto la via della Mecca. Prima che a Cardilli era toccato infatti nel 1994 a Mario Scialoja, che oggi ha lasciato la diplomazia ed è l’intervistatissimo presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, nonché presidente del Consiglio islamico mondiale.
Scialoja non si stupisce affatto della scelta del suo successore: "Un passo del genere è sempre il frutto di un lungo lavorìo interiore", dice. A lui capitò di convertirsi leggendo e rileggendo il Corano, prima ancora di essere nominato rappresentante italiano a Riad. "Successe quando ero a New York come vice rappresentante italiano dell’Italia presso le Nazioni Unite. Fui affascinato da quella possibilità proprio dell’Islam e anche della religione ebraica, che invece non è contemplata dal Cristianesimo, di avere un rapporto semplice e diretto con Dio attraverso la preghiera, e dalla assoluta mancanza di intermediari". A Riad, ricorda oggi Scialoja a Damasco, Baghdad, , "ci arrivai che ero già da tempo formalmente diventato musulmano". La conoscenza del mondo arabo dell’ambasciatore Cardilli è invece — stando almeno al suo curriculum — molto più antica. E probabilmente La sua più che una folgorazione è stata una lunga marcia. Aquilano di origine, 59 anni compiuti l’altro ieri, sposato, due figli, l’ambasciatore è infatti laureato in Lingue orientali a Napoli e in Scienze politiche con specializzazione orientale. E anche la sua carriere diplomatica ha sempre ruotato attorno al mondo arabo: primo incarico a Khartoum, in Sudan. Poi a Damasco, Baghdad, Tripoli. Per tre anni ambasciatore a Tirana (dove venne sfiorato ma non coinvolto in uno del tanti scandali per i visti fasulli),per altri quattro a Dar es Salam, in Tanzania. Nel ‘98 il ministro degli Esteri Lamberto Dini lo aveva nominato segretario del Consiglio generale degli italiani all’estero. Incarico abbandonato per la poltrona di Riad. "Persona burbera, simpatica e intelligente", lo definiscono al Consiglio.
Nel lasciare l’incarico Cardilli aveva scritto una lettera, con un particolare saluto e ringraziamento ("Per la Sua illuminata e tenace azione") a Mirko Tremaglia, presidente del Comitato parlamentare per gli italiani all’estero. Una cortesia che adesso Tremaglia, per quanto stupito dalla notizia, ricambia: "Aveva doti notevoli di diplomatico, anche se non avevamo una dimestichezza tale da poter parlare delle proprie scelte religiose. E’ una cosa che mi sorprende molto, in ogni caso. Comunque adesso bisogna vedere come ragiona la Farnesina: perché Cardilli musulmano potrebbe anche essere un ambasciatore migliore di altri...".
Anche se Mario Scialoja, che ha vissuto l’esperienza di essere un ambasciatore musulmano in un Paese islamico, ricorda di non aver mai goduto di particolari privilegi. A parte la visita al tempietto della Kàba, che viene aperto solo due volte l’anno e riservato ai diplomatici musulmani. "Chiamerò Cardilli - dice adesso - per suggerirgli di non perdersi un’esperienza così irripetibile".
La conversione, dicono da Riad, era stata preceduta da un viaggio dell’ambasciatore alla Mecca. Un viaggio clandestino, perché agli infedeli è assolutamente proibito visitare il luogo sacro dell’Islam. E a farne le spese sembra sia stato un dipendente musulmano dell’ambasciata, arrestato dalla polizia religiosa proprio per aver accompagnato Cardilli alla Pietra Nera. (Giuliano Gallo - ggallo@corriere.it)
La scheda
CHI E' - Nato all'Aquila 59 anni fa, laureato a Napoli in Lingue e civiltà orientali e in Scienze politiche per l'Oriente, Torquato Cardilli entra in carriera diplomatica nel 1967.
LA CARRIERA - Tra gli incarichi ricoperti, quello di secondo segretario a Damasco, primo segretario a Baghdad, consigliere a Tripoli e poi all'Aja, ambasciatore a Tirana dal 1991 al 1993 e dal 1993 al 1997 a Dar es Salam. E' stato nominato ambasciatore a Riad un anno fa.