L’appello per le donne afgane
di Daniela Tuffanelli Costa, Consigliere del CGIE
ADELAIDE - Con la ritirata dei terroristi Talebani da Kabul si riaccende la speranza che per le donne afgane si chiuda un infame capitolo nella storia dell’umanita’ e che possano partecipare al processo di ricostruzione della democrazia e della liberta’ nel loro paese.
L’appello per il ritorno alla dignita` dei dirittti delle donne afgane coinvolge tutti i cittadini , uomini e donne, dei paesi che credono nei valori democratici e nel rispetto dei diritti umani.
Molte donne afgane sole o al seguito delle loro famiglie sono approdate in questo ultimo anno sul suolo australiano in cerca di asilo, senza visto di residenza.
La recente rigida posizione del Governo australiano che ha visto infruttuosi tentativi di smistare persone in cerca di asilo in Australia su isole limitrofe nel Pacifico ed i tesi rapporti con i vicini paesi del Sud Est asiatico nell’affrontare ilproblema dell’immigrazione clandestina, sono stati al centro del dibattito in seno alla comunita` locale ed internazionale. Altrettanto controverso e` il trattamento degli immigrati clandestini caratterizzato da un incremento del periodo nei campi di detenzione e da minacce di deportazione .
Il mio lavoro decennale di medico coinvolto nella salute degli immigrati ed in particolare di donne rifugiate mi ha dato l’opportunita’ di conoscere le terribili realta` di molte culture e la tragedia dei rifugiati. Prime fra queste sono le donne afgane che ho curato.
Ho raccolto molte loro testimonianze nel corso di una ricerca condotta nel giugno di quest’anno. Sono le testimonianze di donne colpite dalla sofferenza di una prolungata oppressione.
Molte di loro, per fuggire alla violenza e alla morte, hanno messo a repentaglio la propria vita attraversando terre e mari ostili nella disperata ricerca di un’esistenza migliore , fatta di dignita`e di sicurezza.
Molte hanno vissuto il trauma della separazione dalla famiglia , da figli e mariti , alcuni lasciati indietro, altri morti o dispersi. Il dolore di non conoscere la loro sorte accompagnera` molte di queste donne per il resto della loro vita in Australia.
" Non voglio che i miei figli diventino come i Talibani". Questa e` una della tante affermazioni delle donne che racchiude il forte anelito di dare un futuro migliore ai propri figli, di dare loro un’educazione che possa cancellare ogni traccia dei Talibani per sempre dalla loro vita.
Gradualmente rinasce la profonda esigenza di ricostituire una nuova identita`, di riprendere possesso del diritto negato di essere donne : " Nel nostro paese le donne non esistono", e` stata la sommessa testimonianza di una di loro.
L’incontro con una cultura totalmente sconosciuta ed abissalmente diversa , reso ancora piu` acuto dalla assoluta incapacita` di comunicare, suscita in molte di loro un senso di alienazione che ha profonde ripercussioni nella salute fisica ed emotiva . Si riacutizzano cosi` le sofferenze del trauma e del distacco . Da questo ne derivano profondi stati di ansia e depressione. La strada della cura si prospetta lunga e faticosa. "La mia cura e` quella di ritrovare i miei figli" e` l’unica speranza espressa da molte donne.
La tragica confusione fra principi di moralita` religiosa islamica e tradizioni locali ha portato alla pura e semplice oppressione fisica e psicologica da parte dei Talibani nei confronti delle donne afgane.
Tocca ai leaders delle comunita` islamiche affermare l’assoluta differenza fra tradizione locali e principi religiosi, per prevenire il ripetersi degli abominevoli eventi di questi anni.
Tocca alle esponenti delle comunita` femminili di tutto il mondo, impegnate nella difesa dei diritti delle donne, a dare un totale appoggio alle istituzioni dei paesi democratici affinche` si prosegua la pressione per la partecipazione delle donne afgane al ritorno della democrazia nel loro paese.
E` necessario quindi che la battaglia per l’affermazione dei diritti delle donne afgane si traduca nell’impegno dei paesi democratici nel sostenere le donne afgane nel processo di ricostruzione di una nuova esistenza ed identita` sia che questo avvenga nel loro paese che nelle terre dove hanno cercato un futuro migliore per se` e per le loro famiglie .
Esorto quindi il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero di farsi portavoce del rispetto dei diritti delle donne afgane presso il Governo Italiano perche` invochi una rappresentanza femminile nella ricostruzione della democrazia in Afghanistan. (Daniela Tuffanelli Costa, Consigliere del CGIE)
(Inform)