* INFORM *

INFORM - N. 235 - 28 dicembre 2000

Da "Presenza", Santiago del Cile

Inserimento dei giovani nelle Associazioni

SANTIAGO - La difficoltà di inserimento dei giovani nei nostri sodalizi è uno dei problemi più seri che esperimenta la nostra collettività italiana. Di questa assenza o almeno di questa presenza solamente saltuaria e momentanea si ritorna a discutere nelle nostre riunioni in cui critiche vanno e vengono. Alcuni addossano le colpe agli anziani che non lasciano posto ai nuovi arrivati, ma nei casi in cui si è dato spazio a giovani, dopo i primi entusiasmi le nuove leve pur al ponte di comando si sono ritirate ai primi marosi.

Qui a Santiago nell'ultimo decennio si sono stabiliti dei gruppi giovanili autonomi, che si sono pure candidati nelle elezioni del Coemit e del Comites: ricordiamo "Radici", poi AGI ed infine OGGI. Sono mutate le sigle, ma è perdurata l'incostanza. Anche l'esponente del settore giovanile nel seno dell'attuale Comites raramente partecipa alle sessioni.

Nelle scuole italocilene e nei club sportivi naturalmente vi è gioventù e non mancano iniziative dentro le stesse strutture come associazioni di alunni, gruppo di scout, ma non sono riusciti ad emergere nell'ambiente più ampio della comunità.

Nel dialogo di certe ricorrenze regionali, i ragazzi ormai sulla trentina, spesso giovani professionisti, alcuni già sposati e con i primi rampolli, dichiarano di essere troppo assorbiti dalle varie mansioni del lavoro e della famiglia, che non trovano più spazio per un impegno stabile fuori di casa. Parecchi hanno usufruito di viaggi gratuiti o agevolati o di borse di studio o di stage attraverso le Regioni, ma dopo qualche comparsa d'obbligo si sono eclissati.

Per questo un'associazione ha stabilito una specie di graduatoria di meriti per poter concorrere a qualche beneficio proveniente dalla rispettiva regione. Tuttavia altri dirigenti regionali fanno a gara a chi più regala benefici, anzi persino si supplica qualche giovane che accetti il viaggio o stage gratuiti in Italia, con un metodo antieducativo, che per nulla prepara al servizio e al sacrificio, corollari indispensabili di ogni incarico.

Vecchi dirigenti ricordano quanto lavoro e anche quanti soldi tolti dalla propria tasca, quando erano giovani membri di gruppi e successivi dirigenti e quanto controllo, magari lesinando sui centesimi, per risparmiare nelle feste e poi nelle costruzioni e nelle nuove attrezzature. Oggi si parla invece di affidare il tutto o quasi a professionisti logicamente ben pagati in modo che i costi lievitano con la conseguenza di debiti, interessi bancari e maggiori quote per i soci e magari ritiri di vari degli stessi.

Grazie a Dio, alcuni giovani rimangono nelle istituzioni cattoliche, dove non si propongono né benefici né allori, mentre invece si richiedono lavoro e sacrificio, dietro la spinta di una certa mistica. Certamente i metodi cambiano con il tempo, non si possono ripetere alla lettera certi sistemi in un mondo più imborghesito dove il superfluo di una volta oggi è diventato esigenza comune, ma non dobbiamo regalare anzi tempo, mentre invece dobbiamo avviare ad una iniziazione di responsabilità societarie attraverso un processo di pazienza, di stima ed affetto verso chi dovrà assumere le responsabilità delle istituzioni italiane e delle nuove opere. (Luciano Baggio*-Presenza/Inform)
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* - Direttore di "Presenza", quindicinale della Comunità italiana in Cile


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