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INFORM - N. 228 - 18 dicembre 2000

Conferenza dei Consoli d'Italia nel Mondo

Gli sponsor del Sistema Italia

ROMA - Non c’è due senza tre. E i consoli d’Italia, riuniti per la prima volta tutti insieme alla Farnesina, chiudono il cerchio. Un work in progress, quello del 18 al 19 dicembre, per completare la terza tappa di un percorso che ha messo a confronto prima i parlamentari d’origine italiana e poi i connazionali sparsi nel mondo.

Incontri diversi con un’unica protagonista: l’immagine rinnovata del Belpaese. Un’immagine che parte da lontano. E la vecchia idea del Consolato rifugio di tanti emigranti va in soffitta. Per farsi ponte tra il Paese e il resto del mondo.

"Questo per il servizio consolare è un momento cruciale – fa sapere tra le righe di un messaggio Lamberto Dini - e se non sarà capace di adeguarsi rischierà di arenarsi nella sterile burocrazia". Il ministro suggerisce una ricetta: "Bisogna ricorrere a forme di collaborazione con il settore privato e fornirsi delle più moderne tecnologie".

E sì, neppure la diplomazia può sfuggire alle regole della globalizzazione.

Meno emozioni largo alla tecnica. Sono gli sponsor del sistema Italia: 125 consoli che insieme dovranno oliare gli ingranaggi di una macchina arrugginita. Organizzati in gruppi di lavoro, tra anagrafe consolare, visti, immigrazione, promozione culturale, assistenza ai connazionali poveri, cercheranno percorsi più agili. . Gli italiani nel mondo questa volta non sono quelli partiti per inseguire un sogno. "Ogni buona azienda – sottolinea Vincenzo Palladino, Console generale in Buenos Aires, - si preoccupa in primo luogo di individuare la composizione, i gusti e i bisogni dei propri utenti". "E anche noi – continua il console – come un’azienda di servizi consolari dovremmo puntare a soddisfare i nostri principali clienti, i connazionali all’estero". La parola d’ordine: semplificare.

"Per far fronte a queste nuove esigenze bisogna - dice Franco Danieli, sottosegretario agli Esteri, - razionalizzare gli interventi e migliorare le procedure". E aggiunge – "E’ necessario fissare con chiarezza gli obiettivi strategici" ma anche "mettere mano alla normativa che regola la materia e stabilire le risorse finanziarie". Non si poteva evitare di far di conto. Poi il discorso continua e si torna al "cliente", tutto da studiare da capire, da costringere in categorie: anglofoni. europei e sudamericani. Perché i clienti non sono tutti uguali. E per non deluderli, l’importante è conoscerli. (Valentina Benedetti-Inform)


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