* INFORM *

INFORM - N. 223 - 12 dicembre 2000

IL CONVEGNO DELLE DONNE

LECCE 9-10 DICEMBRE

"La donna italiana nel mondo fra tradizione e innovazione". Il documento finale

Il Convegno "La donna italiana nel mondo fra tradizione e innovazione", che si è svolto a Lecce il 9 e 10 dicembre 2000, rappresenta un ulteriore passo nel percorso iniziato con la 2a Conferenza Nazionale dell'Emigrazione nel 1988 e proseguito con il Seminario promosso nel 1997 dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero con il Ministero degli Affari Esteri, la Commissione Pari Opportunità ed il Ministero delle Pari Opportunità.

Le donne italiane nel mondo non portano problemi, ma soluzioni. Le donne italiane all'estero costituiscono infatti una risorsa culturale, economica, sociale e politica di enorme valore sia per i Paesi di residenza che per l'Italia. Il loro contributo alla storia ed al presente della vita delle collettività non è tuttora riconosciuto, né adeguatamente sostenuto, a tutti i livelli", vale a dire a livello istituzionale, di rappresentanza, di immagine, di pubblica opinione, di storia dell'emigrazione "specialmente in vista delle sfide poste dal crescente processo di mondializzazione.

Per salvaguardare ed estendere nel futuro questa ricchezza l'Italia deve investire concretamente nella promozione della lingua, della cultura, della formazione professionale, nell'informazione, nei contatti e nella creazione di nuove modalità di interscambio. In settori di intervento, che godono di contributi dello Stato, le delegate esprimono grande preoccupazione per la decisione del Ministero delle Finanze di predisporre un sistema di pagamento basato sulle fluttuazioni del cambio e per le modalità ed i tempi di erogazione dei contributi, che restano successivi al completamento dell'iter seguito dai finanziamenti". Per parecchi dei nostri Paesi extraeuropei, diventerebbe devastante il cambio da lira a euro alle monete nazionali, magari passando attraverso il dollaro al tasso di cambio del giorno.

"Le donne riaffermano l'esigenza di un reale rispetto per le diversità culturali, etniche e di genere" in qualunque Paese "da tutelare mediante l'adozione di corrette politiche di solidarietà e pari opportunità nei Paesi di residenza, l'approfondimento del dialogo interculturale, la promozione di strumenti anche legislativi che consentano la piena integrazione ovunque" sembra strano, ma anche in Europa esistono Paesi nei quali la piena integrazione non è così facile, "nonché la garanzia della protezione dei diritti civili delle donne residenti nei Paesi a democrazia fragile". Abbiamo usato questo eufemismo pur avendo grande preoccupazione per quanto sta avvenendo in alcuni Paesi di nostra residenza.

"Il Convegno fa proprie le richieste dell'America Latina e sostiene l'assoluta necessità di proteggere le fasce sociali più deboli, in particolare le donne anziane e sole, ovunque si trovino, soprattutto mediante la concessione di prestazioni di tipo assistenziale.

Le specificità delle esperienze di emigrazione espresse dalle delegate hanno trovato unità nella decisione di assumere responsabilità diretta nella formulazione e nell'attuazione di politiche a favore delle italiane all'estero anche a livello sovranazionale ed intercontinentale", in modo che il dialogo aperto a livello locale e nazionale si allarghi a rete in tutto il mondo, "in diretta collaborazione con il Ministero per le Pari Opportunità e la Commissione Pari Opportunità. Il momento di raccordo di questo processo deve essere un Osservatorio permanente, che abbia come punto di riferimento i coordinamenti nazionali delle donne, giuridicamente riconosciuti, congruamente finanziati ed opportunamente collegati alle rappresentanze diplomatico-consolari e culturali dell'Italia all'estero attraverso Tavoli di Lavoro sulle Pari Opportunità.

Compiti dei coordinamenti saranno, fra gli altri, l'individuazione e promozione di ricerche mirate alla valorizzazione delle risorse femminili nelle diverse realtà nazionali, alle esigenze delle esponenti della più recente mobilità", mobilità che in modo meno elegante, ma più chiaro, bisognerebbe chiamare fuga di cervelli, cervelli femminili e maschili, che emigrano per ragioni di studio o di ricerca e finiscono per non rientrare, con una perdita netta e gravissima per l'Italia, "ed agli interessi emergenti nelle nuove generazioni di origine italiana, ivi compreso il superamento delle restrizioni giuridiche al riconoscimento della cittadinanza italiana, richiesta come recupero di una identità storico-culturale". È infatti crescente il fenomeno dei giovani di terza generazione che cercano, trovano e presentano la documentazione necessaria per farsi riconoscere la cittadinanza italiana. In alcuni Paesi ciò è motivato da ragioni di necessità, ma in altri si tratta di un desiderio profondo di appartenenza ad una realtà d'origine di cui si può essere orgogliosi. In questa materia, c'è un grave problema che una delegata mi ha pregato di illustrare. Sembra che la moglie straniera di un italiano, che ha acquisito la cittadinanza in virtù di un matrimonio durato dieci, venti, trent'anni, al momento della morte del marito, se risiede all'estero, si vede togliere la cittadinanza italiana. Quindi, in un momento tragico della vita, questa donna si vede strappare contemporaneamente il suo più grande affetto ed il diritto stesso di appartenenza alla realtà culturale che lui rappresentava.

"Le delegate di tutti i Paesi hanno sostenuto l'assoluta esigenza di promuovere una maggiore partecipazione delle donne ai momenti di rappresentanza politico-istituzionale delle comunità, sia attraverso il completamento e la bonifica delle anagrafi degli italiani residenti all'estero, che attraverso l'attribuzione di quote garantite, laddove sia necessario". Non siamo una ghetto, non vogliamo essere una specie protetta né saremo mai una specie in via di estinzione. Non vorremmo le quote, ma se soltanto attraverso le quote si può garantire una congrua partecipazione femminile, ben vengano. Per merito dell'imposizione di una quota minima ci siamo ritrovate in un numero maggiore di donne a questa conferenza e di questo ringraziamo davvero il Presidente, On. Danieli, ed il Comitato Organizzatore che l'hanno fortemente sostenuta.

"Vitale per il raggiungimento di tutti gli obiettivi che le donne italiane nel mondo si sono prefisse è la certezza dell'uguale accesso a tutti gli strumenti di comunicazione e ad una informazione completa, puntuale, trasparente, paritaria e circolare. Solo l'informazione può assicurare un percorso che accomuni tutte le generazioni femminili partendo dalla tradizione come valore irrinunciabile per protendersi verso tutte le promesse dell'innovazione". (Inform)


Vai a: