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INFORM - N. 223 - 12 dicembre 2000

Le donne sono cambiate. Intervista a Silvia Costa

LECCE - Anche oltre confine è sempre una questione di diritti, da far valere, e di visibilità, da far emergere. Le donne, sparse nei cinque continenti ma con lo Stivale nel cuore e nella mente, chiedono una ribalta. E Silvia Costa, membro del Comitato organizzatore della Prima Conferenza degli italiani nel mondo, accetta volentieri di fare da cassa di risonanza a questo universo che combatte contro l’ossido dell’isolamento. Ripercorre storie antiche e sofferte. Tutte vissute in nome di uno stesso sogno, spesso sfumato nel grigio di giornate uguali. "La vera storia dell’emigrazione italiana – ricorda Costa – nasce quando partono le donne con i figli". E’ la famiglia che continua oltre gli oceani, le difficoltà.

Ma come è cambiata l’emigrazione nello scenario di fine millennio?

"Se dovessimo fare un bilancio dal 1988, data dell’ultima Conferenza sull’emigrazione, ad oggi possiamo dire che nel frattempo è cambiato il mondo. E non è soltanto un modo dire. E’ nata una nuova Europa, con rinnovati diritti di circolazione, e la legge del ’93 sulla cittadinanza italiana. I processi di globalizzazione vedono oggi Internet modificare completamente le prospettive con cui si guarda al tema delle politiche per gli italiani all’estero".

Quindi…

" Rinnovarsi è d’obbligo. L’approccio alle iniziative da compiere è già cambiato. Ma anche la percezione che gli italiani all’estero hanno di sé è diversa. Oggi convivono situazioni tradizionali, la prima generazione delle donne anziane sole che rappresentano una vera emergenza sociale, con situazioni d’integrazione risolte".

Ma come sono cambiate queste donne "lontane"? E l’italianità si coniuga al femminile?

"Le donne adesso sono le avanguardie di questa nuova cittadinanza del mondo. Le moderne generazioni sono ragazze assolutamente integrate che vivono come una possibilità in più avere anche un’identità italiana, ma che non è solo identità. Chiedono di conoscere meglio il loro Paese e la possibilità di avere scambi con le nostre università.

E l’Italia che percezione ha di loro?

"Questo è il problema. Una delle difficoltà maggiori è far conoscere quale sia la diversità di queste persone. Ci sono donne non giovanissime che con il loro impegno, che è stato doppio perché hanno avuto la capacità di tenere unite le famiglie e di aver avuto relazioni sociali, sono state il primo elemento di tenuta dei valori della lingua e della cultura italiana. Senza aver accantonato il lavoro ed il forte impegno nella professione, hanno dimostrato al mondo che avere una cultura, con valori particolari come la nostra, predispone all’integrazione".

Sono state proposte iniziative a breve termine che coinvolgono le donne emigrate?

"Sì. Uno strumento nuovo saranno gli "Sportelli donna" in Italia, quasi una realtà grazie all’impegno delle imprenditrici italo-argentine. L’accordo siglato con il ministero dell’Industria e Unioncamere si lega alla legge sull’imprenditoria femminile. Gli sportelli verranno coordinati dal comitato delle manager di Buenos Aires: forniranno tutte le informazioni per mettersi in proprio e sulle occasioni di lavoro. Un’idea vincente, tanto che abbiamo suggerito alle Camere di Commercio degli italiani all’estero di ripetere l’esperienza".

Italia terra d’emigrazione. Italia terra d’immigrazione. Possono i vissuti sofferti dei nostri connazionali costretti all’ "esilio" essere di supporto per una nuova politica dell’accoglienza?

"Sicuramente, i vissuti in particolare delle donne emigrate o immigrate sono la cosa che più fa capire quale siano le migliori modalità di fare delle politiche d’integrazione e di multiculturalità. Sono in contatto con il ministro per la Cooperazione internazionale italo-canadese, Maria Minna, e l’anno scorso l’ho invitata ad un incontro con il tavolo permanente delle immigrate in Italia a Palazzo Chigi, proprio per confrontarci. E’ il Paese che chiede aiuto alle sue donne d’oltreoceano." (Valentina Benedetti-Inform)


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