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INFORM - N. 222 - 11 dicembre 2000

A LECCE IL CONVEGNO DELLE DONNE

Una rilettura delle istanze dell'emigrazione al femminile

LECCE - Punto e a capo. Le donne italiane nel mondo ricominciano da sé. Tenaci e agguerrite sono venute da tutti i continenti, per non perdere l’occasione di riscrivere la storia. E tra disagi organizzativi e jet-lag si sono date appuntamento a Lecce nella splendida cornice del palazzo dei Celestini

Uno spazio d’incontro riservato, per dar voce ad un sommerso femminile che reclama giustizia e pari opportunità.

Così, il convegno del 9 e 10 dicembre, sessione speciale dedicata alle donne, della prima Conferenza degli italiani nel mondo è diventato terreno di confronti e riscontri delle tante italianità. Storie silenziose, a volte sofferte, che testimoniano il difficile processo d’integrazione nei paesi di residenza. " Non vogliamo rimanere in un ghetto - dice Silvana Mangione delegata per gli USA e Canada - ma chiediamo che tutti i temi siano letti in chiave femminile" Storie silenziose ma che lasciano spazio all’ottimismo: "siamo sicure che dalla Conferenza emergerà una rilettura delle istanze dell’immigrazione al femminile" Una speranza che è divenuta realtà già tra le righe del documento finale della due giorni di Lecce. Documento nel quale si sottolinea tra l’altro "che le donne italiane all’estero costituiscono una risorsa culturale, economica, sociale e politica d’enorme valore sia per i paesi di residenza che per l’Italia"

E la necessità di cogliere i cambiamenti avvenuti nelle generazioni d’italiani dopo l’emigrazione all’estero e di tradurli in azioni concrete viene dalla voce della senatrice Franca Prisco D’Alessandro, della Commissione affari esteri: "Le donne delegate hanno avuto modo di presentare uno spaccato delle loro condizioni di vita, rappresentare a noi che siamo in Italia, al Parlamento, al governo le esigenze primarie sulle quali possiamo compiere qualche intervento legislativo e anche finanziario. L’esigenza, quindi, di tener conto del cambiamento per i provvedimenti che prenderà il Parlamento italiano".

Sulla stessa linea Silvia Costa che aggiunge: "in alcuni paesi, come la Germania è ancora molto difficile essere riconosciuti fino in fondo, secondo i principi di Maastricht e di Amsterdam. Lì c’è da fare moltissimo sul piano degli accordi bilaterali e della reciprocità". Ma le delegate riunite, in nome di una parità che si fa attendere, chiedono più di altro di essere presenti nei posti decisionali, con una maggiore partecipazione nei momenti di rappresentanza politico-istituzionali delle comunità. Comites e Cgie sono ancora strutture avare nel coniugarsi al femminile. E così le 120 delegate sottolineano la necessità di "assumere responsabilità diretta nella formulazione e nell’attuazione di politiche a favore delle italiane all’estero anche a livello sopranazionale ed intercontinentale, in diretta collaborazione con il Ministero e la Commissione delle pari opportunità".

Ma per attuare tutto ciò è di primaria importanza che le italiane del mondo abbiano accesso facilitato a tutti gli strumenti di comunicazione ed informazione. Perché "solo l’informazione può assicurare un percorso che accomuni tutte le generazioni femminili, partendo dalla tradizione come valore irrinunciabile per raggiungere tutte le promesse dell’innovazione". (Valentina Benedetti-Inform)


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