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INFORM - N. 222 - 11 dicembre 2000

La relazione introduttiva del Ministro Dini

Pensare al passato solo per progettare il futuro

ROMA - Il ministro degli Affari Esteri Lamberto Dini ha aperto la Prima Conferenza degli italiani nel mondo con un discorso sobrio, lontano dai toni celebrativi e imperniato sull'apertura al futuro.

Questa Conferenza è un'occasione straordinaria, a dodici anni dalla seconda Conferenza nazionale dell'emigrazione, per dischiudere i nuovi orizzonti riflettendo sul da farsi. E' importante che insieme, gli italiani residenti in Italia e quelli che vivono all'estero, si sia coinvolti in un disegno unitario: questa Conferenza segna una demarcazione tra passato e futuro.

Il passato è quello caratterizzato da tante sofferenze degli emigrati ma anche da una loro notevole affermazione. Il passato - è sembrato dire il ministro degli Esteri - va recuperato solo come forza incentivante. Gli italiani nel mondo devono acquisire la convinzione di costituire "un patrimonio inestimabile ed esclusivo". Rispetto al potenziale di altri paesi, che hanno costruito delle poderose reti commerciali, l'Italia ha l'invidiabile vantaggio di far riferimento a comunità vive ed operose.

Anche l'Italia rimasta in patria, però, è chiamata a prendere coscienza di queste opportunità. Non solo il governo ma l'intera società deve inquadrare con lucidità la presenza italiana all'estero nel contesto della prroiezione estera del paese. E non sempre c'è stata la consapevolezza del ruolo degli italiani emigrati,. La politica dell'informazione, dall'Italia e specialmente per l'Italia, non sempre è stata e non è ancora soddisfacente.

Alle carenze del passato e agli orizzonti del futuro è tempo di dar seguito con risposte operative e di grande respiro: la Conferenza deve lasciare traccia.

Il ministro Dini ha ricordato alcuni eventi importanti già avvenuti (l'incontro dei parlamentari di origine italiana provenienti da tutto il mondo) o imminenti (la Conferenza dei Consoli) e si è soffermato sull'importante traguardo del voto all'estero, sull'iter di riforma dei Comites, sul lavoro positivo svolto nelle cinque pre-conferenze continentali di preparazione.

Il responsabile della Farnesina, nel disegno progettuale che ha prospettato, si è mostrato convinto della possibilità di unire aspetti culturali ed interessi economici, perché le nostre comunità all'estero sono un tessuto connettivo che permea entrambi gli ambiti. Più di mezzo milione di giovani partecipano all'estero ai corsi di lingua e cultura italiana ma molto di più può essere realizzato in una strategia culturale che non sia fatta solo di mostre e faccia perno sulla cultura italiana. Ma non vanno trascurate neppure le prospettive commerciali, sia potenziando le Camere di commercio italiane all'estero sia valorizzando le opportunità offerte dalle nostre comunità. Bisogna, quindi, orientare le attività istituzionali e far sì che la Conferenza lasci veramente traccia. (Franco Pittau-Inform)


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