Emigrazione, medaglia a due facce
ROMA - "Le questioni dell’assistenza e dei corsi di lingua, dell’inserimento dei figli dei nostri connazionali in sistemi scolastici selettivi, classisti e alcune volte razzisti" sono solo alcuni dei problemi riguardanti i nostri emigrati in Europa, che il sottosegretario agli Esteri on. Danieli, ha voluto evidenziare in occasione della chiusura della recente preconferenza di Berlino.
Oggi l’emigrazione italiana, secondo Danieli, va letta non più con le categorie di un tempo ma, anche nel vecchio continente, va guardata come una medaglia a due facce. Da una parte è raffigurata l’italianità nel mondo, quella che oggi ha illustri rappresentanti tra politici, economisti e uomini di cultura. L’altra faccia è quella più problematica, propria di un emigrazione che, in alcuni casi, stenta a superare quelle difficoltà che la connotano da sempre.
Ma quanti italiani conoscono i problemi dei nostri connazionali all'estero? E quanti emigrati sono a conoscenza di come vanno le cose in Italia? C'è chiaramente un problema di comunicazione tra il nostro Paese e le comunità italiane all'estero. L'informazione nell'un senso e nell'altro è assolutamente insufficiente. In Italia ormai ci siamo quasi completamente dimenticati del fatto che nel mondo ci sono, come ha sottolineato lo stesso Danieli, "circa quattro milioni di cittadini italiani che vivono stabilmente in altri paesi e tra i 60 e i 70 milioni di oriundi".
La necessità di costruire una rete di informazione è assolutamente prioritaria, tanto quanto la questione del voto degli italiani all'estero, e forse di più. D'altronde ogni istanza proveniente dalla comunità emigrata potrà tanto rafforzarsi e trovare compiuta realizzazione, quando gli italiani ne saranno sensibilizzati attraverso i mezzi di comunicazione. Basti pensare al problema delle espulsioni in Germania: nel nostro Paese è una materia quasi del tutto sconosciuta, nonostante la sua gravità. Peraltro, durante la preconferenza di Berlino, il problema è stato sì richiamato, ma senza metterlo in particolare evidenza, facendo, in questo modo, venir meno una occasione importante; anche in considerazione del fatto che in apertura si è potuto contare sulla presenza di Barbara John, incaricata del Senato di Berlino per le questioni degli stranieri.
Negli ultimi anni l'informazione agli italiani residenti all'estero è stata garantita oltre che dai giornali storici e dagli altri media di emigrazione anche dalla televisione (per l'oltreoceano da Rai International). Oltretutto la diffusione di Internet apre nuove frontiere ad un contesto, quello migratorio, che ha bisogno di nuovi stimoli soprattutto se pensiamo alla diversa natura dell'emigrazione italiana degli ultimi tempi, caratterizzata da figure professionalmente preparate, in grado di avvalersi delle più moderne tecnologie.
Un'altra considerazione che probabilmente saremo chiamati a fare quanto prima riguarda il rapporto tra il bisogno di informazione e le nuove generazioni, quelle, per intenderci, dei figli o dei nipoti degli emigrati italiani. Sarà necessario capire il grado di interesse che questi giovani dimostrano per una realtà che spesso è distante non solo dal punto di vista geografico ma anche e soprattutto culturale. L'errore nel quale non dobbiamo incorrere è quello di voler proiettare le aspettative della prima generazione in giovani ragazzi che probabilmente hanno conosciuto la terra di genitori o dei nonni solo in poche occasioni. Parlare di emigrazione, quindi, significa prima di tutto definire i soggetti di cui si parla. Dopo più di cento anni di diaspora non ci si può più permettere di generalizzare. Per questo è assolutamente condivisibile l'immagine dell'emigrazione come una medaglia a due facce.
Non è altrettanto condivisibile l'atteggiamento delle istituzioni che, secondo lo stesso sottosegretario Danieli, "tardano a capire la rilevanza del fenomeno". E' evidente come, sull'onda delle modifiche costituzionali relative al voto degli italiani all'estero, si sia riacceso un certo interesse che sembra, però esclusivamente di ordine politico, non trovando spazio tra l'opinione pubblica.
Ne siano testimonianza i corsi che il Forum per l'Intercultura, della Caritas Diocesana di Roma, da anni promuove nelle scuole superiori della capitale per la formazione degli studenti e dei docenti. Tra i vari laboratori, infatti, uno in particolare riguarda l'esperienza migratoria degli italiani all’estero che viene proposta anche attraverso un approccio multimediale. I risultati particolarmente incoraggianti sono stati il risultato di un duro lavoro che relativamente agli insegnanti ha fatto leva sul recupero della loro memoria storica, quasi completamente sopita. Gli studenti, invece, sono stati introdotti in una realtà assolutamente sconosciuta, sino a quel momento ignorata dalla scuola e dalle famiglie.
E’ chiaro, quindi, che l’approccio all’emigrazione italiana è multidimensionale e per questo motivo è necessaria una pluralità di risposte, capace di riaccendere l’interesse ad un fenomeno a tutt’oggi di grande rilievo e patrimonio della storia del nostro Paese. (Oliviero Forti-Inform)