A colloquio con Silvana Mangione (CGIE USA)
La vicenda delle elezioni presidenziali americane una lezione per i nemici della Circoscrizione Estero
ROMA - "La Conferenza con i parlamentari di origine italiana è stata un momento molto alto della preparazione alla Conferenza degli italiani nel mondo". Silvana Mangione (CGIE USA) ne è convinta, ma prima di entrare nel merito, di evidenziare gli aspetti positivi e quelli negativi dell'iniziativa, la sua presenza a Roma per la riunione del Comitato organizzatore ci sembra una buona occasione per parlare con un testimone diretta delle elezioni presidenziali americane, una vicenda che sta provocando sconcerto in tutto il mondo.
"Bisogna avere il coraggio di dire che negli Stati Uniti è esploso un bubbone purulento che fino ad oggi si è tenuto nascosto perché non ci sono mai state elezioni così, sul filo del rasoio. E' vero che anche Kennedy vinse per pochi voti, ma Nixon si dichiarò perdente, non accettò di impugnarne l'esito e con ciò si riservò una possibilità politica futura. Stavolta, quando ormai le elezioni, le guerre, i dibattiti, le liti e i processi si celebrano in televisione, non si è disposti a concedere nulla. Ted Koppell, famoso giornalista della televisione americana, in uno special ha mostrato che negli Stati Uniti ad ogni elezione il 5 o 10 per cento dei voti non viene contato.
Se si pensa che di solito il presidente degli Stati Uniti vince di fatto con i voti a favore dal 22 per cento degli elettori, se togliamo il 10 per cento ci troviamo in una situazione di crisi non politica né istituzionale - perché il presidente c’è, è Clinton ed è in carica fino al 20 gennaio - ma di crisi del meccanismo di costruzione della rappresentanza e della rappresentatività politica. E’ chiaro che si deve aprire un enorme dibattito e che l’America deve guardare se stessa allo specchio.".
Ma la vicenda è interessante anche per un altro motivo, l'influenza sull'esito delle elezioni presidenziali del voto per corrispondenza dei cittadini americani all'estero. Quale insegnamento per noi italiani, nella prospettiva dell'esercizio del voto da parte dei connazionali nel mondo?
"In Florida il meccanismo dell'absentsee ballot, cioè l’arrivo di poche centinaia di voti per corrispondenza, ha influito in maniera forse decisiva perché ha allargato il divario tra Bush e Gore. Se l'absentsee ballot in una elezione presidenziale negli Stati Uniti può dichiarare chi è eletto presidente, figuriamoci l’immissione di 3 milioni e mezzo di voti degli italiani all’estero, particolarmente in determinate regioni italiane. Se si votasse, come qualcuno vorrebbe, per i collegi nazionali, sceglieremmo noi all’estero. E' l’ulteriore definitiva dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la rappresentanza degli italiani all’estero dev'essere una rappresentanza diretta e direttamente scelta dagli italiani all’estero fra le persone che hanno la vera esperienza dell’emigrazione".
Ma si eccepisce che è incostituzionale prevedere il voto passivo per i soli residenti all'estero.
"Le eccezioni di incostituzionalità andranno superate in qualche maniera. Io non sono una costituzionalista, e chiedo perdono a tutti quelli che offenderò per quello che sto per dire, però sono convinta che nel momento in cui l’articolo 48 della Costituzione è stato modificato demandando lo stabilire il numero dei rappresentanti alla legge costituzionale ma i requisiti e le modalità dell’elezione alla legge ordinaria, con questo è stata data carta bianca alla legge ordinaria - all’interno di una novità totale per la Costituzione italiana qual è la Circoscrizione Estero - di adottare tutti gli elementi necessari a che la Circoscrizione Estero risponda allo spirito della legge, che è quello di dare una rappresentanza diretta agli italiani all’estero. Altrimenti è meglio se ci rimettiamo a votare per i nostri collegi italiani: allora vengo in Italia, voto a Bologna, almeno eleggo qualcuno che mi rappresenta nella regione di origine".
Torniamo alla Conferenza dei parlamentari di origine italiana.
"Di positivo c'è stato l’assoluto interesse alla partecipazione da parte di rappresentanti di molti paesi e il fatto che sia esplosa la necessità di passare da un’analisi della globalizzazione esclusivamente in termini economici ad un’analisi in termini culturali, all’interno della quale l’italianità è stata dai parlamentari di almeno 10 Paesi rivendicata come una forza enorme, una ricchezza sia per l’Italia sia per gli Stati che essi rappresentano.
E di negativo?
"Innanzitutto, pochi i parlamentari italiani presenti che sono rimasti per tutto il tempo della Conferenza, e vergognoso che alcuni parlamentari italiani siano arrivati, abbiano recitato il loro "pistolotto" preparato prima con una visione vetero-edulcorata dell’emigrazione, poi se ne siano andati senza aver ascoltato nessuno. Non voglio citare i nomi ma gli atti mi daranno sicuramente ragione. In secondo luogo mi è dispiaciuta la totale mancanza dei parlamentari italo-canadesi, perché in piena campagna elettorale (ce n'era una sola che è stata nominata senatrice a vita), e naturalmente la totale assenza degli italo-americani perché negli Stati Uniti ci sono state le elezioni il 7 novembre: quindi chi era eletto prima non sapeva se sarebbe stato rieletto e non poteva accettare l’invito, e chi si è visto arrivare l’invito l’8 novembre, con quello che sta succedendo negli Stati Uniti, è ovvio che non sia venuto".
E quale il giudizio complessivo sui risultati della Conferenza ?
"Due cose estremamente interessanti: la prima, nella dichiarazione finale, il richiamo molto preciso al voto degli italiani all’estero; la seconda, la costituzione dell'associazione dei parlamentari di origine italiana, insieme ai parlamentari italiani, che diventa uno strumento di politica estera italiana importantissimo ma anche uno strumento per i rapporti bilaterali con determinate nazioni di un’importanza altrettanto grande. Ecco perché io sono dispiaciuta che gli italo-americani non ci fossero, perché essendo parecchi di loro molto influenti all’interno sia del Congresso che del Senato, avevano bisogno di verificare sul campo quanti colleghi hanno in tutto il mondo, quanto importante è questo dialogo fra coloro che sono di origine italiana, e quanto un loro riaccostarsi all’Italia sarebbe utile anche a loro, oltre che all’Italia. Cercheremo di sensibilizzarli in tutte le maniere possibili in modo che si recuperi, con iniziative future, quello che non si è potuto fare stavolta".
Un'ultima nota..
"Sono molto grata alla Camera ed al Senato di aver invitato il Comitato organizzatore; mi dispiace molto che non si sia reputato necessario oltre che utile e rispettoso delle funzioni istituzionali, sia del Comitato organizzatore della Conferenza che del Consiglio generale degli italiani all’estero, predisporre attraverso le norme del cerimoniale che i componenti del Comitato organizzatore potessero essere presenti in Aula. La stessa Aula dove sono entrati giustamente i ragazzi delle scuole che presentano le loro proposte di legge (iniziativa meravigliosa da continuare), dove sono entrate altre categorie per altre situazioni ed altre cerimonie (e questo mi sembra giustissimo) ma non quanto meno il Segretario generale del CGIE: almeno lui, ci saremmo sentiti rappresentati tutti.
"Infine, abbiamo chiesto più di una volta e chiesto con forza che si trovasse una maniera per organizzare una riunione del CGIE in questa occasione, in maniera che tutto il Consiglio generale potesse essere presente. Alcune complicazioni di tipo finanziario e formale lo hanno impedito: è ovvio che il prossimo passo, la riunione di questa associazione, che diventerà la conferenza permanente dei parlamentari di origine italiana nel mondo, veda l’intero CGIE coinvolto e presente. In tutti gli interventi, se non erro, non mi pare che più di uno, al massimo due parlamentari abbiamo citato il CGIE, e parlo dei parlamentari italiani". (gc-Inform)