* INFORM *

INFORM - N. 202 - 16 novembre 2000

Editoriale di Mauro Montanari sul "Corriere d'Italia"

Berlin!

Proseguire sul tema informazione come si è cominciato a Francoforte. L’informazione è indispensabile per quel processo di formazione che rende gli individui pensanti e liberi. Creare degli spazi istituzionali per una discussione sul tema.

BERLINO - A Francoforte, nella conferenza preparatoria della Germania, un paio di settimane fa abbiamo assistito al miracolo di un documento unitario, cosa che, se non ricordiamo male, è accaduto poche volte nel passato di questa comunità italiana in Germania. Forse mai. Il significato è enorme, e se questa Prima Conferenza fosse servita solo a questo, avremmo comunque raggiunto un risultato degno di ogni rilievo. Il documento lo abbiamo pubblicato, assolvendo così al nostro dovere. Aggiungiamo l’augurio che anche a Berlino si trovi lo stesso spirito unitario, e assolviamo così anche al dovere dell’ottimismo, il quale dovere deve comunque far parte del bagaglio professionale di ogni giornalista. Altro merito della seduta francofortese è stato quello di iniziare un discorso sull’informazione.

Interrompiamo un attimo, ed invitiamo il paziente lettore ad osservare la foto berlinese che abbiamo inserito in prima pagina. Siamo nel 1989, le democrazie occidentali vincono la guerra fredda, cade il muro che divide in due questa straordinaria città; cambiano di colpo le prospettive politiche ed economiche di tutto il mondo.

In molti hanno avuto un merito in questo, tra questi molti c’era la informazione democratica, la quale, già a partire dagli anni del dopoguerra, si scontrò con l’informazione di regime che oltre il muro prendeva il nome di propaganda. Qualche anno più tardi cadde anche l’Unione Sovietica. Anche in quel caso l’informazione democratica ebbe un ruolo determinante. Di più: appena fu liberalizzata all’interno, con l’operazione che prese il nome di Glasnost, divenne essa stessa la prima nemica dell’autocrazia e ne corrose - dall’interno e fino all’ultimo - quei meccanismi politici peraltro già corrosi per conto loro.

Dopo questa lezioncina berlinese di storia passeremmo currenti calamo a dire perché l’abbiamo fatta. L’informazione democratica ha un ruolo determinante nei processi di crescita (democratica appunto) di chiunque, di qualunque popolo, di qualunque comunità, di qualunque minoranza, di qualunque frazione, di qualunque villaggio. Vogliamo dire che l’informazione è indispensabile per quel processo di formazione che rende gli individui pensanti e liberi, e in grado di decidere da soli del proprio destino. Questo lo sanno tutti.

Quando gli ospiti dello Schweizer Hof berlinese usciranno in strada per fumare una sigaretta, si troveranno sulla Ku- Damm, dove anche John Filtzgerald Kennedy veniva a fare le sue compere con figli e cagnolino, dopo essersi dichiarato ‘berlinese’ al Brandenburger Tor. Proprio sulla Ku- Damm, un collega dello Spiegel gli chiese dell’importanza della informazione nella lotta ai regimi totalitari; Kennedy rispose che tutta la strategia della New Frontier era impensabile senza una relazione forte con una informazione libera. L’intervista –celebre- data 1962. Anche Kennedy, come tutti, aveva perfettamente chiaro qual è il ruolo dell’informazione democratica nei processi civili. Tutti lo sanno: l’informazione non è un optional, come il fazzoletto di seta nel taschino della giacca.

Ora, la situazione attuale in Germania mi pare la seguente. Siamo di fronte alla possibilità della costituzione di una Circoscrizione Estero già dal voto della primavera prossima. Bene, benissimo! Mancano però molte delle premesse che rendono realmente democratico un voto, come appunto una discussione pubblica e istituzionale sulla informazione. In Germania siamo di fronte al forte ridimensionamento delle trasmissioni per stranieri delle radio pubbliche. Le pubblicazioni su carta sono lasciate a sé stesse. Un esempio per tutti: la stampa cattolica italiana in Germania distribuisce, basandosi molto spesso su un volontariato che tende ad invecchiare, la bellezza di 526.000 copie nell’arco dell’anno e in tutto il territorio federale (numeri veri, non inventati). Sono giornali aperti a tutti, non solo ai cattolici o a coloro che pagano le tasse della Chiesa. Ci sono problemi? Quali sono? E quali sono le prospettive di tali attività e servizi? E dove passerà la informazione elettorale per la prossima campagna elettorale?

A Francoforte, il tema dell’informazione è stato citato; è entrato anche nella documentazione ufficiale. Allora vorremmo fare un appello all’intelligenza di chi gestisce la fase preparatoria: si prosegua in quella direzione, si creino degli spazi istituzionali per una discussione sulla informazione. La cosa non riguarda solo gli addetti ai lavori. (Mauro Montanari-Corriere d'Italia/Inform)


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