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INFORM - N. 150 - 6 settembre 2000

 

La Svizzera vota per uno stop all’immigrazione: una nota del CEDIEM

Con qualche ritardo, a causa della sospensione dei servizi per le ferie estive, pubblichiamo la nota trasmessaci dall'Associazione Valtellina in Ticino a nome del CEDIEM (Centro Documentazione e Informazione Emigrazione), riguardante la votazione popolare del 24 settembre in Svizzera sulla mano d’opera estera.

LUGANO - Gli svizzeri saranno chiamati alle urne il prossimo 24 settembre per dare il loro giudizio sull’iniziativa che richiede che gli immigrati sul territorio della Confederazione (ivi compresi i richiedenti d’asilo) non devono superare il 18 % dell’intera popolazione.

Un’impennata tardiva e fuori contesto degli eredi nostalgici di James Schwarzenbach che negli anni ’70, per opporsi all’ "inforestieramento" voleva mandare a casa parecchi stranieri. Ma allora, a più riprese, il popolo disse no: i lavoratori esteri erano essenziali per lo sviluppo dell’economia, anche se nubi si addensavano all’orizzonte.

Quale sarà il responso dei cittadini svizzeri il prossimo 24 settembre?

Desiderio di stabilità

Essere profeti non è facile: la campagna per il sì e per il no – complice il periodo di vacanze – non è ancora esplosa, anche se diversi settori particolarmente legati all’economia, hanno giudicato l’iniziativa un pericoloso autogol.

L’iniziativa del 18 %, secondo economisti e politici ( si noti che ben 186 consiglieri nazionali si sono già schierati per un no chiaro ), crea più problemi di quanti vorrebbe risolverne.

Si avverte a diversi livelli una certa tranquillità, segno profondo di un desiderio di stabilità: se l’iniziativa dovesse passare, sarebbe difficile individuare i motivi che hanno convinto i votanti.

Attualmente l’economia sembra essere la linea spartiacque di fronte all’impegno del voto.

In primo luogo in tutti i settori l’economia è in ripresa: limitando la mano d’opera estera le si toglierebbe la linfa vitale. In secondo luogo la disoccupazione è in via di ulteriore diminuzione (oscilla attorno all’ 1,8 %): è scemata quindi anche una certa avversione contro i lavoratori stranieri ritenuti a torto – negli strati più bassi della popolazione – come "ruba-lavoro". In terzo luogo la Svizzera avverte la mancanza di mano d’opera specializzata, i famosi " high tech ": con un incollamento al 18 % come si potrebbero ingaggiare questi cervelli?

Difficoltà e soluzioni

Si possono annotare anche altri elementi che giocano contro l’iniziativa del 24 settembre .

Se dall’urna dovesse uscire un sì, chi si manderebbe a casa calcolando che l’attuale percentuale della mano d’opera estera in Svizzera si situa al 19,8 %?

E come ci si comporterebbe di fronte all’ UE con la quale si sono accettati il 21 maggio scorso – e con una percentuale più che convincente – gli accordi bilaterali?

E sul fronte della socialità quali le conseguenze?

Gli osservatori rilevano infatti che sono proprio i lavoratori esteri che incrementano i fondi pensionistici molto più di quanto ne usufruiscano.

Ed infine a livello di studi demografici si fa notare che solo grazie agli stranieri si rende meno deleteria la denatalità che da anni caratterizza le coppie svizzere.

A questa ragnatela di motivi in grado di determinare un no all’iniziativa del 18 % si aggiunge come elemento di stabilità la linea adottata dal governo federale già da alcuni anni in politica di mano d’opera estera: anno per anno e con precisa consultazione con le parti interessate il Consiglio federale stabilisce quanti e quali lavoratori esteri possono essere ingaggiati dall’economia svizzera. Ci possono essere forme più concrete ed adeguate per tenere sotto controllo la politica migratoria?

Se un dubbio c’è e una falla si può aprire, questi sono determinati da una certa malcelata avversione della popolazione ai nuovi consistenti flussi migratori in provenienza dai paesi dell’ex Jugoslavia: li si ritiene responsabili delle nuove forme di delinquenza ( droga, prostituzione, furti, contrabbando … ) che sono in netto rialzo.

Globalmente questa è la situazione oggi - conclude il CEDIEM - con la bilancia che sembra pendere dalla parte del no all’iniziativa del 18 per cento. (Inform)


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