Zoratto (CGIE): La Conferenza degli italiani nel mondo un'occasione da non perdere
STOCCARDA - Entro quest'anno si svolgerà una grande assise che interesserà e coinvolgerà profondamente tutte le nostre collettività sparse nei cinque continenti. Unitamente a questa importante iniziativa si attuerà, per la prima volta, anche la "Conferenza dei parlamentari di origine italiana" che servirà a far capire e comprendere all'opinione pubblica di casa nostra la dimensione di una presenza ignorata per troppo tempo sugli italiani che contano nelle istituzioni dei paesi in cui vivono, o dove i loro genitori sono emigrati.
Ma andiamo per ordine: se diamo uno sguardo al primo articolo della legge n. 138 del 24 maggio 2000 che indice l'importante assise di fine dicembre, a chiare lettere si legge: "È indetta la prima Conferenza degli italiani nei mondo, con lo scopo di condurre una analisi dell'azione svolta, in favore delle proprie collettività all'estero, al fine di verificare la rispondenza alle esigenze tradizionali e alle nuove aspettative intervenute successivamente alla seconda Conferenza nazionale dell'emigrazione".
Enunciazione chiara e limpida che vincola ed obbliga il comitato organizzatore ad agire in una direzione inequivocabile che è quella di fare il punto, l'analisi, oltre che la verifica, sullo stato di attuazione delle politiche che i vari governi hanno effettuato (o meglio dire: non hanno effettuato) nei confronti delle comunità degli italiani nel mondo dopo il 1988, anno di realizzazione della seconda Conferenza nazionale dell'emigrazione.
Sarà un'occasione buona per chiederci e chiedere per quale motivo il "Pacchetto legislativo emigrazione", che porta la firma del solito Tremaglia, da decenni giace insabbiato in Parlamento in tutte le sue multiforme specificità senza che nessuno si preoccupi di farlo approvare, come ad esempio in quella parte, ancora tanto attuale, in cui si riconosce l'assegno o la pensione sociale a chi, risiedendo all'estero, non ha alcuna fonte di sostentamento, come molti nostri connazionali che vivono nel Sud America.
Tutto ciò deve essere un chiaro monito per coloro che sgomitando, talvolta senza titolo, talvolta senza idee ma con una bramosità di potere ineguagliabile, si sono messi ad occupare spazi e "poltrone" del Comitato organizzatore per tentare di contribuire a realizzare quella passerella tanto cara ai tromboni del Palazzo che sull'emigrazione hanno da lustri costruito una ricca e conveniente rendita alla quale non intendono per nessuna ragione rinunciare.
Chi ha seguito le recenti designazioni che il CGIE e la CNE (Consulta Nazionale dell'Emigrazione) hanno fatto per imporre i propri uomini di cordata, sia nei comitato organizzatore che nel comitato esecutivo della conferenza, si è reso conto dell'esistenza fra gli "operatori dell'emigrazione" di una antica e famelica corporazione, che qualcuno chiamava con l'esotico nome di "corvi romani". Categoria, questa, che ampi spazi ha avuto nella prima repubblica, e che continua ancora ad avere senza un minimo di ritegno, ma che a nostro parere deve essere isolata e sconfitta essendo unica responsabile dell'attuale crisi all'interno del CGIE e della situazione di sfacelo in cui versano le istituzioni che a vario livello si rivolgono direttamente o indirettamente alle nostre collettività.
Ma come si potrà realizzare un così vasto programma come quello contemplato nella legge di indizione della conferenza, se coloro che dovrebbero essere la fucina delle idee e delle iniziative propositive pensano solo ai viaggi, agli amici, alle cordate, e mai ai problemi antichi e nuovi che gli italiani all'estero aspettano vengano finalmente risolti?
Basta dare uno sguardo al comportamento che certi "corvi romani hanno assunto negli ultimi tempi per rendersi conto del loro settarismo.
Non una parola di protesta, ad esempio, quando nei corridoi del Palazzo le congreghe partitocratiche stracciarono la richiesta ufficiale del CGIE che quantificava in 10 senatori e 20 deputati la forza parlamentare da eleggere nella circoscrizione estero in rappresentanza delle nostre comunità emigrate.
Non una parola del Consiglio sull'oscena proposta di legge elettorale della Sinistra presentata al Senato in cui, fra le altre assurdità, si impone una preferenza, condannando così le piccole comunità a non avere mai propri rappresentanti in Parlamento. Non una parola sull'assurdo sistema di voto solo per chi lo chiede o si presenta in Consolato, non una parola sulla rinascita dei collegi che provocheranno altre questioni di carattere costituzionale di difficile soluzione.
Non un grazie del CGIE a chi in Parlamento il 12 luglio ha raccolto attorno alta sua proposta di riforma costituzionale un fronte unitario quantificato a ben 391 voti - come se per il consiglio fosse tutto dovuto. Potremmo continuare, ma è sufficiente per fotografare un mondo capace solo di invidiare chi fa, chi lavora, chi produce mantenendo fede agli impegni assunti nei confronti dell'emigrazione.
Superare ciò non è facile ed è per questo che noi denunciamo ai quattro venti questo stato di cose affinché la prossima conferenza non sia la solita occasione per fare turismo (al costo dell'erario italiano di 9 miliardi e 400 milioni: così costerà la conferenza), ma divenga, come qualcuno ha già detto, un'occasione da non perdere, un momento per fare il punto, per una verifica reale e seria, e incalzare il Governo e il Parlamento a mantenere gli impegni già assunti nelle precedenti conferenze (1971 1988), aggiornando proposte ed analisi affinché ogni governo determini una sera politica d'intervento per gli italiani all'estero in un'ottica nuova e moderna che guardi al futuro e agli interessi dell'Italia nel mondo. (Bruno Zoratto*-Nuovo Oltreconfine/Inform)
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* CGIE Germania; Presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE