CONFERENZA AMBASCIATORI - SCHEDA
Gli italiani all’estero
Quasi 4 milioni di connazionali vivono all’estero. Finita da oltre quarant’anni l’ultima grande emigrazione verso le Americhe e da venticinque anni quella verso l’Europa, la realtà degli italiani all’estero attraversa profonde trasformazioni, mentre la stessa Italia sta diventando Paese di immigrazione.
La condizione degli italiani all’estero si presenta differenziata, anche nell’era della globalizzazione: i problemi e le aspettative del lavoratore di Stoccarda differiscono comunque da quelli del giovane connazionale di San Paolo o del pensionato che abita a Melbourne. Tuttavia è possibile individuare alcuni tratti comuni di fondo, primo fra tutti la tendenza all’aumento della componente di terza e quarta generazione rispetto all’emigrazione più recente: ciò per effetto della nostra legge sulla cittadinanza, che consente tra l’altro di conservare lo status civitatis per generazioni, anche senza risiedere in Italia.
La stessa legge sulla cittadinanza consente - a certe condizioni - di riconoscere come cittadini italiani coloro che vantano ascendenti italiani. Se si allargasse in tal senso il concetto di collettività italiana all’estero, e cioè comprendendo anche tutti i discendenti di italiani, essa andrebbe stimata nell’ordine di circa 60 milioni: un'altra Italia, parzialmente sommersa ma la cui presenza viene avvertita con sempre maggiore consapevolezza, spesso per effetto del suo desiderio di riscoprire comuni valori e tradizioni.
In città come Buenos Aires, la metropoli che conta la più folta comunità di italiani all’estero, i discendenti di italiani superano il 60% della popolazione; una quota non piccola (più di 250.000 persone) è effettivamente in possesso della nostra cittadinanza, mentre un minor numero di essi - prevalentemente anziani (oltre il 75% ha superato settant’anni) - è nato in Italia.
Quello argentino è un caso che, pur con le sue peculiarità, presenta profonde analogie con la maggior parte delle comunità italiane all’estero, in cui si registra un tendenziale aumento della componente dei nati e vissuti all’estero.
L’affermazione degli italiani all’estero ha ormai raggiunto livelli non sempre noti in Italia: moltissimi sono gli imprenditori, i politici, gli intellettuali, i liberi professionisti italiani che hanno raggiunto nei Paesi di residenza posizioni di rilievo, creando imprese ed istituzioni di altissimo livello. Alcune grandi opere sociali, specie scuole, ospedali e centri di cultura, sono gestite da Associazioni a larga partecipazione popolare, che hanno saputo raccogliere e trasformare la gloriosa eredità delle vecchie Società di Mutuo Soccorso, fondate dalla prima emigrazione.
Molti sono i discendenti di italiani che ricoprono importanti cariche politiche in Paesi stranieri: il Ministero degli Esteri sta organizzando la riunione nel nostro Paese di centinaia di parlamentari di origine italiana, che avranno per la prima volta l’occasione di incontrarsi, scambiare opinioni, farsi conoscere e conoscere più approfonditamente la realtà del proprio Paese di origine, divulgandone così un’immagine più attuale.
La percezione degli italiani è cambiata grazie ai nostri connazionali che, con il loro lavoro, hanno saputo guadagnarsi il plauso e la stima delle società in cui hanno scelto di radicarsi. Si tratta di una Italia giovane e vitale, stimolante ed al tempo stesso stimolata per essersi esposta a realtà così diverse dalla nostra. Sempre più quella "altra metà" della nostra nazione guarda al Paese di origine con interesse, per riscoprire valori e tradizioni di fondamentale importanza per una completa comprensione della propria identità, a prescindere dall’integrazione in una nuova società.
L’auspicata riscoperta deve però essere reciproca. È altrettanto fondamentale per l’Italia acquisire una percezione chiara e completa del patrimonio costituito dalle nostre collettività all’estero. In tal senso si orientano molte iniziative condotte nel settore delle politiche per gli italiani all’estero, prime fra tutte quelle che mirano all’avvicinamento tra espatriati e madrepatria, da realizzarsi tramite una più diretta partecipazione delle rappresentanze delle collettività italiane (dal CGIE ai Comites e tra breve con la presenza in Parlamento) alle scelte riguardanti gli italiani nel mondo.
La crescente interdipendenza delle economie e la conseguente necessità di un sempre più forte e stabile legame tra le imprese di varie nazionalità fa sì che oggi agli italiani stabilitisi all’estero in permanenza si affianchino coloro che all’estero si recano temporaneamente, ancorché per periodi prolungati: dipendenti di imprese, tecnici e dirigenti, studenti e ricercatori, liberi professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi. Presenti in proporzione relativamente modesta rispetto ai residenti permanenti, essi sono assai dinamici ed hanno esigenze specifiche e ben definite, spesso assimilabili a quelle delle categorie più qualificate dell’emigrazione tradizionale.
Accanto alle felici esperienze di integrazione e di crescita sociale, permangono tuttavia situazioni di difficoltà, con disagi sociali vecchi e nuovi. Nei Paesi di residenza con una debole struttura economica, vi sono ad esempio gruppi consistenti di anziani a basso reddito, che vivono in condizioni sociali precarie, mentre in altri Paesi l’integrazione è resa difficile a causa delle profonde differenze culturali che caratterizzano il Paese di origine e quello di residenza.
Il mondo degli italiani all’estero è un patrimonio da valorizzare ed un elemento significativo nelle relazioni fra l’Italia e gli stati di residenza: l’azione di Governo viene elaborata tenendo presente questa fondamentale realtà. Il Ministero degli Esteri, con la sua rete di Ambasciate e di Consolati, ha la responsabilità primaria nella realizzazione delle politiche verso gli italiani all’estero. Esso continuerà pertanto ad impegnarsi per migliorare la prestazione dei servizi consolari, avvalendosi delle più moderne tecnologie, in particolare nel settore dell’informatica, sviluppando iniziative nel settore sociale a favore di cittadini anziani che rischiano l’emarginazione e rendendo più efficaci i programmi culturali e linguistici diretti alle giovani generazioni, con l’obiettivo precipuo e costante di favorire i contatti fra i discendenti di italiani e l’Italia.
La nuova Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie riflette, già nella sua stessa denominazione, questo nuovo approccio alla problematica, superando la tradizionale e limitativa ottica emigratoria. (Inform)