Anticipiamo l'editoriale di "Tribuna Italiana, Buenos Aires:
Noi avremmo votato?
BUENOS AIRES - Finita la grande kermesse elettorale che, più di tutte le precedenti consultazioni, ha raggiunto anche noi italiani all’estero che non votiamo, non possiamo fare a meno di chiederci, come è certamente successo a molti lettori e a tanti altri italiani all’estero: Noi, se avessimo potuto, avremmo votato o invece avremmo ingrossato il "partito degli astensionisti" primo d’Italia per consistenza?
E’ innegabile che questa volta abbiamo ricevuto una informazione molto maggiore, rispetto a tutte le precedenti campagne elettorali, perché il governo ci ha messo a disposizione, attraverso Rai International, il Corriere della Sera e la Repubblica, notizie, servizi e commenti a non finire. Così abbiamo potuto apprezzare anche noi residenti a Buenos Aires o a New York o a Sidney, gli stessi animati dibattiti a distanza conditi da insulti fra il capo del governo D’Alema e quello dell’opposizione Berlusconi, che certamente hanno deliziato i cittadini di Canicattì e di Solferino. Vero è che a Canicattì e a Solferino avevano la possibilità di leggere anche altri giornali e di sintonizzare, non soltanto la Rai che controlla il governo, ma anche i canali televisivi di Berlusconi. Insomma, potevano sentire le due campane. Noi una soltanto. Comunque la maggiore informazione c’è stata e quindi, se il Parlamento avesse varato la legge sul nostro voto e il Governo dal canto suo avesse fatto cancellare i morti dell’anagrafe, noi avremmo votato?
Non abbiamo poteri magici che ci consentano di dare una risposta precisa, pertanto possiamo soltanto limitarci a supporre, e, se ci mettiamo a supporre, pensiamo che saremmo stati molti gli astensionisti.
Anzitutto perché, sebbene si trattasse di elezioni regionali, provinciali e municipali, la Rai e i due giornali italiani alla nostra portata ci hanno informato sul quotidiano confronto e scontro politico fra governo e opposizione su par condicio, immigrati, ordine pubblico, maggioritario e proporzionale, andamento dell’economia ecc. ma raramente ci hanno fatto ascoltare o vedere i candidati delle quindici regioni e ci hanno fatto sapere quali sono i loro programmi. Lo stesso dicasi per i candidati provinciali e comunali. D’altra parte di tutto si è parlato in questa campagna elettorale, meno che di noi italiani all’estero che, pure, per l’Italia abbiamo fatto e facciamo qualcosa. Anzi, per essere esatti, qualcuno ne ha parlato ma solo per paragonarci agli immigrati che oggi sbarcano in Italia: specialmente dalla sinistra si è detto che bisogna accogliere gli immigranti, perché in tempi difficili altri paesi hanno accolto gli emigranti italiani. Quindi solidarietà per solidarietà. D’accordo, ma il confronto vale fino a un certo punto. L’Argentina che forse più di qualsiasi altro paese, aprì generosamente le porte agli emigrati, voleva però che venissimo a lavorare, pretendeva che portassimo anche un "certificato di non accattonaggio". I politici italiani che oggi stanno al governo sono molto più generosi, accolgono anche quelli che "lavorano" nel traffico di droga e di prostituzione. Non è dunque la stessa cosa. Invece sarebbe bene che la solidarietà nei confronti degli immigrati, la sentissero e concretamente anche nei confronti degli italiani emigrati, i più dei quali l’America non l’hanno fatta e dei loro figli disoccupati. E’ eccessiva la nostra pretesa? (Mario Basti-Tribuna Italiana, Buenos Aires/Inform)