L'editoriale di "Corrispondenza Italia"
Buona Pasqua ai connazionali nel mondo e ai paesi che li ospitano
ROMA - Gli auguri di Pasqua che facciamo quest'anno agli amici connazionali all’estero - scrive "Corrispondenza Italia" nell'editoriale del prossimo numero - - hanno una sottolineatura in più. Vanno estesi con sentimento più vivo e profondo che mai, alle comunità dei paesi che li ospitano. Comunità più antiche, omogenee e compatte, come accade nei paesi su cui si dirigono tuttora flussi più esigui di migranti; comunità più giovani e in fase di amalgama sociale e culturale, come accade nei grandi paesi del Nuovo Mondo americano e in Australia, che sperimentano le vie dell'armonizzazione multietnica, lungo le quali crescono e contemporaneamente si trasformano liberamente le matrici identitarie degli ultimi arrivati, accanto al germogliare di nuove "piante umane", promessa di frutti originali che a loro volta arricchiranno la creatività provvidenziale della storia del mondo.
E' una sottolineatura, quella che facciamo - prosegue il notiziario dell'Inas-Cisl -, indotta dalla persistente emozione per un evento davvero emblematico e carico di segni di questa primavera del 2000; la visita del Papa in Terrasanta. Un quotidiano israeliano ha pubblicato una vignetta: salutando Giovanni Paolo II sotto la scaletta dell'aereo, il presidente Weizman chiedeva: "Santità, non vuole fermarsi ancora, per la Pasqua ebraica?". E' una semplificazione, che ha però il pregio di fissare la domanda universale di rigenerazione che accomuna gli uomini del nostro tempo, attraversando i muri delle diversità religiose, etniche, culturali e sociali. Una domanda alla quale il Papa ha corrisposto, additando gli spazi della ricerca del dialogo, della reciproca scoperta, perfino della curiosità, nei confronti degli altri.
Ma quello che vale per le religioni e per le fedi deve valere a maggior ragione per gli stati, per i popoli e per ognuno di noi. In un mondo sempre più aperto e più piccolo, non possiamo continuare a nutrirci di odi e di antagonismi; non è più, materialmente e concettualmente, possibile considerare il prossimo come nemico e dobbiamo imparare ad apprezzare la diversità umana e culturale come l'altra parte di noi stessi.
Recentemente in Italia i partiti della opposizione hanno presentato un progetto di legge sull'immigrazione, articolato in maniera volutamente aggressiva e "muscolare". Ora noi non vogliamo stracciarci le vesti oltre la dovuta critica per la rozza faciloneria con la quale si pretende di dominare fenomeni così complessi e carichi di risvolti politici, economici e sociali di grande rilievo. Siamo alla vigilia di importanti elezioni per i rinnovi dei consigli regionali ed è comprensibile (ma non giustificabile) che le opposizioni facciano demagogia a buon mercato e sulle spalle di chi non può difendersi, solleticando paure ancestrali e irrazionali per lo straniero o esasperando veri e propri disagi provocati dalla presenza incontrollata e non regolata di immigrati. Ma ciò che ci ha feriti in quella iniziativa è la pretesa ideologica di voler dare una risposta "cristiana" al problema della regolamentazione dell'immigrazione in Italia.
Quella pretesa ipocrita e blasfema è stata certo respinta. Ma l'episodio - conclude "Corrispondenza Italia " - dimostra amaramente la necessità che lo spirito pasquale della rigenerazione e dell’abbattimento dei muri della diffidenza per l'altro sia alimentato tra gli uomini e i popoli di buona volontà. (Inform)