Romano Prodi al Congresso delle Acli: Le diversità sono la nostra vera ricchezza
BRUXELLES - Le Acli che celebrano il loro Congresso a Bruxelles sono un simbolo più forte di qualsiasi discorso e testimoniano il grande entusiasmo europeista degli italiani e delle Acli in particolare. Lo ha detto Romano Prodi, presidente della Commissione Europea, intervenendo al 21° Congresso nazionale delle Acli. In questo momento siamo in una fase in cui si definisce cosa sarà l’Europa nel futuro e non dobbiamo fare dei drammi se subiremo qualche ritardo o sconfitta, ha proseguito. L’Europa infatti è per noi una delle più grandi sfide e non importa quanto ci metteremo a farla andare in porto. Un grande destino non si costruisce in un attimo ma con costanza.
C’è comunque dappertutto un grande senso di come l’Unione cambierà la storia ed è importante capire che gli ideali sono tutti in questa direzione, in quanto si porrà termine ad una tragedia che ha insanguinato il nostro continente.
L’allargamento è un’altra ulteriore sfida e le riforme istituzionali in corso sono tutte in funzione di questo allargamento dell’Unione a 22 e più Paesi. Presto arriveremo a 500 milioni di abitanti con un incremento del 30% a fronte di un aumento di reddito di un 2%. Le stesse preoccupazioni che alcuni manifestano oggi sono le stesse di quando si pensava di far entrare Spagna e Portogallo, due Paesi allora molto più poveri ma l’ingresso nell’Unione è stato un bene per loro e per noi. Certo, assorbire paesi con un reddito inferiore di un terzo a quello nostro significa cambiare le nostre politiche ma non dobbiamo avere paura; anche se tutto deve essere fatto con estrema serenità e serietà, coinvolgendo l’opinione pubblica.
In questo momento - ha rilevato il presidente della Commissione - ben 12 Parlamenti nazionali stanno trasformando la loro legislazione per entrare in Europa e ciò è molto bello, perché lavorano su capitoli fino ad ora molto violati, come quello dei diritti umani. Un deputato rumeno tempo fa mi ha detto: "Voglio entrare in Europa perché è una unione di minoranze e io, che so di essere minoranza, sarò sempre protetto".
Abbiamo la grande opportunità di ricomporre tutti i pezzi e di tornare all’Europa del ‘400, quando non vi erano confini. Ma non faremo come negli Usa. Qui nessuno sarà massacrato perché tutti siamo minoranza e le diversità sono la nostra vera ricchezza. Nei prossimi dieci o venti anni comunque sarà importante dare un senso alla nostra identità, interpretando questa diversità. E' finito il tempo dell'europeismo per definizione ed è cominciato il tempo dell’europeismo per convinzione.
Il bisogno di Europa cresce - ha concluso Romano Prodi - ed è evidente e se sapremo interpretare bene questa richiesta avremo anche i mezzi politici per realizzarla. (Inform)