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INFORM - N. 63 - 30 marzo 2000

Germania - Riprende il dibattito sulla necessità di una legge per l’immigrazione

BERLINO - La decisione del governo Schröder di concedere dei permessi di lavoro straordinari (green-cards) a circa 20.000 esperti di informatica provenienti da paesi al di fuori dell’Unione Europea ha dato avvio ad un nuovo dibattito sull’opportunità di elaborare una legge che regoli l’afflusso di lavoratori stranieri. La Germania, a differenza della maggior parte dei paesi occidentali, non dispone, infatti, di uno strumento legislativo unitario che regoli le quote e le condizioni dell’immigrazione per lavoro e dia indicazioni sulla politica di integrazione.

Da anni, periodicamente, la questione viene riproposta da diverse forze politiche, ma ogni volta viene accantonata perché il tema immigrazione, molto spesso sfruttato per ottenere consensi elettorali, è diventato ormai troppo scottante. Nei discorsi politici, inoltre, vengono in genere confusi tra loro ambiti diversi: si inizia a parlare della necessità di alcune decine di migliaia di esperti in tecnologia informatica e si finisce per discutere di diritto di asilo, di immigrati illegali, dei posti di lavoro sottratti ai quattro milioni di disoccupati tedeschi, fino a porsi il problema dei conflitti tra culture diverse.

Una legge sull’immigrazione di lavoratori stranieri dovrebbe regolamentare semplicemente un fenomeno già in atto e irreversibile, che andrebbe considerato nel suo complesso, facendo le debite distinzioni tra l’assunzione di manodopera secondo le necessità dell’economia tedesca – pur nel rispetto di diritti come il ricongiungimento famigliare e nell’attenzione al cammino di integrazione – e l’accoglienza di profughi e rifugiati in fuga dalla violenza e dalla persecuzione politica.

Per il momento, comunque, il governo tedesco sembra intenzionato solo a prendere una misura d’eccezione affinché il settore informatico tedesco in forte espansione non venga bloccato dalla mancanza di programmatori. Questi lavoratori stranieri altamente qualificati, ribattezzati Cybergastarbeiter, potranno ottenere solo un permesso provvisorio di tre o cinque anni, che non dà, di fatto il diritto al ricongiungimento famigliare. (Luisa Deponti, CSERPE Basilea/(Inform)


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