Marco Basti ("Tribuna Italiana" Buenos Aires): Pensioni agli italiani in Argentina, fra Kafka e Gorbaciov
BUENOS AIRES - Parlavamo la settimana scorsa della "par condicio". Un altro neologismo coniato dalla politica negli ultimi anni, a partire da Gorbaciov, è stato "glasnost" cioè trasparenza, diritto all’informazione nei rapporti tra Stato e cittadini. In Italia il fenomeno della trasparenza è stato plasmato, tra l’altro, in due leggi che portano il nome del suo autore, il ministro Bassanini. Queste norme hanno portato allo snellimento delle procedure burocratiche e a ribaltare il confronto tra i cittadini e lo Stato: dall’essere considerati sudditi, ora, come conseguenza delle nuove realtà politiche locali e internazionali, sono considerati cittadini, utenti dei servizi che lo Stato è obbligato a fornire in modo efficiente.
Una delle manifestazioni più clamorose di questa nuova situazione è la "dichiarazione sostitutiva" (in Argentina "declaración jurada"). Consiste nella possibilità che, in mancanza di documenti attestanti una determinata situazione (tra cui la condizione o meno di pensionato), lo Stato deve accettare una dichiarazione dell’interessato, che sostituisce i documenti mancanti. Naturalmente chi firma tale dichiarazione, si assume tutte le responsabilità derivanti da essa, compreso il castigo in caso di falsità. Questo è il principio della legge; in caso di dubbi ragionevoli il settore dell’amministrazione dello Stato a cui si rivolge l’interessato, può fare accertamenti per altre vie.
Questa introduzione è per far notare che se l’INPS applicasse come di dovere questa legge, non avrebbe sospeso cautelativamente l’erogazione dell’integrazione al minimo a circa cinquemila nostri anziani connazionali che ora si trovano in una situazione disperata.
La settimana scorsa abbiamo accennato a questo problema. In sostanza l’INPS ha sospeso l’integrazione al minimo a coloro che non hanno gli anni di contributi richiesti in Italia per il trattamento al minimo e che secondo l’ente previdenziale italiano hanno l’età per pensionarsi in Argentina. Cioè, l’INPS, dà per scontato che queste persone stanno prendendo la pensione argentina e che non lo hanno comunicato all’Istituto. Ma queste persone, non hanno l’età o il numero richiesto di anni di contributi per avere diritto alla pensione argentina.
Il primo problema è che l’ANSES, non risponde alle richieste dell’INPS circa l’ipotetico stato di pensionamento degli interessati. Fino all’anno scorso, l’Ente previdenziale italiano si accontentava - come doveva - della dichiarazione di questi pensionati, che una volta all’anno, inviavano in Italia, compilando un modulo inviato dall’Istituto. Quest’anno invece l’INPS ha sospeso cautelativamente l’integrazione e si rivolge ai pensionati per ottenere tramite loro, una risposta dell’ANSES. Questi pensionati devono ottenere dall’ente argentino, una risoluzione dell’ANSES che nega la concessione della pensione argentina, per insufficienza di età o di contributi. Ma questa risoluzione non può essere ottenuta, perché l’ANSES, se uno non ha i requisiti per chiedere la pensione argentina, non accetta nemmeno l’inizio della pratica. Quindi meno ancora si può pretendere un decreto denegatorio, da inviare poi all’INPS. Fino a che non otterrà un documento impossibile da ottenere il povero pensionato - che ricordiamo non ha nemmeno la pensione argentina - non riscuoterà nemmeno la pensione italiana.
Fin qui la descrizione della situazione. Una situazione kafkiana, che poco ha a che vedere con la famosa trasparenza e con i rapporti che devono intercorrere tra uno Stato moderno e democratico e i suoi cittadini. Intendiamoci, tutti sappiamo che la situazione dell’ente previdenziale argentino da anni è a dir poco vergognosa. Ma per ottenere dall’ANSES una risposta che l’ANSES non dà , l’INPS prende in ostaggio i pensionati e questo è doppiamente intollerabile. E’ inaccettabile che il cittadino sia preso in ostaggio dai due enti statali per risolvere i loro problemi. E’ inammissibile ancora di più la discriminazione nei confronti dei connazionali all’estero. Perché ammettere la dichiarazione sostitutiva degli italiani che risiedono in Italia e non di quelli che risiedono all’estero se la legge è applicabile agli uni e agli altri? Ammesso che l’INPS abbia ragione, dovrebbe, col governo italiano, far pressione sull’ANSES e sul governo argentino e non sui pensionati. Non è giusto, né solidale, né moralmente corretto, né democratico prendersela con quelli che sono i più deboli, perché anziani, perché lontani, perché poco tutelati.
E a proposito di tutela, ci piacerebbe tanto poter leggere comunicati, dichiarazioni e documenti dei rappresentanti della collettività, CGIE e Comites. E sempre parlando di tutela, dobbiamo costatare che fino ad oggi, purtroppo, nessun documento, dichiarazione o comunicato di spiegazione o di condanna di questo atteggiamento dell’INPS è giunto nella nostra redazione (o in quelle di altri periodici della collettività) da parte dei Patronati, gli enti naturalmente preposti alla tutela dei lavoratori. Ci sembra strano e ci auguriamo che al più presto ci siano novità dai difensori dei lavoratori, come avveniva alcuni anni fa, quando si facevano portavoce dei connazionali meno fortunati reclamando la pensione per loro, coinvolgendo la collettività e le sue strutture, organizzando convegni e manifestazioni.
Non vogliamo condividere l’opinione di quanti sostengono che adesso che sono al governo forze politiche più vicine ai sindacati, i rispettivi patronati si occupano di difendere i conti dell’INPS e non i diritti dei lavoratori e dei pensionati. Ma un atteggiamento più energico nei confronti dei due enti previdenziali, coinvolgendo le strutture della collettività si rende urgente per risolvere il dramma di chi non può aspettare. (Marco Basti *-Tribuna Italiana/Inform)
__________________
*
Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires