* INFORM *

INFORM - N. 59 - 24 marzo 2000

L'editoriale di "Tribuna Italiana" del 23 marzo è dedicato al disegno di legge di riforma per l'editoria

Che "par condicio"!

BUENOS AIRES - E’ un argomento sul quale abbiamo scritto più di una volta. La "par condicio", cioè la parità di trattamento tra tutti i soggetti uguali, viene proclamata e reclamata, specialmente quando si tratta dell’influenza che possono avere i media sugli equilibri politici, quando appartengono ad una persona o ente che allo stesso tempo si identifica con un settore politico.

Per quanto riguarda la sua versione locale, abbiamo utilizzato la famosa espressione, per chiedere una parità di trattamento rispetto ai due quotidiani italiani che da pochi mesi si stampano in Argentina e si vendono a soli 20 centesimi, accompagnando le edizioni di due quotidiani argentini.

Alle precedenti condizioni di favore di cui abbiamo parlato in altre occasioni, si aggiungerà adesso una ben più grave, ma che avevamo previsto.

Si tratta della nuova legge dell’editoria, il cui progetto è stato annunciato dal governo, per aggiornare la precedente, ormai vecchia di 14 anni.

Come abbiamo spiegato in numerose occasioni, tale legge prevede, per quanto riguarda le testate italiane all’estero, un contributo annuo di due miliardi di lire, cioè poco meno di un milione di dollari, da dividere tra oltre duecento testate italiane edite in tutto il mondo. L’obiettivo è di dare un sostegno a queste testate, perché possano meglio adempiere alla loro funzione, che è quella di informare i connazionali residenti all’estero e documentarne le attività. Il nuovo progetto, che se non siamo informati male nemmeno questa volta assegnerà contributi ai programmi radiofonici o televisivi italiani all’estero, prevede il raddoppio del contributo per la carta stampata. Quindi, se la legge sarà approvata, le oltre duecento testate italiane potranno dividersi circa due milioni di dollari invece di uno. Sempre meglio di niente e sempre meglio tardi che mai. Ma come è violata la "par condicio"?

La nuova legge, se sarà approvata, prevede un contributo anche per le testate italiane che stampano le loro edizioni all’estero. Proprio come avviene per i due grandi quotidiani italiani di cui parlavamo all’inizio.

La norma stabilisce un contributo per coprire fino al 50% delle spese di carta, stampa e distribuzione delle edizioni stampate all’estero. I fondi previsti per tale contributo ammontano a due milioni di dollari. Cioè un milione in più per accontentare le vecchie testate degli italiani all’estero e già due milioni per i due nuovi arrivati.

Certamente non sono soltanto i due milioni a far muovere le due grandi testate italiane. Ma perché per i nuovi arrivati, il Corriere della Sera e la Repubblica che solo adesso hanno scoperto gli italiani all’estero e che, è bene ricordarlo, sono quotidiani che appartengono ai gradi gruppi economici, si prevede subito (sono passati appena sei mesi dall’uscita qui del Corriere della Sera) un contributo per coprire la metà delle spese? E perché coprire la metà delle spese solo dei grandi quotidiani di Roma e di Milano e non anche delle testate che da sempre accompagnano gli italiani residenti all’estero?

Ma non si tratta solo dei contributi. Ci sono anche le inserzioni pubblicitarie a tutta pagina come quelle della Rai International, che le nostre testate non ricevono. Se non siamo informati male, la Rai non è stata privatizzata, appartiene ancora allo Stato e i politici litigano tra di loro per poter controllarla. Allora perché le inserzioni solo nei due quotidiani italiani? Perché non si dà questa pubblicità anche alle nostre testate, nonostante la promessa dell’allora presidente del Consiglio Prodi che assicurò, durante la sua visita a Buenos Aires, che la stampa italiana all’estero sarebbe stata appoggiata con la pubblicità ufficiale? Per il governo, almeno per quanto riguarda l’informazione per gli italiani all’estero, la "par condicio" è una gran bella cosa... ma solo per reclamarla agli altri.

Ci scusiamo con i lettori per tornare ad occuparci di un argomento che, sembrerebbe, riguardi solo i nostri interessi. Ma, come abbiamo detto in altre occasioni, i giornali della collettività sono nati da e per la collettività. Solo essi rispecchiano le sue vicende, le sue attese, i suoi problemi. Sono informazioni che non troveranno sui due grandi quotidiani italiani che si stampano in Argentina, né sui quotidiani argentini e nemmeno nei programmi della Rai. Sono informazioni che troveranno soltanto nelle nostre testate. E solo sulla Tribuna Italiana ed altre della collettività troveranno il dibattito dei loro problemi e la richiesta di urgenti soluzioni. Questo interessa soltanto noi e non anche e più i nostri lettori? Ognuno ci pensi un momento.

Oggi, grazie alla mancanza di "par condicio" le testate italiane rischiano di sparire. Con un milioncino il governo dirà di aver accontentato le testate italiane all’estero. Ma si tratta di un contentino, una elemosina.

Il raddoppio dei fondi per i contributi alla stampa italiana all’estero è stato chiesto per la prima volta nella II Conferenza Nazionale dell’Emigrazione, nel 1988. Da allora si sono aggiunte nuove testate e inoltre i costi sono aumentati. Dodici anni si è preso il governo per accogliere questa richiesta. Sei mesi per correre in aiuto dei grandi quotidiani italiani. Bella "par condicio"! (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

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* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires


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