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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il seminario “L’italiano come risorsa per il sistema Italia. Idee e sinergie per il futuro”

LINGUA ITALIANA

Aprono gli interventi della mattinata il messaggio di saluto della presidente della Camera Laura Boldrini e l’intervento del sottosegretario al Mibac Ilaria Borletti Buitoni. Una riflessione su come impostare una nuova promozione della lingua italiana nel mondo, lontana da logiche difensive e che possa contare sulla sinergia di soggetti pubblici e privati, contributo agli Stati generali previsti nel prossimo mese di ottobre a Firenze

 

ROMA – Dalla difesa alla promozione della lingua italiana nel mondo: questo l’invito emerso nella mattinata dei lavori del seminario “L’italiano come risorsa per il sistema Italia. Idee e sinergie per il futuro”, promosso oggi a Palazzo San Macuto dal Consorzio Icon – Italian Culture on the Net in vista degli Stati Generali della Lingua italiana nel Mondo, iniziativa lanciata dal Ministero degli Affari Esteri e prevista a Firenze nella seconda metà del prossimo mese di ottobre. L’idea è il passaggio da un atteggiamento in larga parte difensivo rispetto al nostro patrimonio linguistico e culturale ad un ruolo attivo di promozione che coinvolga i diversi soggetti interessati alla materia, pubblici e privati, passaggio che richiede in premessa una maggiore consapevolezza in primis dell’importanza della nostra identità culturale e del fatto che essa non sia unicamente un patrimonio appartenente al passato e da conservare, ma un motore vivo e vivace di sviluppo del Paese, capace di rinnovarsi e di comunicare valori e possibilità radicate nel presente globalizzato e proiettate nel futuro.

Una riflessione dal taglio “concreto” e propositivo – ha spiegato Raffaele Campanella, diplomatico e studioso di Dante Alighieri cui è stata affidata la moderazione della mattinata, – il cui obiettivo è la costruzione di sinergie che consentano di “recuperare lo spirito dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, anni in cui si faceva moltissimo con poco – dice, riferendosi al ritornello dell’assenza di risorse imperante in questo contesto di crisi economica e auspicando un recupero delle nozioni di “bene comune” e “interesse generale” in vista di importanti appuntamenti che attendono il Paese: il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, Expo 2015, e Dante 2021, settecentesimo anniversario della morte del poeta. Tre iniziative cui il seminario intende contribuire con la redazione di un documento finale contente “proposte concrete da sottoporre all’attenzione delle istituzioni”. E, per dare seguito a tali proposte, l’idea è quella di costituire anche un Comitato permanente tra i partecipanti al seminario.

Ha definito la lingua italiana “ricca, viva e vitale” e “motivo di orgoglio per tutti noi” la presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, nel suo messaggio inviato per l’iniziativa, sottolineando poi come “ai rappresentanti delle istituzioni spetti rappresentare il Paese anche attraverso l’utilizzo della lingua italiana”. Evidenziato come l’Italia debba “saper promuovere la propria lingua a livello mondiale, recuperandone l’uso nella famiglie di origine italiana ma non solo – afferma Boldrini, riferendosi alle persone appassionate della nostra cultura. La presidente della Camera dei Deputati ammette poi il rischio che il crescente utilizzo delle nuove tecnologie modifichi la struttura del linguaggio e la sua complessità e ricorda come recenti statistiche delle Nazioni Unite mettano in luce come il 47% degli italiani risulti “funzionalmente analfabeta”, prefigurando dunque una “vera e propria emergenza nazionale che inficia la capacità del nostro Paese di crescere e competere”. Un dato – ha concluso – che evidenzia l’importanza di occasioni come questo seminario e quella di un lavoro di valorizzazione compiuto da numerosi soggetti e spesso dimenticato.

Per il Ministero dei Beni, le Attività Culturali ed il Turismo è intervenuto il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, che ha evidenziato come la base per un’efficacie azione di promozione culturale sia in primo luogo il “riconoscimento condiviso dei segni della nostra identità culturale, passaggio non scontato – ammette – visto il carattere frammentario della nostra storia” e la cui assenza si riflette nel trattamento riservato al paesaggio in generale, oltre che nel modo in cui sono stati trattati i beni culturali o anche il Mibac, “un modo minore – dice, – disattento, e questo ha coinvolto anche la lingua italiana, che declina tutte le nostre radici” e fonda la “civiltà” del nostro Paese. Rilevata anche la difficoltà di mettere in campo un’azione convergente di tutte le istituzioni su un obiettivo – anche quello, dunque, della promozione dei nostri beni culturali e della lingua: “il nostro individualismo talvolta prevale in maniera sconcertante”, afferma il sottosegretario, ribadendo come “azioni sporadiche lasciano il tempo che trovano perché mancano di una coesione collettiva” e annunciando la volontà del Mibac di fare la sua parte per “alleviare a questa mancanza”. Infine, un accenno alla necessità di un rinnovamento non solo nella logica che sottende la promozione della lingua italiana all’estero: “tutte le istituzioni devono essere aperte e disponibili a utilizzare i nuovi strumenti a disposizione, le nuove tecnologie, ad adeguarsi a un contesto profondamente mutato e a nuove velocità – afferma Borletti Buitoni, segnalando come l’obiettivo debba essere reso accessibile a tutti e non divenire un “obiettivo esclusivo”. “L’Italia e la cultura europea – conclude – non può sottostimare la necessità di fare in modo che la sia lingua non muoia”.

Ha spiegato ragioni e finalità della nascita di Icon il presidente onorario del Consorzio, Marco Santagata, ribadendo la necessità di favorire un approccio sistemico alla promozione linguistica, così come sistemici sono i suoi effetti ad ampio raggio sull’intero sistema Paese: in termini di turismo, crescita del prestigio del marchio “Italia” e dunque vendita dei suoi prodotti all’estero e ritorno economico. Di seguito è intervenuto Massimo Bray, già ministro per i Beni culturali e direttore editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana, che ribadisce come patrimonio culturale e lingua siano beni fragili, sottoposti a sfide che per essere vinte richiedono la consapevolezza del loro valore. Invece molto spesso tendiamo “ad abbassare la guardia”, e assistiamo a “derive espressive” che riscontriamo nella televisione, nella politica, nella stampa, a utilizzi che non tengono contro della “storicità della lingua”, del suo essere incontro e veicolo di scambio tra culture. Questo “abbassamento” influenza poi la produzione culturale del Paese che per Bray deve guardare invece all’eccellenza, eccellenza che fino ad oggi ha determinato il successo della diffusione dell’italiano anche fuori dai confini nazionali. “Vale la pena di conoscere l’italiano per conoscere la nostra produzione letteraria – dice Bray, – pensiamo a Dante: la sua Commedia è un’opera bene comune dell’umanità, capace di parlare ancora oggi all’uomo contemporaneo”. Si tratta di opere che richiedono inoltre uno studio approfondito della nostra lingua, un incontro “non episodico”, esperienza da cui matura anche un turismo di qualità, “sensibile” alla storia, alla cultura, alla bellezza, al paesaggio. Richiamata dunque l’importanza di preservare la qualità, anche attraverso la produzione editoriale e gli strumenti multimediali, qualità che non può essere sostituita dalla logica del mercato, come è stato ribadito – ricorda Bray – sottraendo la produzione culturale tra i contenuti dell’Accordo di libero scambio tra Usa ed Unione Europea.

Giovanni Puglisi, rettore Iulm e presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, sottolinea come sia riconducibile all’eccellenza culturale che l’italiano è stato in grado di esprimere in campi come la musica, il canto, l’arte, la scienza e la cultura, il successo che riscuote ancora oggi la nostra lingua, che risulta essere tra la quarta/quinta più studiata al mondo, con un numero di studenti dei corsi degli Istituti Italiani di Cultura che supera i 600 mila ed un numero di corsi offerti più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Un risultato che pare paradossale, a fronte di risorse decrescenti e alla progressiva marginalità che appare segnare la nostra lingua. Tuttavia “le industrie culturali della musica, del cinema, del teatro, dell’editoria possono contribuire più dei musei e delle città d’arte ad alimentare la capacità di attrazione dell’italiano nel mondo – aggiunge Puglisi, ribadendo l’importanza degli investimenti in questi settori e la necessità di un recupero della “tensione morale che l’Italia di oggi sembra aver perduto”, del “senso di rispetto e della dignità verso l’altro”. Tra le proposte formulate per incrementare la promozione della nostra lingua e cultura all’estero: l’utilizzo del web in termini quantitativi e qualitativi, utilizzo che potrebbe prevedere un valutatore esterno delle modalità attraverso le quali si comunica l’Italia nel mondo coinvolgendo per esempio la Treccani o il consorzio UniNettuno; la cura della qualità della scolarizzazione e la promozione sociale in particolar modo dei figli di immigrati nati in Italia, veicolo importante dell’immagine del nostro Paese e decisivo anche sulla composizione del flussi migratori che scelgono il nostro Paese quale terra di approdo; il coinvolgimento di capitali privati nella promozione dell’italiano, con incentivi fiscali ad hoc.

A segnalare il ruolo della Chiesa cattolica quale agenzia di diffusione della lingua italiana nel mondo – è stato più volte ricordato come la nostra lingua resti lingua veicolare all’interno della Chiesa cattolica, fatto testimoniato anche dall’utilizzo da parte di papa Francesco della lingua italiana anche nelle sue visite all’estero, – è stato il rettore dell’Università Pontificia della Santa Croce, Luis Romera Oñate, coordinatore dei rettori delle Università Pontificie Romane, che ha parlato di circa 20 mila studenti presenti nelle 9 Università Pontificie e i 13 istituti di specializzazione religiosa presenti nella capitale. Per il mondo dell’impresa sono invece intervenuti Marco Alberti, responsabile Affari Istituzionali internazionali di Enel, che si è soffermato sulla relazione tra diffusione dell’italiano e capacità di attrarre talenti stranieri del nostro Paese, proponendo un maggior utilizzo di concetti del marketing alla promozione linguistica, un allargamento del bacino dei potenziali destinatari dell’italiano (non solo coloro che hanno origini italiane) e l’adozione di strumenti più adatti al contesto attuale (meno didattica e più apprendimento naturale, specie se si pensa ai più piccoli), ed Emmanuele Carboni, direttore delle relazioni con istituzioni extra-europee di Telecom Italia, che ha parlato della partecipazione di Telecom ad un progetto voluto dal governo brasiliano per favorire lo studio e l’alta formazione all’estero di giovani che riportano in Brasile poi il frutto delle eccellenze osservate in giro per il mondo.

Dell’attività dell’Accademia della Crusca, specie quella rivolta alla diffusione dell’italiano all’estero, ha parlato il presidente Claudio Marazzini – annunciata in particolare l’intenzione, concordata con il Mae, di potenziare le borse di studio assegnate a tesi di dottorato sulla materia discusse nell’area del Mediterraneo – mentre il presidente emerito, Nicoletta Maraschio auspica si inauguri con questi Stati generali “una fase di passaggio, un cambiamento che segni la fine dei proclami e la traduzione di questi in fatti”. Segnalata in primo luogo la necessità di “impostare una politica linguistica coordinata e coerente, che in questo momento è assente, politica realizzabile attraverso la sinergia di soggetti diversi e che – avverte – deve riguardare sia la promozione dell’italiano nel mondo ma anche il fronte interno, ambiti accomunati da dinamiche come la globalizzazione, l’immigrazione e la diffusione del multilinguismo”. Nicoletta Maraschio evidenzia inoltre l’importanza delle risorse, del rafforzamento che può derivare dal loro utilizzo a sostegno di reti come l’Efnil –  European Federation of National Institutions for Language, – strumenti indispensabili per un confronto tra pari sulle azioni messe in campo e sulle lacune ancora presenti, e di una legge quadro sulla promozione linguistica che indichi le linee generali e l’obiettivo degli interventi, i soggetti coinvolti con il coordinamento dei ministeri quali Mibac, Mae e Miur, e un fondo di finanziamento per i progetti. Tra le “ombre”, richiamata la difficile situazione in cui versano i dipartimenti di italianistica all’estero e che sono importanti in particolare per la formazione dei docenti di italiano. Si sofferma invece sulle difficoltà dell’utilizzo dell’italiano e della traduzione nel contesto delle istituzioni europee Michele Cortelazzo, presidente del Comitato scientifico della Rete di Eccellenza dell’Italiano istituzionale, mentre Loredana Cornero della Rai relazioni internazionali e segretaria generale della Comunità radiotelevisiva italiana, illustra l’impegno e la programmazione di Rai Italia per la promozione dell’italiano e dell’Italia all’estero. Quest’ultima segnala in particolare le difficoltà ricontrare in un’analisi dell’uso dell’italiano nelle zone di frontiera in particolare, “in Slovenia e in Croazia – afferma – vi sono molte difficoltà ed emittenti come Radio Pola e Radio Capo d’Istria si sono rivolte alla nostra associazione, che promuove lo scambio di esperienze e buone pratiche in tutta l’area italofona, per un aiuto”. “Non solo è importante l’italiano per la diffusione della cultura italiana, ma anche per la cultura in lingua italiana, non solo italiano come lingua della nostalgia, della radici, degli emigranti, dei nonni – afferma Cornero, – ma anche italiano come luogo di incontro tra culture, condivisione di valori, rielaborazione di ciò di cui altre cultura sono espressione”. Un italiano, dunque, non solo come luogo della conservazione, della memoria, e dell’identità, ma come mezzo vivo di incontro tra diversità e culture, come ponte e dialogo.

Infine, il giornalista Paolo Pagliaro, direttore dell’agenzia Nove Colonne, si è soffermato sull’italiano come risorsa del sistema Italia e sull’opinione pubblica. Opinione pubblica che forse non ha una vera e propria consapevolezza dell’importanza della promozione linguistica per il nostro Paese, ma è interessata piuttosto della “reputazione” di cui gode l’Italia e che determina la sua competitività, fattore di cui fa parte anche “la buona salute e l’apprezzamento della lingua”. Competitività che è “crollata” con gli investimenti esteri in Italia (-58% dal 2007), a ragione di fattori quali la “corruzione diffusa, gli scandali politici, la lentezza della giustizia, la pervasività della criminalità organizzata, la farraginosità di legge e regolamenti, l’inefficienza della pubblica amministrazione e le infrastrutture carenti”. In questo contesto il successo della nostra lingua all’estero è imputato “all’attivismo intelligente dei nostri IIC all’estero, al network della Farnesina, della Dante e delle università” ma anche al fatto che in alcune zone molto dinamiche del mondo – subcontinente sud americano e Mediterraneo – la nostra lingua “ha una forte capacità attrattiva”. Pagliaro ricorda comunque come “il borsino della lingue sia estremamente mobile” e legato a dinamiche economiche e come il suo successo sia determinato dalla risposta a settori di competenza specifici – musica, ma anche industrie, dalla moda al settore biomedicale. La nostra opinione pubblica – aggiunge – si dimostra più coinvolta per le battaglie sull’utilizzo dell’italiano in sede europea, anche se si tratta di una partecipazione “intermittente” di un’opinione che poi difficilmente si serve del diritto alla traduzione in italiano degli atti – sia a livello di media che di cittadinanza. Una “distrazione” che Pagliaro rileva anche a proposito della difesa dell’eccezione culturale, ossia la deroga al principio del libero mercato per proteggere un’identità culturale, sollevata nell’ambito delle trattative sul trattato di libero scambio tra Usa e Ue e demandata più che altro “politici e media francesi”. In ultimo è necessario fare i conti con “un fronte interno minaccioso”: l’arretramento delle nostre competenze linguistiche segnalato dalle Nazioni Unite e in ultimo da Tullio De Mauro e il numero di laureati, più basso che nel resto d’Europa. Tuttavia il nostro successo quale destinazione turistica, la massiccia presenza di imprese italiane all’estero e i 60 milioni di cittadini di origine italiana nel mondo fanno concludere al giornalista che “siamo un Paese che scambia cultura e a cui i presupposti per fare sistema anche attorno alla nostra lingua, coinvolgendo l’opinione pubblica attraverso i media, non mancano”. (Viviana Pansa – Inform)

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