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Viaggio virtuale alla scoperta dei caffè storici italiani

CULTURA

Germania, Istituto Italiano di Cultura di Amburgo:  “#Andar per caffè”, il 3 e il 10 agosto Caffè Gambrinus di Napoli e Caffè Stoppani di Bari

Il 10 e il 17 agosto le ultime tappe del viaggio: Gran Caffè Renzelli di Cosenza e Caffè Sicilia di Noto

 

AMBURGO –“#Andar per caffè”. Le tappe del 3 e del 10 agosto del nuovo progetto virtuale dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, cominciato il 31 maggio 2022,  sono due caffè storici dell’Italia Meridionale: il Caffè Gambrinus di Napoli e il Caffè Stoppani di Bari.

Il Caffè Gambrinus II di Napoli ha inizio nel 1860 con la fondazione del “Gran Caffè”, situato al piano terra dell’allora palazzo della Foresteria, oggi sede della Prefettura del capoluogo campano. Affacciato direttamente su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino. La fama dovuta all’opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi provenienti da tutta Europa procura subito al Caffè la benevolenza della famiglia reale e il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”. Nel 1885, il Gran Caffè sembra essere sul punto di chiudere, ma soli cinque anni dopo, Mariano Vacca, uomo avveduto e frequentatore di artisti e attori, prende in fitto i locali della Foresteria e ne affida la ristrutturazione all’architetto Antonio Curri. Il Caffè diventa ben presto una preziosa galleria d’arte nel cuore nobile di Napoli: le sale vengono adornate con marmi, stucchi, bassorilievi e tappezzerie; le pareti decorate dai più importanti paesaggisti napoletani e il locale è valorizzato con l’ultima conquista della modernità, l’illuminazione elettrica. Per festeggiare la rinascita, il Caffè viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”, in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra. L’intenzione è, infatti, quella di fondere nell’immaginario le due più famose bevande d’Europa: la birra e il caffè. Inaugurato ufficialmente il 3 novembre 1890, il Gran Caffè Gambrinus diventa da subito il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città, divenendo una vera e propria tappa obbligata per qualsiasi visitatore: tra i più illustri personaggi recatisi al Gran Caffè si ricordano l’imperatrice d’Austria Sissi, Matilde Serao che fondò il quotidiano “Il Mattino”, lo scrittore irlandese Oscar Wilde, l’autore statunitense Ernest Hemingway e il filosofo francese Jean-Paul Sartre. Il locale prospera fino al 1938, quando il prefetto Marziale ne ordina la chiusura perché considerato luogo antifascista. Agli inizi degli anni ’70, grazie all’imprenditore napoletano Michele Sergio e al lavoro minuzioso di restauro degli antichi stucchi e di recupero dei pregevoli affreschi, il Gran Caffè Gambrinus rinasce a nuovo splendore, tornando ad essere il cuore pulsante e il salotto elegante della città. Oggi, il Caffè Gambrinus è tra i locali più celebri della penisola, nonché membro dell’Associazione Culturale Locali Storici d’Italia e importante salotto letterario partenopeo, divenendo uno dei maggiori punti di riferimento della cultura napoletana.

Inaugurato nel 1860, il Caffè Stoppani ha rappresentato per decenni un importante pezzo di storia per la città di Bari e per l’intera regione pugliese. I suoi fondatori, Giacomo Stoppani, suo genero Fausto Poult e i fratelli Giacomo e Gaspare Lenzi, erano pasticcieri svizzeri molto abili nella lavorazione del cioccolato e decisero di introdurre nel sud Italia la loro innovativa idea di pasticceria, caratterizzata da una maggiore raffinatezza e leggerezza. Il Caffè Stoppani aprì, quindi, ufficialmente le sue porte in Corso Vittorio Emanuele, diventando presto un rinomato ambiente di ritrovo per la borghesia barese già dai primi anni del ‘900: ai suoi tavolini presero posto tantissimi personaggi illustri, tra cui il filosofo Benedetto Croce, il kaiser Guglielmo II e il politico Italo Balbo. Inoltre, il locale fu luogo di molti eventi importanti come i festeggiamenti per l’inaugurazione della ferrovia tra le città di Bari e Brindisi nel 1865, quelli per la conversione al cattolicesimo della principessa Elena del Montenegro per sposare il re d’Italia Vittorio Emanuele III di Savoia nel 1896 e la celebrazione dei 100 anni della città nuova nel 1913.  Il Caffè Stoppani fu anche l’unico locale barese a ricevere il brevetto di fornitore della Real Casa, il che permise ai suoi proprietari di aggiungere lo stemma dei Savoia sulle confezioni dei prodotti e su qualsiasi materiale pubblicitario. Dopo la Seconda guerra mondiale, la sede del locale fu costretta a cambiare per ben due volte, stabilendosi, infine, in via Roberto da Bari. A differenza di altri caffè storici italiani oggi ancora in attività, il Caffè Stoppani ha purtroppo avuto un epilogo differente: nel 2017, i proprietari Giacomo e Roberto Grass, rappresentanti della quinta generazione della famiglia Stoppani, sono stati costretti a chiudere lo storico esercizio per ragioni economiche, mettendo in vendita gli storici arredamenti.

Le ultime tappe del progetto virtuale #andar per caffè verranno presentate il 10 e il 17 agosto e saranno sempre nell’Italia Meridionale: il Gran Caffè Renzelli di Cosenza e il Caffè Sicilia di Noto.

Il progetto #andar per caffè  sta per terminare. Per gli interessati che si sono persi alcune tappe consigliamo di consultare la pagina web dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo (www.iic.amburgo.esteri.it) per scoprire tutti i Caffè storici presentati online nelle scorse settimane. Sul sito dell’Istituto è riportata una vasta gamma di immagini acquisite grazie al coinvolgimento degli enti proprietari. Grazie a questo progetto si è avuta la possibilità di conoscere attraverso i Caffè “visitati”, la loro storia, gli arredi originali, le testimonianze fotografiche e letterarie,  un affascinante pezzo di storia italiana.  Gustare una tazza fumante di caffè, insieme a squisite delizie regionali, immersi in un’atmosfera d’altri tempi, ci ha aiutato a percepire storie di imprese familiari, così come storie di vita pubblica del Paese riuscendo a captare l’importanza che questi luoghi hanno avuto per artisti e letterati, storici e filosofi dei secoli precedenti e il ruolo che hanno giocato per la definizione della nuova società borghese italiana.

Il progetto e i testi sono stati curati da Anna Vittoria Aiello, studentessa del Corso di laurea Magistrale in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale presso l‘Università degli studi di Torino, che ha svolto un periodo di tirocinio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo nell’ambito della convenzione Maeci-Miur-Crui. (Inform)

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