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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Su “La Gente d’Italia” di ieri intervista al capolista di MAIU, lista n. 2 per il rinnovo del Comites in Uruguay

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Claudio Melloni: “Un Comites più vicino alle associazioni”

 

MONTEVIDEO – Claudio Melloni ha una lunga esperienza nella collettività italiana iniziata oltre 30 anni fa. È figlio di un emigrato della provincia di Bologna arrivato in Uruguay nel 1958 ed ha passato alcuni anni della sua infanzia in Italia. È stato uno dei fondatori dell’Associazione Emiliano Romagnoli Emigrati in Uruguay, di cui è dal 1996 – per il terzo periodo – consultore presso la Regione. È autore inoltre del programma televisivo “Italia ti chiama” in onda sul canale uruguaiano VTV. Nel 1998 fu eletto per integrare il Comites ma non potette esercitare l’incarico.

Quali sono gli obiettivi della lista MAIU (Movimiento Asociativo Italo Uruguayo)?

Ne abbiamo diversi. Innanzitutto vorremmo un Comites più vicino alle associazioni ed in continuo contatto con la collettività. Ma poi abbiamo anche altre proposte sulla rete consolare,sulla collaborazione tra i piccoli e medi imprenditori dei nostri due paesi e sulla democratizzazione della cultura italiana. Lavoreremo, inoltre, per creare una federazione di associazioni italiane. A questo aggiungiamo un ulteriore aspetto che riteniamo fondamentale: tutti gli italiani dell’Uruguay devono essere rappresentanti, non solo coloro che vivono nella capitale.

Come giudica l’operato del Comites di Montevideo? È riuscito a creare un coordinamento con le associazioni?

No, questo è sotto gli occhi di tutti. L’istituzione di rappresentanza ha chiamato a rapporto le cittadinanza in pochissimi casi, come ad esempio in occasione delle visite di personalità italiane. Così non si può gestire una collettività, alla luce di ciò che abbiamo visto negli ultimi anni abbiamo un giudizio molto critico.

In che modo pensate di rendere il Comites più vicino alla collettività?

Innanzitutto attraverso riunioni periodiche per coordinare le attività. Poi con una comunicazione permanente attraverso la creazione di una banca dati aperta, seria ed aggiornata con informazioni, precise, chiare e trasparenti. Ad esempio, se arrivano dei bandi di borse di studio destinate ai giovani discendenti è compito dell’istituzione far circolare queste notizie. A questo scopo si potrebbe nominare un responsabile generale appartenente al Comites ed un altro per ogni associazione.

Come può essere migliorata la rete consolare in Uruguay?

Bisogna facilitare uno stretto rapporto su tutto il territorio nazionale: proponiamo cheogni dipartimento dell’interno del paese abbia un rappresentante di carattere onorario. Ribadisco onorario quindi senza costi per lo Stato. Per quanto riguarda la situazione del Consolato noi abbiamo partecipato al gruppo “Salviamo il Consolato” e restiamo sempre dell’idea che la decisione di trasformarlo in cancelleria è stata profondamente ingiusta, anzi: deve essere Consolato Generale.

Come si possono favorire le relazioni tra le piccole e medie imprese italiane e quelle uruguaiane?

È necessario creare una banca dati specifica ed aggiornata tra piccoli e medi produttori agricoli, commerciali e aziendali italouruguaiani. Dobbiamo essere il punto di contatto, favorire accordi e scambi in entrambi i sensi, anche e soprattutto con la collaborazione delle realtà regionali.

Cosa proponete per l’insegnamento della lingua italiana?

Deve poter essere accessibile a tutti, anche a coloro che non possono sostenere le spese dei corsi. Bisogna aprire un importante dialogo con tutte le istituzioni coinvolte: Casiu, ScuolaItaliana, Dante Alighieri,Istituto di Cultura, docenti e Ambasciata. Bisogna destinare una percentuale di borse di studio ai meno abbienti.

Oltre alla proposta sulla rete consolare, in che modo il Comites può migliorare la situazione delle collettività italiane nell’interno dell’Uruguay?

Abbiamo prestigiose istituzioni ricche di storie ma oggi completamente isolate ed abbandonate. Dobbiamo invertire la tendenza. Bisogna creare un rapporto periodico, organizzare delle video conferenze con skype con il nord del paese. Perché non possiamo approfittare di una utilissima tecnologia che non ha costi?

Come è nata l’idea di creare una federazione delle associazioni italiane? Siete coscienti delle enormi difficoltà che potreste affrontare?

Sì, ma io credo che con i giovani sia cambiata la tendenza: loro si sentono totalmente italiani e allo stesso tempo conoscono la propria storia. La proposta di unirci è nata dai rappresentanti dell’interno perché si sente l’esigenza di superare i regionalismi pur rispettando le radici e la memoria. Anche per questo vorremmo tornare ad organizzare le tanto amate “Giornate degli italiani” con competizioni sportive e tanto altro.

Avete avuto difficoltà nella presentazione della lista?

Sì, come gli altri d’altronde. I tempi e le procedure non sono state le migliori, è stato escogitato un sistema che ha ostacolato la presentazione di nuovi soggetti. Solo i patronati, che hanno una struttura ben organizzata, sono stati favoriti. Nonostante questo, comunque, siamo riusciti a creare un buon gruppo che ha tanta voglia di lavorare.

Le elezioni sono state rinviate al 17 aprile del 2015 dato che c’è stata una bassissima registrazione al voto tra gli italiani nel mondo. Che ne pensa di questa decisione?

È stato un grande pasticcio, una dimostrazione che non c’è serietà. È assurdo cambiare le regole di gioco a partita in corso, ben venga fa aumentare la partecipazione ma le norme vanno rispettate. Credo, in definitiva, che sia una palese presa in giro per gli italiani nel mondo, una mancanza di rispetto per milioni di cittadini.

Si sentirebbe legittimato qualora si confermasse il voto di una minoranza della collettività italiana?

La legittimità la dà la legge attuale anche se noi abbiamo sempre criticato la procedura fin dall’inizio: in particolare, è la modalità di registrazione che ridurrà notevolmente questo diritto come mi dicono molte persone, soprattutto i più anziani. Io ritengo che uno Stato debba dare tutti gli strumenti per facilitare il voto, è più importante la partecipazione che non eventuali soldi che si risparmiano. In ogni caso sono molto preoccupato per le conseguenze future che potranno avere queste elezioni.

Come mai?

Ho il timore che dopo il voto si possa dire: “Gli italiani all’estero non accompagnano, guardate le percentuali”. Potrebbe essere una giustificazione per tagliare ulteriori fondi e servizi e collego questo alle recenti chiusure di consolati ed uffici culturali nel mondo. Ribadiamolo ancora una volta: gli italiani all’estero sono una risorsa, non un peso.

Questa lista ha un nome ed un simbolo molto simile al MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero). Al numero 2 candidate Aldo Lamorte, rappresentante locale di questo partito. La lista MAIU è espressione del MAIE?

Assolutamente no. Aldo è un integrante importante di un gruppo di tante persone della nostra collettività che rappresentano altri interessi. Per questo è una lista pluralista, democratica, aperta e con base associativa.

Cosa propone di nuovo la vostra lista?

Vedendo i candidati si può apprezzare come ci sia una variegata presenza di molte regioni italiane ed anche una fortissima presenza dell’interno. Su questo punto vorrei specificare che ci sono molte altre persone che fanno nel nostro gruppo di lavoro anche se non compaiono nell’elenco, solo per citarne alcuni ci accompagnano rappresentanti di: Paysandú, Río Negro, Artigas, Colonia e Las Piedras. Visto il poco tempo che abbiamo avuto per preparare la lista, stiamo continuando a lavorare con altri dipartimenti per unirli a questo progetto: il Comites deve rappresentare tutti gli italiani dell’Uruguay.  (Matteo Forciniti – La Gente d’Italia del 14 dicembre 2014 /Inform)

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