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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Referendum costituzionale, il dibattito online del Consiglio Generale in vista del voto all’estero

CGIE

ROMA – Nel corso del dibattito in diretta web tra il Cgie e gli On. Gianni Pittella (Pd) e Stefano Fassina (Leu) sul referendum costituzionale per il taglio della rappresentanza parlamentare (20-21 settembre 2020) sono intervenuti anche membri dello stesso Cgie e dei Comites. Il Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone, ha ulteriormente ricordato come per i connazionali all’estero ci sia tempo fino al 14 settembre per votare, dopodiché le schede dovranno pervenire ai consolati entro il giorno successivo. Per Vincenzo Mancuso (Cgie-Germania) “la riduzione dei parlamentari fatta in questo modo ha atomizzato la rappresentatività degli italiani all’estero: la riforma non scioglie i tempi di lavoro per legiferare e per snellire le funzioni del Parlamento”. Il professore Toni Ricciardi ha ricordato come, se passasse la riforma, “un parlamentare all’estero dovrebbe rappresentare oltre 500 mila elettori mentre un senatore sarebbe chiamato a rappresentarne addirittura 1 milione e mezzo”.

Maria Chiara Prodi (Cgie-Francia) ha parlato di un “problema di sistema” e non solo di rappresentanza parlamentare che va “dall’organizzazione stessa dei partiti al modo in cui viene svolta l’attività partecipativa nei territori, fino al ruolo dell’intermediazione”. Silvana Mangione (Vicesegretario Generale Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei) ha parlato per esempio della questione dei quattro senatori che verranno distribuiti in base al numero degli iscritti all’Aire. “Questo creerà una situazione inaccettabile per cui tre continenti – Nord America, Australia, Africa come ha precisato Mangione – non avranno diritto al senatore e avranno un solo deputato. Questo nonostante in tali continenti ci siano Paesi del G7 e del G20. Inoltre mentre i residenti in Italia possono essere eletti all’estero, al contrario esiste un divieto”, ha precisato Mangione. Luca Tagliaretti (Cgie-NCD) ha parlato della “necessità di creare anche in Italia un legame tra elettori ed eletti sul territorio, cosa che invece c’è nella Circoscrizione Estera”. Aniello Gargiulo (Cgie-Cile) ha ricordato come “la valorizzazione degli italiani all’estero debba avvenire anche nel campo sociale e culturale ma è dalla politica che deve partire questo processo perché la politica è fatta di rapport”. Gargiulo ha anche sottolineato la mancanza di un confronto su questi temi con il Ministro degli Esteri che è il Presidente del Cgie.  Franco Papandrea (Cgie-Australia) ha lamentato come storicamente “la rappresentanza all’estero sia stata interpretata come un contentino per i connazionali oltre confine, concedendo un numero minimo di rappresentanti e questa riforma riduce anche questo piccolo regalino che ci era stato dato”, ha commentato Papandrea ricordando come a causa del Covid “in Australia il servizio postale sia stato ridotto a due giorni alla settimana: il rischio è quello che se i plichi non dovessero essere inviati nei giorni giusti, verrebbe meno la possibilità di esercitare il diritto di voto”. Raffaele Napolitano (Presidente Comites Bruxelles) ha sollevato la questione del “ridare centralità ai corpi intermedi e ad organismi come Cgie e Comites”. Per Silvia Alciati (Cgie-Brasile) “l’Italia vive una fase difficile da gestire di disaffezione verso la politica ma noi dall’estero dobbiamo gestire quanti hanno deciso di lasciare il nostro Paese; non so quanto in Italia si rendano conto dell’estensione dei nostri territori dove un parlamentare dovrà arrivare a rappresentare 1 milione e mezzo di elettori”, ha commentato Alciati ricordando che in Brasile è in corso uno sciopero del servizio postale. Rodolfo Ricci (Cgie-Filef) ha evidenziato il paradosso dell’andare al voto con le difficoltà affrontate dagli italiani all’estero per la pandemia e con una scarsa informazione sul referendum: “una contraddizione enorme che fa intendere in che misura la politica italiana non sia in grado di prendere atto di situazioni che sono oggettive”.

Diego Renzi (Presidente Comites San Marino) ha ricordato come, pur essendo piccola e di fatto geograficamente all’interno della Penisola italiana, San Marino abbia tutti i sintomi e i problemi degli altri Stati esteri. Renzi ha quindi sottolineato, criticandola, la mancanza di ascolto da parte degli eletti all’estero, nonché la scarsa informazione sul referendum. Renzi ha inoltre ricordato la battaglia portata avanti dal 2015 per ridare la cittadinanza agli italiani che ingiustamente se la sono vista togliere. “Dobbiamo dare ai Comites e al Cgie la possibilità di poter incidere, altrimenti tutto ciò non serve a nulla”, ha concluso Renzi.

Nello Collevecchio (Cgie-Venezuela) ha invitato a riportare a galla le potenzialità dei connazionali: “la democrazia non è una spesa se si produce per la collettività e la politica serve quando è seria”, ha commentato esprimendo preoccupazione sulla tempistica della consegna dei plichi elettorali. Ernesto Pravisano (Presidente Comites Olanda) ha riscontrato come “i tagli lineari anche in un’azienda potrebbero portare dei benefici nel breve periodo ma poi alla lunga non risolvono comunque i problemi strutturali”, facendo intendere come, da parte della stessa politica, si percepisca un certo distacco rispetto a chi nei territori vive quotidianamente come i membri dei Comites e del Cgie: “i fondi sono sempre meno e la nostra voce viene sempre meno ascoltata”, ha concluso Pravisano. Il professore Enrico Pugliese, pur dicendosi distaccato rispetto al quesito referendario, considera tuttavia la riforma come “un intervento politico antisistema ma soprattutto un intervento a carattere antipolitico, frutto di una crescente disaffezione per la politica in senso tradizionale nell’ultimo decennio”. (Simone Sperduto/Inform)

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