direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Rapporto Amnesty International sulla pena di morte nel 2013

DIRITTI UMANI

 

 “Un piccolo numero di Paesi è responsabile dell’aumento delle esecuzioni”

Iran e Iraq al secondo e al terzo posto della triste classifica dominata dalla Cina

 

ROMA – “Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi,soprattutto i mediorientali Iran e Iraq ,hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento”. Lo registra Amnesty International che oggi ha pubblicato il suo rapporto annuale  sulla pena di morte . Proprio Iran e Iraq “hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte”, denuncia l’organizzazione per la difesa dei  diritti umani .

Nel rapporto si rileva che il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove, “sebbene le autorità mantengano il segreto sui dati”, Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita è al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni.

Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012.Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in più rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte.

Tuttavia, “nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi è stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso” , rileva Amnesty, spiegando che molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni.

Trent’anni fa  il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed è ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale.

“Il percorso a lungo termine è chiaro: la pena di morte sta diventando un ricordo del passato. Sollecitiamo –tutti i governi che ancora uccidono in nome della giustizia a imporre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, in vista della sua abolizione”, afferma  Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “In molti paesi che ancora vi ricorrono –  sottolinea il rapporto di Amnesty International – la pena di morte è circondata dal segreto e in alcuni casi le autorità neanche informano le famiglie e gli avvocati, per non parlare dell’opinione pubblica, sulle esecuzioni in programma”.

In occasione del lancio del rapporto sulla pena di morte nel 2013, è stata creata da Amnesty  una piattaforma con infografica interattiva con i dati del 2013 relativi a condanne, esecuzioni, esecuzioni di minorenni, metodi, voto della moratoria del 2012 e status dei singoli paesi dal 1960. (v. http://www.amnesty.it/pena-di-morte-dati-2013 ) (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform