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Per non dimenticare: il partigiano Alberto Venturelli, 94 anni, ci ha lasciato

ASSOCIAZIONI

Da “Solidali e insieme”, foglio del Centro Socio Culturale Italiano di San Gallo per la Svizzera Orientale ed il Liechtenstein, 27 gennaio 2021

Il Partigiano “Morgan”, Alberto Venturelli, nato il 9 Aprile 1926 a Prignano sulla Secchia in provincia di Modena, si è spento la sera del 10 Gennaio 2021 ad Amriswil TG, all’età di 94 anni. Un uomo che amava la libertà, un eroe, ci ha lasciato.

Era una di quelle persone che si sono messi in gioco per darci la libertà, combattendo contro il regime nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale, uno di quegli uomini che hanno raccontato la follia della guerra e che ne sono stati testimoni, che l’hanno vissuta in prima persona. Alberto è stato una persona che ha sempre cercato la giustizia, mettendo la Famiglia al primo posto insieme al bene degli altri e sé stesso in secondo piano.

Entrò nei partigiani all’età di 18 anni. Dopo aver appreso della strage di Monchio, volle controllare di persona i fatti accaduti. Il regime fascista parlò di “300 fuorilegge uccisi”, mentre Alberto, non credendoci, capì, dopo aver controllato di persona, che si trattava invece di circa 130 fra donne, giovani, vecchi e bambini; non di fuorilegge, ma semplici contadini. Il più giovane aveva 4 anni, il più vecchio ne aveva 75, gente che i nazisti avevano rastrellato mentre si ritiravano e dei quali, a un certo punto, avevano voluto liberarsi, fucilandoli. Questo episodio convinse Alberto che l’unica cosa giusta era fermare questa follia, prendere le armi ed entrare nei Partigiani.

Lui stesso raccontava un episodio: “Durante i combattimenti, furono assaliti dai nazisti mentre erano nascosti in un casolare. Riuscirono a respingerli. Alberto fu quasi colpito da un proiettile del nemico, che gli tagliò il cinturino del suo mitragliatore “Bren”. Riuscì a disarmare l’autore dello sparo, gli puntò il fucile e gli disse: “Sei stato tu a spararmi? – Parlava l’italiano, era un altoatesino -” lui rispose “Si.” – “Vedi, io adesso ti potrei ammazzare, perche potrei dimostrare che tu mi hai sparato ed io ho risposto. Ma non lo faccio, perché anche tu hai una mamma a casa che aspetta ed è contenta se ti può riabbracciare.” Alberto riuscì a mantenere l’umanità ed il buonsenso nel mezzo della tragedia che fu la seconda guerra mondiale.

In un intervista, alla domanda: “Cos’è la guerra?” Alberto rispose: “La guerra? È la cosa più stupida che si possa immaginare, una cosa criminale… … la gente dovrebbe imparare che con le armi non si deve far niente, bisognerebbe poter vivere senza armi. Si crea solo disastri”. Il suo messaggio, dopo quell’intervista fu: “Cercate di custodire il risultato della Liberazione, perché i pericoli non sono mai finiti”.

Al suo funerale, nella chiesa di Amriswil, alla presenza della delegazione ufficiale del Consolato Onorario d’Italia, del Comites e del centro Culturale di San Gallo, alla fine del rito, l’organista ha intonato Bella Ciao e l’inno Fratelli d’Italia, mentre la Bandiera Italiana veniva fatta sventolare nell’alto presbiterio: un semplice riconoscimento alla figura di un eroe e patriota, ma nel silenzio dei presenti è stato come una ventata commovente di ringraziamento a chi ha saputo dare così tanto per la libertà.

Riposa in pace Alberto, ti sia lieve la terra. Racconteremo al mondo ciò che tu hai vissuto e l’orrore della guerra, per non dimenticare. (Gianluca Palmisano  – Solidali e insieme /Inform)

Link per l’intervista di Alberto Venturelli: https://youtu.be/-arOMaVrOg4.

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