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Monumento a Cristoforo Colombo. Il Comites ratifica il comunicato firmato con Fediba e Feditalia

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da Tribuna Italiana del 26.3.2014

BUENOS AIRES – La riunione plenaria del COMITES di Buenos Aires ha ratificato i termini espressi nel comunicato dello scorso 4 marzo, firmato insieme alla FEDITALIA e a FEDIBA. La seduta che si è svolta nella sede che da poco tempo occupa il Comitato degli Italiani all’Estero della Circoscrizione consolare di Buenos Aires, in via Esmeralda, ha approvato quanto viene affermato in tale comunicato, firmato dai presidenti degli organi di rappresentanza della collettività italiana, cioè il COMITES, creato da una legge dello Stato italiano per stabilire un ente che rappresenti i cittadini italiani residenti nella circoscrizione consolare. Invece FEDIBA e FEDITALIA, sono enti di diritto argentino e rappresentano la struttura associativa italiana, rispettivamente della Circoscrizione consolare di Buenos Aires la prima e quella nazionale la seconda.

Il documento citato, reso noto lo scorso 4 marzo, ribadisce ancora una volta che la collettività vuole che il monumento a Cristoforo Colombo sia rimesso nello stesso posto in cui si trovava fino a un anno fa ma, prendendo atto dei cambiamenti che si sono registrati in questi ultimi mesi, a cominciare dall’accordo tra l’amministrazione nazionale e l’amministrazione comunale per togliere l’opera donata dalla collettività italiana, chiede che, se effettivamente sarà così, che sia portato in un posto di prestigio e molto significativo. E a questo riguardo ha indicato che tal posto è piazza Rubén Darío nel quartiere della Recoleta.

Alla riunione hanno preso parte 17 consiglieri, anche se uno si è ritirato prima della votazione. Presente quando è iniziata la seduta, anche il console generale d’Italia a Buenos Aires, Giuseppe Scognamiglio. Inoltre c’era in fondo alla sala, un gruppo di persone tra le quale gli avvocati della Ong. “Basta de demoler” e di alcune delle associazioni italiane che si sono presentate dal giudice.

Iniziata la seduta, si è assistito ad un dibattito molto acceso, con momenti anche di grande tensione. Tra l’altro alcuni consiglieri hanno dimostrato di essere informati male, come quando uno di loro ha parlato di documento firmato dagli enti di rappresentanza della collettività con il governo, quando è noto invece che quello che avevano firmato i presidenti di COMITES, FEDITALIA e FEDIBA, era un comunicato al pubblico esprimendo la posizione della collettività italiana organizzata, da loro rappresentata.

In definitiva quando si è andati al voto, hanno appoggiato i termini del comunicato otto consiglieri, mentre quattro si sono astenuti ed altri quattro hanno votato contro. La riunione era stata chiesta da un gruppo di consiglieri che non avevano condiviso i termini del comunicato, dopo che nelle ultime settimane gruppi che si autodefinivano come rappresentanti della collettività avevano protestato per lo smontamento del monumento.

C’è da ricordare inoltre che la “sala V de la Cámara Nacional de Apelaciones en lo Contencioso Administrativo Federal” in un ricorso in appello contro i lavori ordinati dalla “Casa Rosada”, dieci giorni fa ha respinto il ricorso, sostenendo che non si sono verificati danni al monumento, in base ai rapporti che ha ricevuto il citato tribunale, e che il governo nazionale ha il diritto di procedere a smontare l’opera se lo ritiene opportuno per il restauro. La citata corte di appello ha ribadito che il monumento non può essere portato via fino a che non ci sarà una sentenza sul fondo della questione e cioè, a chi appartiene il monumento e quindi chi può disporre di esso. Fino ad oggi tutte le decisioni dei tribunali, sono state misure cautelari, e nessuno ha deciso sulle questioni di fondo.

Ma intanto tra il governo nazionale e il governo della Città di Buenos Aires è stato raggiunto un accordo per portare via l’opera dello scultore fiorentino Arnaldo Zocchi.

Le proteste di due settimane fa, come dicevamo sopra, hanno portato ad alcuni consiglieri del COMITES di Buenos Aires a chiedere una riunione per sfiduciare il presidente Graciela Laino, per aver firmato il comunicato con FEDIBA e FEDITALIA. Ma come si è visto, una chiara maggioranza dei consiglieri ha ratificato la decisione presa da Laino, e i termini del comunicato.

Venerdì scorso, secondo quanto hanno informato i media argentini, il capo di gabinetto del governo nazionale Jorge Capitanich e il capo di gabinetto del governo della città, Horacio Rodríguez Larreta,avrebbero finalmente firmato l’accordo per consentire il trasloco.

C’è da sperare che il governo dell’ing. Macri, diversamente da quanto fatto dal governo di Cristina Kirchner, rispetti la volontà manifestata dalla collettività italiana attraverso la sua struttura di rappresentanza e senza indugi né scuse ridicole, sistemi il monumento a breve scadenza, nel posto che hanno indicato le citate organizzazioni della nostra comunità: piazza Rubén Darío.   (Tribuna Italiana /Inform)

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