direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento in Aula del Ministro della Salute Speranza sul nuovo Dpcm anti Covid

CAMERA DEI DEPUTATI

L’Italia in questo momento tra i grandi Paesi europei è quello che sta reggendo meglio questa seconda ondata di contagi, ma non dobbiamo farci alcuna illusione”

 

ROMA – “Ed è sotto gli occhi di tutti che il quadro internazionale, il quadro europeo e anche il quadro nazionale, segnali oggettivamente una mutazione di fase rispetto ai mesi passati. Vorrei partire, dentro questo contesto, da alcuni dati di carattere internazionale. Il primo è quello del numero dei contagiati nel mondo, che è arrivato a superare il dato di 35 milioni e, come è noto, nei giorni scorsi il dato dei decessi avvenuti per via del COVID-19 ha superato ben un milione di persone, un dato assolutamente rilevante”. Con queste parole il ministro della Salute Roberto Speranza ha avviato la sua relazione nell’Aula della Camera dei Deputati sul nuovo Dpcm anti Covid. “Poi, vorrei ricordare – ha proseguito Speranza – l’indicazione dell’ECDC, cioè il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ci offre settimanalmente un’indicazione di incidenza del virus nei diversi Paesi europei. Questa indicazione ci arriva attraverso un indice, un numero, che viene costruito sulla base dei contagi avvenuti in quel Paese in 14 giorni su 100 mila abitanti. Questo è un numero importante che ci consente di avere una prima fotografia di ciò che sta avvenendo in Europa. Provo a citare velocemente questi numeri: la Spagna è a 319, ed è il Paese europeo con la maggiore difficoltà in questo momento; la Francia è arrivata a 246; l’Olanda a 243; il Belgio a 220; la Gran Bretagna a 163. L’Italia è in questo momento, dentro questo scenario che ho provato velocemente a indicare, al dato di 45, quindi un numero notevolmente più basso, in questo momento, rispetto agli altri Paesi europei. In questi Paesi è del tutto evidente che siamo a un cambio di fase. Cioè, dopo una fase lunga in cui la tendenza dei Governi è stata quella di alleggerire le misure e di favorire le ripartenze della vita sociale, economica e produttiva, in questo cambio di fase in tutti i Paesi che ho elencato c’è, invece, un’inversione di marcia e, quindi, si ripristinano le misure restrittive che erano state in qualche modo caratterizzanti della fase precedente, cioè dei mesi di marzo, di aprile e di maggio. La tendenza è molto chiara, riguarda tutti i Paesi europei e chiaramente riguarda anche il nostro Paese. L’Italia sta meglio in questo momento – i numeri sono chiari – rispetto agli altri Paesi europei e, insieme alla Germania, è in questo momento tra i grandi Paesi europei quello che sta reggendo meglio questa seconda ondata, ma non dobbiamo farci alcuna illusione. Io vorrei su questo punto essere molto chiaro e molto netto: sarebbe sbagliato, profondamente sbagliato, immaginare, soltanto sulla base di questi numeri, di esserne fuori, cioè immaginare, ad esempio, che un grande Paese, un Paese importante come la Francia ha 17 mila casi in un solo giorno, che un Paese importante come la Gran Bretagna nella giornata di ieri fa riscontrare 12.500 casi e che noi, invece, siamo fuori pericolo. Sarebbe un azzardo, sarebbe un errore, sarebbe una valutazione priva di fondamento”. Speranza, dopo aver sottolineato che questa seconda ondata di contagi rispetto alla prima più localizzata territorialmente stia colpendo larga parte del nostro Paese, ha rilevato oggi come “nessuna regione e nessuna realtà possono sentirsi fuori dai rischi che tutto il Paese corre. Questo ci porta a dire che c’è bisogno, più che mai, della massima attenzione in ogni angolo del Paese. Questo mi porta a dire, da subito, che ci sarà bisogno in queste ore di ripristinare, come è stato già nei mesi precedenti, la massima condivisione nella relazione tra Stato e regioni; ieri sera c’è stata una riunione con i presidenti di regione e ce ne sarà un’altra successiva a questo momento di confronto parlamentare, prima della disposizione del nuovo DPCM. Le Regioni potranno naturalmente assumere misure più restrittive, ma è evidente che in questo tempo nuovo ci sarà bisogno di un livello di coordinamento molto più forte e molto significativo rispetto agli ultimi mesi. Per essere ancora più chiari, io penso che l’Italia in questo momento abbia un piccolo vantaggio rispetto agli altri Paesi europei e lo dicono i numeri, numeri chiari che ho provato velocemente ad indicare e che sono appunto i numeri certificati dall’agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’ECDC, ma questo vantaggio non può essere sprecato, non possono essere vanificati il lavoro e i sacrifici di milioni di italiani che nei mesi più difficili ci hanno consentito, in primis con le loro abitudini e con i loro comportamenti, di piegare la curva”.

“In questo momento – ha continuato il Ministro – il nostro lavoro è guardato anche con attenzione da altri Paesi del mondo. Io sono, però, per una linea di grande prudenza, per mantenere i piedi per terra e per dare un messaggio molto chiaro a noi stessi e all’opinione pubblica del nostro Paese. I risultati ottenuti sono senz’altro figli del lavoro della nostra comunità nazionale …Però la chiarezza deve portarci a questa valutazione, e voglio essere su questo molto chiaro e molto netto: i risultati non sono risultati acquisiti, non sono acquisiti per sempre, la sfida è aperta e tutto si rimette in discussione ogni giorno. Per questo bisogna insistere e continuare su quella linea della prudenza che io credo finora ci abbia guidato. È questa la ragione di fondo per cui il Presidente del Consiglio ha già annunciato pubblicamente che la valutazione del Governo va nella direzione di una continuità rispetto allo stato di emergenza fino al 31 di gennaio. Io credo personalmente che questa valutazione sia semplicemente corrispondente allo stato reale del Paese. L’emergenza non è finita, questa è la semplice verità con cui dobbiamo fare i conti, e per noi è fondamentale mantenere quell’impalcatura istituzionale che abbiamo costruito in questi mesi, questa impalcatura istituzionale che gravita attorno alla Protezione civile come soggetto fondamentale, ai suoi poteri di ordinanza, al commissario straordinario e al ruolo del Comitato tecnico-scientifico che ha aiutato con un ruolo importante di supporto il Governo, le regioni, persino i soggetti sociali, nell’individuazione di strade adeguate anche in questa stagione tutt’altro che facile di convivenza con il virus. Io penso che questa impalcatura, pur nella difficoltà delle situazioni, pur nella complessità delle situazioni che evolvono di giorno in giorno, sia un’impalcatura che ha funzionato e che ci ha consentito evidentemente una maggiore rapidità di intervento dinanzi alle necessità che si sono presentate”.

“Nel DPCM che ci accingiamo ad adottare, – ha spiegato Speranaza entrando nel merito del provvedimento – valutiamo l’estensione dell’obbligo dell’utilizzo delle mascherine anche all’aperto e diciamo con forza ai cittadini del nostro Paese che dobbiamo fare uno sforzo in più, perché, in ogni situazione in cui c’è il rischio di incontrare persone non conviventi, c’è la necessità di usare queste mascherine. I dati della diffusione del contagio delle ultime ore, degli ultimi giorni, segnalano che la stragrande maggioranza di questi contagi avviene dentro relazioni consolidate delle persone, dentro relazioni amicali, dentro relazioni strette, dentro relazioni familiari. E quindi abbiamo la necessità di dare questo messaggio molto forte: quando si ha a che fare e si incontrano persone con cui non si convive, l’utilizzo della mascherina è il primo strumento essenziale. E per questo la proposta che noi facciamo e a cui stiamo lavorando è esattamente quella di estenderne l’utilizzo in maniera continuativa anche all’aperto. Il secondo punto, la seconda regola essenziale che abbiamo imparato in questi mesi, è quella del distanziamento di almeno un metro ed è quella del divieto di assembramenti: sono norme già vigenti nel nostro Paese, che, però, dobbiamo rendere più esecutive possibili dentro questa stagione di ripresa del contagio e del virus; per questo noi lavoriamo nelle prossime ore, chiaramente con gli strumenti che sono a nostra disposizione, per aumentare il livello di controllo, perché gli assembramenti sono un rischio reale che non possiamo permetterci e che rischia di favorire un’ulteriore impennata della curva. E ancora, il terzo punto, come è noto, ha a che fare con il rispetto delle fondamentali norme igieniche e, in modo particolare, con il lavaggio delle mani. Su queste tre regole essenziali è costruito il DPCM che approveremo nella giornata di domani e permettetemi subito di dire che su queste regole essenziali c’è la piena condivisione di tutta la comunità scientifica mondiale”. Il ministro ha poi illustrato gli attuali numeri del contagio in Italia: “in questo momento in Italia ci sono 58.900 persone che hanno riscontrato, registrato, la positività al Coronavirus; nel mese di agosto, il 6 agosto, quindi esattamente due mesi fa, le persone positive al Coronavirus erano 12.600, quindi in due mesi c’è un salto in avanti significativo, che non possiamo far finta di non vedere; le persone ricoverate con sintomi in questo momento, nelle nostre strutture sanitarie, sono 3.487; e ancora, le persone in terapia intensiva, a ieri sera, sono 323. È chiaro che questi numeri, ad oggi, per come ve li ho velocemente indicati, sono numeri sostenibili per il nostro Servizio sanitario nazionale, che è un Servizio sanitario nazionale che ha dimostrato la sua forza, con le sue donne, con i suoi uomini, e su cui tra l’altro stiamo continuando ad investire risorse molto significative. L’ho ripetuto in varie occasioni: noi abbiamo messo più soldi in cinque mesi sul Servizio sanitario nazionale che negli ultimi cinque anni. Sul piano delle terapie intensive, come è noto, nel “decreto Rilancio” abbiamo fatto uno stanziamento che ci porterà a un più 115 per cento alla fine di questo percorso, rispetto al dato iniziale di posti letto disponibili. Però, anche qui, la realtà va guardata per quello che è: è chiaro che, rispetto ai giorni più difficili, quando avevamo 4 mila persone in terapia intensiva, noi abbiamo superato ad un certo punto di questa storia le 4 mila persone in terapia intensiva; è chiaro che averne 323 significa stare in una situazione che evidentemente è molto migliore rispetto a quella, però non possiamo anche in questo caso non vedere la tendenza: durante l’estate eravamo arrivati ad avere trenta persone in terapia intensiva, oggi siamo a 323 persone .Questo significa che stiamo gestendo una fase di convivenza, ma che il virus c’è, circola e continua a mandare persone in stato di vera e significativa sofferenza. E quindi dobbiamo avere grande prudenza, grande attenzione”. Speranza si è poi soffermato sul contagio nelle scuole: “I casi ci sono, ma i protocolli che abbiamo individuato, tra l’altro con il voto unanime della Conferenza unificata, quindi di tutte le regioni, le province e i comuni italiani, in questo momento sono protocolli solidi che, se rispettati con rigore, possono, io credo, consentirci di gestire la partita decisiva delle scuole”.

“Saranno mesi non facili – ha concluso Speranza – e io penso che noi dobbiamo riprendere, in questi mesi non facili, e recuperare appieno lo spirito anche di unità, di comunità nazionale, che ci ha guidato nelle settimane più difficili; lo spirito di marzo e di aprile, quando il Paese si è stretto a coorte, ha saputo percepire il senso di una sfida complicata che è arrivata su di esso e ha saputo essere unito, con il contributo di tutti, nessuno escluso. Io penso che, in quei mesi più difficili – e concludo – l’Italia abbia dimostrato di essere un grande Paese. Penso che arriva il tempo in cui dovremo dimostrarlo di nuovo”. (Inform)

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