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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La tavola rotonda “Le reti dell’italiano nel mondo”

STATI GENERALI DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

 

ROMA- La sessione pomeridiana degli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo è dedicata al tema “Le reti dell’italiano nel mondo”. Il moderatore è Lorenzo Tavazzi, direttore Scenari e Intelligence, The European House che introduce così gli argomenti del pomeriggio: “abbiamo tante reti fatte di persone, reti virtuali ma ci sono anche reti emozionali. Io personalmente punto sul lato competitivo: quando affronto un tema penso sempre dal punto di vista della competitività come sia possibile affrontare quel tema. Presento un lavoro di un centro di studi spagnolo che studia la presenza dei vari paesi del mondo. L’Italia è al decimo posto; in questo centro studiano quali sono le componenti che aiutano i diversi paesi ad ottenere quel posizionamento. La lingua e la reti tagliano trasversalmente quel posizionamento. Ma cosa portano, quali sono i valori dell’essere italiano oggi? L’ Italia è una superpotenza culturale. Tutto è collegato al fatto dal saper vivere. La parole più associate al nostro paese su internet sono le seguenti: moda, spazio, farmaceutica, aerospazio, difesa. Questa valutazione comporta un autogol competitivo: siamo poco conosciuti all’estero. L’Italia è il primo paese al mondo per numero di citazioni nella ricerca negli ultimi dieci anni. I valori dell’essere italiano in alcuni casi non sono conosciuti e per questo non siamo comprati sufficientemente dall’estero… Occorre una visione strategica dello sviluppo paese. La proposta di visione è basata su quattro grandi aree: governance, potenziamento immagine, potenziamento delle componenti trasversali e l’organizzazione dei nostri meccanismi operativi. Tutto questo per avere un vantaggio competitivo”.

Tavazzi dà la parola a Pietro Bassetti, Presidente Associazione Globus et Locus che inizia affermando: “la parola usata per dire Italia è “Paese”, in accezione di territorio. Il mondo ha abbandonato la territorialità per recepire la mondialità e le funzioni. L’italianità non è il prodotto della penisola. Sulla rete non esistono territori ma relazioni funzionali. Se percepiamo il fatto che il territorio nel mondo globale è la rete allora il prodotto che vogliamo promuovere è articolato in funzioni. Il tema è quali sono i vettori e quali i ricettori della potenza italiana nel mondo. I vettori sono i soft power per relazioni funzionali. Non possiamo pensare di generare energia genericamente. La rete web fa articolazioni secondo le funzioni. Sulle funzioni diventano importanti le capacità funzionali del Paese. Noi dobbiamo vendere in un mondo che non parte dal territorio. I nostri punti di forza sono articolati lungo le funzioni: noi dobbiamo usare il nostro sistema di funzione; non solo la lingua. Certo questa serve ma a volte quello che serve sono dei linguaggi. Gli italiani sono famosi per i gesti. Il gesto è un linguaggio. Noi dobbiamo affidare la nostra capacità di soft power al linguaggio. Ma su chi vogliamo esercitare il soft power? Sugli stranieri o su chi ha avuto un legame con il nostro paese. Se vogliamo lanciare i nostri valori dobbiamo lanciare un mondo di punti di forza del sistema italiano a favore di coloro che sono più predisposti verso di noi, cioè gli italici. Dobbiamo colloquiare con coloro che sono venuti dalla nostra esperienza e fanno parte del sistema mondo”.

Norberto Lombardi, Consigliere del Cgie, a questo punto spiega che parlerà di reti reali per distinguerle da quelle digitali, per osservare quei sistemi di relazioni costituiti sulle persone. “Quali sono queste reti reali? Quante sono le reti reali per promuovere le immagini e gli interessi del Paese?- si chiede Lombardi- in questo processo bisogna utilizzare le leve più efficaci. Queste reti sono il frutto di una sedimentazione storica dalla vicenda dell’emigrazione, un’emigrazione che con i suoi 26-28 milioni di espatriati è seconda solo a quella cinese. Quando parliamo di reti reali ci riferiamo alla rete della formazione italiana ricca articolata che va dalle scuole italiane pubbliche e private, ai dipartimenti di italianistica nelle università estere ai corsi di lingua degli enti promotori e degli istituti di cultura, alla rete dell’informazione e dell’intrattenimento italiana, alla rete della devozione e delle tradizioni che tramite le funzioni in italiano ha preservato un linguaggio preziosissimo, alla rete della lingua degli interessi che induce scambi linguistici e domande di apprendimento di italiano, alla rete delle comunità associative, alla rete dell’accoglienza e dell’integrazione che si estende a 1000 comuni italiani che offre servizi linguistici. Serve una rete delle reti che sia un asse di sostegno e rotazione. È necessario che questo campo dell’italianità abbia un sistema centrale. Passi in avanti se ne sono fatti ma forse il passo decisivo è il riconoscimento culturale, politico e istituzionale del ruolo che le reti reali possono svolgere a sostegno dell’Italia nella sfera globale”.

Prende la parola poi Silvana Mangione, Vice Segretario Generale del Cgie per i Paesi Anglofoni Extraeuropei, che afferma: “toccherò quattro punti: dalle reti alla rete; il passaggio dalla strategia integrata alle tattiche differenziate nell’applicazione di questa strategia integrata; la differenziazione delle scuole italiane all’estero e la necessità di attivare corsi bilingue; la situazione italiana all’estero. Nel 1994 il Presidente Bassetti parlava di mondo in italiano. Ma ci sono altre due reti: la rete degli italofili che possono essere trasformati in italofoni per allargare questa rete italica; la rete di coloro che imparano la nostra lingua per interesse professionale. A questo si lega il discorso di come realizzare in concreto anche sul territorio la ottima strategia presentata e come la integriamo con le due reti fondamentali dei dirigenti scolastici all’estero e degli enti promotori (che lavorano sul territorio e integrano i corsi di italiano nella scuola dell’obbligo dove abbiamo la sicurezza che i ragazzi non abbandonino)”.

La Mangione prosegue poi tracciando un quadro della situazione mondiale: “ci sono tre grandi bacini essenzialmente: il bacino europeo, il bacino dei paesi anglofoni extraeuropei e il bacino dell’America latina. L’italiano è una lingua importante ai fini della carriera. Negli Stati Uniti  i ragazzi studiano ciò che gli serve per fare carriera. Il discorso del bilinguismo da affiancare alla rete della scuola è ciò che noi stiamo facendo in questi paesi che sono punti di arrivo della nuova mobilità. Inserimento di corsi di lingue nelle scuole e corsi del sabato a cui partecipano i bambini e anche le famiglie. Ad esempio noi siamo partiti con 8 bambini e a new York e siamo a 250 quest’anno: è un grande successo. Un’esortazione che faccio infine è quella di cercare di stabilire criteri più precisi per la mappatura degli studenti”.

Segue poi l’intervento della scrittrice Lila Azam Zanganeh che racconta la sua esperienza personale e professionale: “la lingua italiana è sempre stata una scuola del cuore. È una storia personale. Mia madre parlava sia francese che italiano. L’italiano per me è stata una presenza. Io vivo a new York e i miei amici più cari sono italiani, non a caso. La fonte è il legame che inizia con una presenza, con una conversazione intorno al cibo. Questa conversazione diventa fonte. Io ho sempre scritto in inglese ma ho scritto da poco un libro dove c’è molto dell’Orlando furioso dell’Ariosto. Per me è importante la liberazione dell’energia di una cultura vissuta. Il contagio della lingua è fondamentale. All’Italia serve questa liberazione dell’energia. Questa energia viene ora dall’estero e torna in Italia”.

Prende poi la parola Bannati Agrebi, Ispettore Generale e Formatore di Docenti d’italiano in Tunisia che racconta la sua esperienza in questo Paese: “in Tunisia ci sono più di 40.000 studenti che scelgono l’italiano e più di 600 insegnanti. Le lingue sono all’interno del sistema istruzione. Negli ultimi due anni del liceo gli studenti possono scegliere una terza lingua oltre inglese e francese. La competizione è ardua tra le varie lingue per attrarre all’italiano. L’italiano è una lingua vissuta e parlata in tutti i suoi aspetti: dalla musica al teatro. Bisogna pensare degli strumenti per mantenere viva la lingua italiana. Io mi spostavo nel deserto da Tunisi per formare gli insegnanti. Ho poi creato questo progetto per far innamorare dell’italiano gli studenti. Andavo in giro con loro e i loro insegnanti e preparavo delle prove per sviluppare competenze linguistiche italiane e non solo linguistiche. Abbiamo visitato molti siti e musei. Questo progetto ha aiutato molto a mantenere viva la lingua italiana e ad attualizzare la lingua: la lingua rispecchia i valori. Non dobbiamo confinare una lingua a parlare di argomenti alti. Dovrebbe essere portatrice di valori universali. La lingua deve cambiare col mondo. Mi auguro infatti che possa diventare uno strumento di integrazione. La lingua italiana è importante anche per i migranti. Vorrei che questa lingua italiana non restasse solo uno strumento per esprimere sofferenze ma per trasmettere gioia”.

Interviene poi in rappresentanza della situazione del suo la paese d’origine, la Cina, Federico Web, Italianista, Direttore del dipartimento di italianistica della Beijing Foreing Studies University: “Negli utlimi 15 anni è stato possibile vedere una nuova Cina e osservare nuovi scambi tra i due paesi. Oggi in Cina già 33 università in 17 città hanno istituito lo studio dell’italiano. Dal 2014 a Pechino è partito il primo corso di dottorato. A livello universitario sono 23.600 gli studenti che hanno scelto la lingua italiana come specializzazione. Ma abbiamo carenza di insegnanti di italiano: solo 44 sono gli insegnanti italiani e 136 i cinesi. Ogni anno ci impegniamo per migliorare competenze didattiche e pedagogiche degli insegnanti cinesi di italiano. In Cina sono nate centinaia di scuole private che insegnano italiano. Un picco si è avuto negli ultimi 5 anni con circa 5.000 studenti che scelgono di studiare in Italia all’università. Dalla fine del diciannovesimo secolo l’Europa è diventata meta degli studenti cinesi mentre l’Italia è diventata meta solo dal 2005. Attualmente gli studenti cinesi in Italia sono 20.000 e gli studenti italiani in Cina 6.400. Possiamo quindi affermare che l’influenza italiana in Cina ancora non corrisponde all’influenza culturale di altri paesi come Germania e America. L’Italia dovrebbe attrarre di più dato che tra l’altro l’italiano è la quarta lingua più studiata in Cina”.

L’ultimo a intervenire in questa sessione è Mons. Paolo Rizzi, della Segreteria di Stato della Santa Sede: “la curia romana è una realtà internazionale. Il regolamento generale prevede che per essere assunti sia necessaria la conoscenza dell’italiano; anche i diplomatici devono avere una conoscenza della lingua. Sono 40 le strutture che si occupano dell’azione pastorale del Papa. La corrispondenza tra dicasteri, uffici, parrocchie, diocesi, nunziature è in italiano. Tra tutti gli organismi della curia, pur trovandosi varie sezioni delle varie lingue, il più grande è quello dedicato all’italiano. Papa Francesco in tante visite all’estero si avvale della nostra lingua sebbene si adottino sistemi di traduzione simultanea tramite speaker o cartaceo. L’italiano curiale ha poi come caratteristiche fondamentali: la purezza della lingua (si evitano barbarismi o arcaismi neologismi) e la proprietà del linguaggio. Pertanto nella redazione delle pratiche interne l’italiano consente eleganza e purezza evitando ampollosità. (Maria Stella Rombolà/Inform)

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