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La proposta di un’indagine conoscitiva sullo stato della diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo

SENATO DELLA REPUBBLICA
In Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali
La proposta di un’indagine conoscitiva sullo stato della diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo
Un’iniziativa suggerita e illustrata ieri da Stefania Giannini (Sc), con l’auspicio della collaborazione di Commissione Affari Esteri e Comitato per le questioni degli italiani all’estero
ROMA – La proposta di un’indagine conoscitiva sullo stato della diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo è stata avanzata alla Commissione Istruzione pubblica e Beni culturali del Senato da Stefania Giannini (Sc), iniziativa da lei stessa annunciata la settimana scorsa anche all’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.
L’indagine, a cui la senatrice auspica vogliano collaborare anche la Commissione Affari Esteri e il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, riprenderebbe un’iniziativa analoga svolta dalle Commissioni Esteri e Cultura della Camera dei Deputati nella passata legislatura, così da proporre strumenti per ottimizzare la diffusione di lingua e cultura italiana all’estero. Tra gli obiettivi, richiamati dalla Giannini illustrando ieri la sua proposta in Commissione, anche un eventuale “intervento legislativo di modifica della legge n. 401 del 1990” in materia di Istituti Italiani di Cultura e promozione della lingua italiana nel mondo.
 “La diffusione della lingua e della cultura italiana all’estero è un tema che investe strumenti non accessori di politica estera e diplomazia culturale – ha affermato la relatrice, definendo la nostra lingua “quantitativamente debole, ma culturalmente forte”, così come il francese e il tedesco, “mentre l’inglese, il cinese mandarino e l’indiano hindi sono lingue anche quantitativamente forti, attraverso cui si veicola la maggior parte della comunicazione mondiale”. “Occorre dunque comparare le modalità con cui viene diffusa la conoscenza dell’italiano all’estero con le modalità adottate per le lingue ad esso similari – prosegue l’esponente di Scelta Civica, evidenziando la frammentazione degli strumenti di promozione della cultura italiana all’estero “su una pluralità di competenze, distribuite fra il Mae, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e altri soggetti di rilievo, la cui interazione – rileva – non è sempre efficace”. “Nel circuito, operano altresì due università italiane per stranieri (a Perugia e a Siena), nonché – ricorda – la società Dante Alighieri, con le sue numerose articolazioni all’estero”.
Diverso il caso della Germania, dove esiste un’agenzia “sintetica” – la Daad – che “si avvale di un istituto di grande prestigio come il Goethe Institute, assai radicato nei Paesi ospitanti” e dove il finanziamento pubblico viene definito dalla Giannini “imponente”: “pari a circa 500 milioni di euro all’anno a fronte dei soli 4 milioni stanziati dal nostro Mae nel 2012”. Anche in Francia viene rilevata la presenza di “funzioni fortemente centralizzate in capo ai Ministeri responsabili per l’Educazione e gli Affari esteri” e finanziamenti pubblici che, sebbene inferiori a quelli tedeschi, sono “nell’ordine di decine di milioni di euro all’anno”.
Il modello di maggiore attrattività per l’Italia indicato da Stefania Giannini è quello della Repubblica popolare cinese che, “dopo l’apertura al mondo occidentale, ha pianificato la diffusione della propria lingua all’estero attraverso l’Istituto Confucio, presente in numerosi Paesi ospitanti in regime di cofinanziamento”.
L’auspicio è quello di “una razionalizzazione dell’attuale frammentazione del sistema italiano, che consenta un migliore collegamento fra settori diversi, ugualmente interessati al tema”, percorso che l’indagine proposta potrebbe favorire “capitalizzando il lavoro già svolto nella scorsa legislatura, acquisendo i contenuti delle audizioni compiute”. La relatrice ricorda poi come l’ultimo intervento legislativo in proposito sopra richiamato (la legge n. 401 del 1990) riguardi anche gli Istituti Italiani di Cultura all’estero, la cui istituzione risale al 1926.
Concordi nell’avvio dell’indagine gli interventi successivi a quello della relatrice Giannini. Mentre Pietro Liuzzi (Pdl) suggerisce di estendere la riflessione anche “alla doverosa sinergia con altre rilevanti istituzioni rappresentative del marchio italiano all’estero come l’Ice, la Simest, l’Alitalia, la Rai e l’Ansa”, Fabrizio Bocchino (M5S) definisce la promozione della lingua italiana “strategica anche ai fini della promozione dei beni culturali, così da generare curiosità nei confronti del nostro Paese e quindi determinando un incremento dei flussi turistici” e sottolinea le possibili ricadute positive in termini di presenza straniera in Italia, presenza che potrebbe favorire – dice – l’integrazione di culture diverse sul territorio nazionale.
Claudio Martini (Pd) richiama il confronto in corso presso le istituzioni europee per il mantenimento dell’uso ufficiale della lingua italiana e auspica che l’indagine presti attenzione anche ai connazionali all’estero “di seconda, terza o quarta generazione, che spesso non conoscono l’italiano, né hanno la possibilità di apprenderlo pur in presenza di una forte domanda in tal senso”, mentre Riccardo Mazzoni (Pdl) si sofferma sulla necessità di promuovere anche presso le comunità straniere in Italia una più approfondita conoscenza della nostra lingua. Mazzoni cita la comunità cinese di Prato come esempio degli aspetti di forte criticità che ancora presenta la conoscenza dell’italiano nelle collettività immigrate, augurandosi che l’indagine possa approfondire anche questo punto.
La Commissione conviene dunque di richiedere alla Presidenza del Senato l’autorizzazione allo svolgimento dell’indagine, con l’intesa di un pieno coinvolgimento della  Commissione Affari esteri e del Comitato per gli italiani all’estero, se interessati. (Viviana Pansa – Inform)
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