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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

La nuova mobilitazione Campana

ITALIANI NEL MONDO

Dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 della Fondazione Migrantes

 

I dati sulla migrazione indici delle profonde difficoltà strutturali della regione

 

ROMA – Dal bilancio migratorio della regione Campania dell’ultimo decennio si evince una nuova e consistente mobilitazione, come segnalato dal Rapporto Italiani nel Mondo 2017 della Fondazione Migrantes, nella sezione dedicata alle regioni. L’età media della popolazione italiana, in base al Censimento del 1951, era di circa 30 anni. L’Italia attuale invece ha una struttura demografica che supera per invecchiamento il Giappone e la Germania mentre le provincia di Avellino e Benevento sono tra le più anziane della Regione Campania, al di sopra della media nazionale. Se l’indice di vecchiaia in Italia è pari al 161,4%, in Irpinia raggiunge il 164,2%. Se un comune medio irpino, di circa duemila abitanti, perde 25-30 residenti l’anno, i comuni al di sotto dei mille, tra il 2030 e il 2065 sono destinati inevitabilmente a sparire. Questi dati non solo semplici indicatori demografici, ma rappresentano una difficoltà strutturale che ha radici ben più profonde e lontane.

Secondo il Rapporto della Migrantes la Campania, infatti, ha vissuto, a differenza di altre regioni del Mezzogiorno, entrambe le grandi fasi migratorie della diaspora italiana, quella tra il XIX e il XX secolo, diretta soprattutto oltreoceano, e quella “fordista”, dal secondo dopoguerra fino alla metà degli anni Settanta. Si può poi individuare una terza fase attualmente in corso, che parte dalla seconda metà degli anni novanta. Nella neonata Repubblica Italiana si tentò, in linea con le gestioni del passato, di attuare lo stesso sistema posto in essere in età liberale, investendo nelle strutture dell’emigrazione: porti, stazioni e, dal 1948, Centri Emigrazione. Il Centro di Napoli, in particolare, insieme a quello di Genova e Milano, fu uno dei più importanti e ospitava alcune delegazioni dei paesi con i quali l’Italia aveva sottoscritto accordi di reclutamento e doveva servire a gestire l’emigrazione verso vecchi e nuovi sbocchi transoceanici. Questa emigrazione però si esaurì in pochi anni e lasciò spazio a un flusso inverso che si dirigeva verso l’Europa continentale. (Inform)

 

 

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