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In Commissione Finanze il sottosegretario Alessio Mattia Villarosa sullo status di residenza fiscale dei cittadini italiani residenti all’estero trattenuti in Italia a causa dell’emergenza Covid 19

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Villarosa risponde ad un’interrogazione presentata da Massimo Ungaro (Italia Viva, ripartizione Europa) e Cosimo Ferri (Iv): “Nella situazione in esame può trovare applicazione l’orientamento generale raccomandato dall’Ocse nella situazione ‘eccezionale’ della pandemia”  

 

ROMA – Il sottosegretario per l’Economia e le Finanze Alessio Mattia Villarosa ha risposto in Commissione Finanze della Camera dei deputati all’interrogazione presentata da Massimo Ungaro (Italia Viva, ripartizione Europa) e da Cosimo Ferri (Iv) sullo status di residenza fiscale dei cittadini italiani residenti all’estero trattenuti in Italia a causa dell’emergenza Covid 19.

Ungaro e Ferri segnalano in particolare l’opportunità di rinviare al 2021 l’applicazione della regola secondo la quale risulta acquisita la residenza fiscale in Italia una volta trascorsi 183 giorni nel Paese, seguendo così le indicazioni dell’Ocse che in un documento pubblicato nell’aprile scorso invitava le amministrazioni e le autorità competenti a considerare la circostanza eccezionale, dovuta al Covid-19, per prevedere periodi più idonei nella valutazione dello stato di residenza. Questo per evitare che dalla situazione emergenziale presente non derivino ulteriori aggravi per le amministrazioni fiscali e i contribuenti.

Nell’interrogazione si chiedono dunque iniziative per “garantire ai cittadini iscritti all’Aire di non vedere compromesso il proprio status di residenza fiscale all’estero in ragione di un più prolungato periodo di permanenza in Italia nel corso del 2020, considerato che sia la mobilità nazionale che internazionale hanno risentito e continuano a risentire delle misure di contenimento del Covid-19”.

In premessa Villarosa ha chiarito la normativa in vigore, segnalando che il Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) considera “residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”, requisiti che “sono tra loro alternativi per cui, ai fini della verifica della residenza fiscale, risulta sufficiente la sussistenza di uno solo di essi”, e che “devono risultare combinati con l’elemento temporale, inteso come perdurare delle situazioni giuridiche delineate per un periodo non inferiore a 183 giorni all’anno, 184 giorni in caso di anno bisestile”.

“Le informazioni riguardanti i cittadini Aire, come la data di iscrizione all’Aire, il Consolato di riferimento, l’indirizzo di residenza estera, e altro, vengono comunicate all’Anagrafe Tributaria dai Comuni tramite l’Anagrafe Nazionale Popolazione Residente (Anpr) oppure a seguito dell’invio, da parte del Ministero dell’Interno, dei dati dell’Aire centrale, una banca dati istituita presso lo stesso Ministero che contiene i dati trasmessi dalle anagrafi comunali – rileva il Sottosegretario, precisando che “l’iscrizione formale all’Aire da parte di un cittadino italiano non è elemento determinante e idoneo ad escludere la residenza fiscale in Italia qualora l’Amministrazione finanziaria accerti la sussistenza del requisito del domicilio, e/o della residenza”.

Viene poi ricordato che “le disposizioni contenute nelle vigenti Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia, basate sul Modello di Convenzione fiscale dell’Ocse, regolano la potestà impositiva tra l’Italia e l’altro Stato contraente in relazione ai rispettivi residenti e ad una serie di tipologie reddituali, al fine di evitare fenomeni di doppia tassazione, nello Stato della fonte del reddito e nello Stato di residenza della persona”. “Nei casi in cui una persona fisica sia considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, ai sensi delle rispettive normative domestiche, apposite disposizioni, generalmente contenute all’Articolo 4 delle Convenzioni, individuano i criteri dirimenti, le cosiddette «tie-breaker rules», al fine di stabilire la residenza della persona ai fini della Convenzione. Tali regole – precisa Villarosa – prendono in considerazione, nell’ordine, i criteri della disponibilità di un’abitazione permanente, il centro degli interessi vitali, il luogo in cui il soggetto soggiorna abitualmente, la nazionalità e quando non sia possibile stabilire la residenza in base a detti criteri, le autorità competenti degli Stati contraenti devono accordarsi al riguardo”.

Il Sottosegretario ricorda poi che in sede di partecipazione ai lavori Ocse, l’Italia ha espresso parere favorevole alla pubblicazione di linee guida da parte dell’Organizzazione sulla questione in esame. Nel  documento sopra richiamato – aggiunge, – per quanto concerne le variazioni dello status di residenza per le persone fisiche, si evidenzia che, con riferimento alle ipotesi in cui una persona si sia temporaneamente allontanata dalla residenza abituale, e rimanga bloccata nel Paese «ospitante», a causa della situazione emergenziale della pandemia e conseguenti misure adottate dai Paesi, tale situazione emergenziale non dovrebbe incidere sullo status precedente di residenza del soggetto ai fini del trattato.

Prendendo in considerazione il criterio del «soggiorno abituale», tra le citate «tie-breaker rules», l’Ocse ricorda infatti che “lo Stato nel quale si soggiorna abitualmente non può essere determinato soltanto prendendo in considerazione il numero dei giorni di presenza nel Paese in un dato periodo di riferimento, ma occorre anche valutare il carattere di «abitualità» del soggiorno, legato alla frequenza, durata e regolarità nella vita ordinaria del soggetto”. Di conseguenza si invitano “le amministrazioni fiscali e le autorità competenti a tenere in considerazione il carattere di circostanza eccezionale rivestito dall’emergenza da Covid-19”.

Il Sottosegretario condivide il fatto che “nella situazione in esame possa trovare applicazione l’orientamento generale raccomandato dall’Ocse nella situazione «eccezionale» della pandemia, nel senso di «neutralizzare» quanto più possibile l’impatto delle misure di restrizione dovute alla crisi Covid, in modo da non gravare sugli adempimenti delle amministrazioni fiscali e dei contribuenti, mantenendo ove possibile la disciplina convenzionale ordinaria anche durante l’emergenza Covid-19”. Di conseguenza, ritiene che il prolungamento della residenza in Italia a causa delle restrizioni legate alla pandemia debba essere adeguatamente valutata per stabilire la variazione di residenza.

In linea con tale orientamento – segnala Villarosa – “sono stati già conclusi accordi con le Autorità competenti di alcuni Paesi, finalizzati a risolvere le problematiche interpretative, in relazione alle disposizioni convenzionali sul lavoro dipendente, con riferimento alla tassazione delle remunerazioni percepite dai lavoratori frontalieri che svolgono l’attività lavorativa in modalità agile, a causa delle misure per la pandemia da Covid-19”. Egli richiama in particolare “gli accordi interpretativi delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni, rispettivamente, con l’Austria, in vigore dal 27 giugno 2020, con la Francia, vigente dal 24 luglio 2020, e con la Svizzera, in vigore dal 20 giugno 2020, i quali consentono che, nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori frontalieri, continuino ad applicarsi le specifiche disposizioni convenzionali, anche se gli stessi, a causa dell’emergenza epidemiologica, non oltrepassano più abitualmente la frontiera o, comunque, svolgono la propria attività lavorativa in uno Stato diverso da quello di residenza fiscale”.

“Gli uffici dell’Amministrazione finanziaria – assicura Villarosa, – per quanto di competenza, confermano la loro disponibilità ad assicurare la trattazione di procedure amichevoli con le autorità dei Paesi interessati, ove siano rilevati casi di difficoltà o dubbi inerenti all’interpretazione o all’applicazione di specifiche disposizioni contenute nelle Convenzioni sulle doppie imposizioni, in considerazione delle circostanze verificatesi con l’emergenza sanitaria ancora in corso”.

In sede di replica Ungaro si dichiara soddisfatto della risposta e chiede di garantire adeguata pubblicità alla questione, anche mediate un’apposita circolare dell’Agenzia delle Entrate che segnali quanto illustrato dal Sottosegretario. (Inform)

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