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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Consiglio Ue approva la direttiva che riforma il diritto d’autore

DIPARTIMENTO PER LE POLTICHE EUROPEE

Il governo italiano – non ravvisando nel testo la piena tutela della libertà di informazione, espressione e creatività – ha votato contro il provvedimento

ROMA – Dopo un lungo negoziato, il 15 aprile il Consiglio dell’UE ha approvato in via definitiva la direttiva che riforma il diritto d’autore (copyright). Il governo italiano – non ravvisando nel testo la piena tutela della libertà di informazione, espressione e creatività – ha votato contro il provvedimento, insieme a Paesi Bassi, Polonia, Lussemburgo, Finlandia e Svezia. Astenuti Belgio e Slovenia.

La proposta di direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale contiene articolate disposizioni per adattare al contesto digitale il sistema di eccezioni e limitazioni alla protezione del diritto d’autore, armonizzandolo in misura più incisiva a livello UE.

Il testo è stato presentato il 14 settembre 2016 dalla Commissione europea in seguito alla Comunicazione del dicembre 2015 “Verso un quadro normativo moderno e più europeo sul diritto d’autore”, che auspicava un aggiornamento della normativa europea in materia di diritto d’autore, nell’ambito della Strategia per il mercato unico digitale.

La proposta è stata particolarmente dibattuta in quanto ha l’ambizione di definire un quadro regolatorio in uno scenario di innovazione tecnologica in accelerazione, con conseguenze dirompenti per quei modelli di produzione, scambio e business attualmente considerati “innovativi”.

La direttiva intende inoltre sanare la mancanza di regole che disciplinino le modalità di ripartizione dei profitti (value gap) tra titolari dei contenuti e fornitori di servizi di condivisione dei contenuti online (online content sharing service providers).

I soggetti interessati dalla direttiva – oltre ai cittadini dell’UE – sono gli operatori dell’industria creativa e della stampa, i prestatori di servizi online, i ricercatori, i docenti, gli istituti di tutela del patrimonio culturale. In particolar modo, la nuova disciplina provocherà un significativo impatto sui servizi di musica in streaming, le piattaforme video on demand, gli aggregatori di notizie e le piattaforme di contenuti caricati dagli utenti, che sono diventati i principali punti di accesso alle opere creative e agli articoli di stampa. (Inform)

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