ITALIANI ALL’ESTERO
KEMPTEN / SCHIO – Lo scorso sabato, 27 dicembre, con quattro amici e conoscenti, ho preso parte a un singolare pellegrinaggio a Schio, una ridente cittadina in provincia di Vicenza. Dico “singolare” per il fatto che lo scopo del nostro viaggio non era soltanto quello di andare a pregare la Regina dell’Amore, ma quello di portare circa 3500 lattine e 6 sacchi di cibo secco, per un totale di una tonnellata e mezza, per le decine di gatti di quella zona. Walter, il capo comitiva, la nostra “guida”, infatti, che –anni fa, trovandosi da quelle parti– si era potuto rendere conto della necessità di sfamare, con scatolette di cibo, i molti randagi della zona, in questi ultimi mesi, ne aveva preparato una grande quantità –insieme con sua moglie Claudia e suo figlio Christian– e, quindi ha invitato a partecipare a questo viaggio natalizio i suoi (e miei) amici Wolfgang e Ingrid, che –a loro volta– hanno coinvolto anche me. Sabato, di buon mattino, quindi, siamo partiti in cinque da Kempten e –via Brennero, con un paio di soste in Austria e in Italia– siamo arrivati a Schio –precisamente– in contrada S. Martino, poco dopo le tredici.
Lì ci attendevano Francesca “la Gattara”, direbbero a Roma e il suo collaboratore principale: Isidoro, i quali ci hanno consigliato di andare a pranzo, prima di scaricare il cibo e prima di andare a venerare la Vergine. Per questo siamo andati a mangiare in un ristorante a conduzione familiare distante qualche metro del nostro parcheggio e, sia noi “tedeschi”, sia di due “italiani” siamo rimasti più che soddisfatti: io –addirittura– ho dato una parte del mio galletto allo spiedo a uno dei commensali e Francesca, che aveva preso insieme con Isidoro due “Fiorentine”, piuttosto grandi ne ha approfittato per confezionare immediatamente con i resti di tutti del cibo fresco per gli amati felini. Dopo un calice di vino generoso del posto e un paio di caffè corretti, non mancando di complimentarci con le due deliziose Chiara e Sophie, figlie dei proprietari, con le quali ho voluto fare una foto ricordo, siamo andati a raggiungere le due cappelle della Madonna dell’Amore. Walter, non solo ha regalato tutto il cibo per i gatti; ha voluto pagare anche il pranzo di tutti! Nella cappella aperta abbiamo trovato gente assorta in preghiera e io non ho mancato di scrivere nel libro dei visitatori una preghiera alla nostra Madre, chiedendoLe di aiutarmi quando mi presenterò nell’altro mondo al cospetto del nostro Creatore; un mondo eterno in cui sono certo di incontrare tutti gli amici, conoscenti, parenti e soprattutto la mia adorata Sposa Enza, “la mia forza, la mia vita”. Dopo questa parentesi, debbo dire: “mistica”, anche perché tutta la comitiva è credente, siamo passati alla “consegna della merce”. Walter ha parcheggiato il furgone con rimorchio davanti al garage di Isidoro e tutti ci siamo messi a scaricare le centinaia di scatolette di cibo e diversi sacchi di altro mangime, aiutati anche da una gentile signora, vigile del fuoco. Poi è venuto il momento dei saluti e affettuosi abbracci con Isidoro e Francesca, che, come Isidoro, nel corso dell’incontro, mi ha raccontato della sua vita, dopo che essi si erano informati sulla mia. Infine, dopo una brevissima sosta in un grande supermercato della cittadina, in cui abbiamo comprato alimenti piuttosto rari in Germania, abbiamo ripreso il viaggio con solo un paio di soste e, dopo cinque ore abbonanti, eravamo di nuovo a Kempten, dove Walter e Erika ci hanno lasciato ognuno a casa nostra. Prima di lasciarci Erika mi domanda: “Conosci Contina? È la mia collega di lavoro”. E io, rispondendole: “Ma è la sorella di una delle mie figliocce: Kathrin!”. Come è piccolo il mondo! Che dire? In conclusione: nei miei ottantadue anni di vita, raramente avevo trascorso una giornata così intensa, spirituale, generosa, fraterna, altruista, anche verso gli animali! La mia ammirazione più sincera va a Walter, Erica, Francesco e Isidoro, per la generosità e la dedizione che essi hanno per questi gatti “veneti! Anch’io, a Randazzo, fino all’età di undici anni, ho badato con amore ai nostri gatti di famiglia: Pitrinu (Pietrino, dal mantello bianco pezzato di nero) e Maria (dal mantello grigio) e, dopo qualche anno, a Catania, passavo ore intere a giocare con Agostino, dal mantello fulvo, che, in realtà, si chiamava Faustino 8per il suo padrone) ed era cieco da un occhio… Terminando, ringrazio immensamente per l’invito i miei cari Wolfgang e Ingrid, che, peraltro, non compaiono spesso nelle foto, dato che sono stati loro i fotografi ufficiali. Grazie, miei carissimi Parenti di elezione!(Fernando A. Grasso/Inform)