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Cooperazione allo sviluppo: audizione in Commissione Esteri e Difesa del Direttore Generale del Maeci per la Cooperazione allo Sviluppo, Giorgio Marrapodi

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – Si è svolta davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera dei Deputati l’audizione informale del Direttore Generale del Maeci per la Cooperazione allo Sviluppo, Giorgio Marrapodi, nell’ambito dell’esame delle deliberazioni sulle missioni internazionali. Il senso di un multilateralismo efficiente ed efficace, già richiamato dal Ministro Di Maio, trova infatti ragionevole applicazione nella misura in cui le politiche di Cooperazione allo sviluppo siano affiancate alle missioni internazionali, siano esse militari o civili. Le missioni internazionali 2020 sono per lo più concentrate nel continente africano e nell’area mediorientale. Dal Sahel all’Afghanistan passando per il Corno d’Africa si può parla ormai di ‘Mediterraneo allargato’. “In questi contesti la Cooperazione allo sviluppo rappresenta uno strumento essenziale per rafforzare la resilienza delle comunità più fragili con effetti benefici a cascata sulla stabilità di intere regioni”, ha spiegato Marrapodi parlando di interventi finalizzati ai diritti umani complementari rispetto alle missioni militari. “Stabilizzazione delle crisi in atto, gestione dei processi di transizione e pacificazione, emancipazione delle donne e tutela dei minori: questi gli obiettivi principali all’insegna di una crescita duratura”, ha aggiunto Marrapodi menzionando la risoluzione dell’Ocse incentrata sull’asse sviluppo umanitario-sicurezza. Gli stanziamenti per il piano missioni 2020, per un ammontare di 121 milioni di euro, sono stati suddivisi per aree di interesse: circa 50 milioni andranno agli interventi umanitari d’emergenza e 70 milioni in interventi di sviluppo. Stanziamenti che arrivano tuttavia alla soglia dei 603 milioni di euro sommando quelli previsti dal piano missioni alla legge di bilancio. “In Africa i problemi riguardano i traffici illeciti, le minacce del terrorismo, i cambiamenti climatici, la questione migratoria aggravata dalla crisi economica da Covid, i rapidi cambiamenti e la crescita demografica”, ha spiegato Marrapodi sottolineando l’importanza dell’approccio bilaterale in taluni scenari. “Il Sudan è stato designato dalle stesse istituzioni europee come Paese pilota per gli interventi in campo sociale e sanitario; poi c’è la Somalia che rientra nella lista dei venti Stati più fragili a causa dei conflitti. Tutta la zona del Sahel dal 2012 è teatro di problemi securitari, umanitari e istituzionali: la sua stabilizzazione è strategica”, ha spiegato Marrapodi. “Nell’Africa mediterranea la maggiore attenzione è puntata sulla Libia sia per esigenze umanitarie e sia per diritti umani, in accordo con le istituzioni europee e le Nazioni Unite”, ha aggiunto Marrapodi con un occhio anche sulla confinante Tunisia. In Afghanistan la situazione è problematica a causa di un lungo conflitto ed è aggravata dall’emergenza Covid. “La prospettiva di un ritiro delle forze armate non deve far venir meno l’interesse della comunità internazionale per un duraturo cambiamento in quell’area”, ha ammonito Marrapodi. Siria e Iraq non sono scenari meno problematici per i conflitti: qui è operativa la coalizione antidaesh; del conflitto siriano risentono anche Giordania e Libano. “Anche in Palestina occorre continuare a portare il nostro sostegno”, ha sottolineato Marrapodi. (Inform)

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