direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Conferenza dei Missionari Italiani nel Mondo, alla Farnesina la voce di chi è in prima linea nell’accoglienza e nella lotta alla povertà: dall’Oceania all’Africa passando per il Medio Oriente

FARNESINA

 

 

ROMA – Chi sono e cosa fanno i missionari italiani nel mondo? Ne hanno parlato i diretti interessati durante la Conferenza a loro dedicata tenutasi alla Farnesina. Suor Anna Molinari, missionaria canossiana da Darwin in Oceania, ha ricordato il suo arrivo nel 1979 in Australia dove ha trascorso i primi anni ad Adelaide con gli immigrati italiani. “Qui ho compreso che essere missionari è un livello esistenziale di chi segue Gesù e comunica la sua parola”, ha spiegato Molinari parlando di una proficua collaborazione con l’ufficio consolare. Altra data importante è il 1999, quella della crisi umanitaria a Timor Est dove viene inviato un contingente italiano con incarichi di assistenza: il ruolo dei missionari è stato quello di facilitare questa missione di pace. “Il nostro aiuto arriva anche a quanti non possono permettersi assistenza legale per sbrigare pratiche come quelle pensionistiche”, ha aggiunto Molinari evidenziando quindi un’attività a tutto campo da parte delle opere missionarie italiane. Dal Myanmar in Asia, Padre Livio Maggi, del Pontificio Istituto Missione Estere, ha parlato di una presenza che dura da oltre cento anni in Paesi come la Cambogia con interventi nel campo dell’educazione, che aiuta così a uscire dalla povertà e creare una coscienza di popolo. Importante è stato poi il lavoro sanitario svolto nei decenni in questo angolo di mondo tra Tailandia e Cina. “Non c’erano solo persone da curare ma anche persone cui offrire opportunità di lavoro. Abbiamo anche programmi dedicati al reinserimento sociale di giovani con un passato difficile”, ha sottolineato Maggi chiedendo una maggiore attenzione al Maeci e alle istituzioni italiane attive nella cooperazione internazionale. Padre Luca Bergamaschi, dell’Operazione Mato Grosso, ha ricordato che ogni buon cristiano può essere un missionario offrendo la mano tesa a tutte le latitudini, andando oltre se stesso nell’aiuto agli altri. “Sono divenuto missionario perché non ero d’accordo con un mondo che emarginava i poveri. Ma la missione deve essere un’azione strutturata perché diventi efficace nella lotta contro la povertà”, ha spiegato Bergamaschi rievocando l’opera compiuta da Padre Ugo De Censi, quale cofondatore dell’Operazione Mato Grosso. Suor Maria de Lurdes Lodi Rissini, missionaria scalabriniana e coordinatrice della Caritas a Johannesburg in Sudafrica, ha ricordato che l’accoglienza dello straniero è testimonianza di aderenza agli insegnamenti biblici. “Scalabrini era portatore di una sensibilità missionaria profonda vedendo centinaia di italiani in partenza per l’estero. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono i quattro verbi utilizzati da Papa Francesco per quanto riguarda le migrazioni. La crisi sanitaria mondiale ha poi reso questo lavoro più difficile perché i poveri sono aumentati di molto così come i livelli di disoccupazione”, ha spiegato Rissini. Ai confini dell’Europa in Armenia Suor Benedetta Carugati, della Congregazione delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, ha ricordato come nel suo caso le vocazioni di medico e missionaria siano cresciute insieme. In Libano per sette anni si è occupata di bambini disabili; poi in Giordania è stata responsabile di una casa accoglienza. “La nostra missione è incontrare ogni bisognoso senza guardare la condizione di questa persona. La missione in Armenia è iniziata dopo il terremoto del 1988 per la volontà di Madre Teresa di aprire una casa per aiutare i terremotati: ci occupiamo ancora delle famiglie sfollate che spesso sono persone che vivono nella miseria più assoluta”. ha concluso Carugati segnalando il problema della criminalità, della prostituzione e delle bande di adolescenti .  (Simone Sperduto/Inform)

 

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