direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Comites e Patronati, due esempi dello stesso problema

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 5.11.2014 l’editoriale del direttore Marco Basti

 

BUENOS AIRES – Alle elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) che si chiuderanno il19 dicembre, parteciperanno meno liste e meno candidati che nelle precedenti elezioni del 2004. Ma soprattutto si ridurrà di molto (drammaticamente dicono alcuni) il numero degli elettori. Questo perché è stato approvato un nuovo regolamento che prevede l’iscrizione previa in un elenco elettorale da compilare prima di ogni elezione. Una modifica del regolamento fatta per le elezioni per il rinnovo dei Comites, ma che vuole essere la prova per il sistema previsto per le future elezioni politiche.

Un sistema che prevede che l’iscrizione sia personale e qui c’è un altro aspetto che viene molto criticato. Idealmente è un sistema moderno e sicuro. La realtà però, dimostra che non si è tenuto conto (ma qualcuno sostiene che è stato fatto apposta) del fatto che in paesi come quelli dell’America Latina, le distanze fino alle sedi consolari sono enormi, i mezzi di trasporto deficienti e a vote cari, che le reti informatiche non arrivano in tutte le parti in modo soddisfacente e che una buona fetta degli elettori, in genere persone anziane (ma non solo), non è abituata a usare i mezzi informatici, perché non ha le possibilità economiche o tecniche. Un altro dato che sembra portare acqua nel mulino di quanti sostengono che c’è un deliberato proposito di far fallire queste elezioni, è stato la richiesta di un numero di firme eccessivo per la presentazione di una lista per partecipare alle elezioni.

E infatti sembra che sia così, quando si pensa che per le elezioni politiche erano richieste solo 150 firme per presentare una lista in tutta la ripartizione, cioè in tutto il continente, mentre ora per le elezioni locali, sono state richieste 100 o 200 firme, secondo il numero di cittadini residenti. Vero è che, come sosteneva giorni fa l’on. Mario Borghese, un dirigente di una collettività numerosa come quella dell’Argentina dovrebbe fare un mea culpa se non riuscisse a raccogliere un centinaio di firme per presentare una lista, ma la contraddizione col numero di avalli richiesti per le elezioni politiche sembra evidente.

Ed evidentemente non tutti quanti si considerano dirigenti hanno potuto o saputo raccogliere firme per presentare una lista, visti i fallimenti anche vistosi che in alcune circoscrizioni – non in Argentina – hanno portato all’annullamento delle elezioni in assenza di liste.

Tornano di attualità gli appelli lanciati dai dirigenti della nostra comunità in tutte le precedenti elezioni. Andate a votare. Anche quando non si possono nascondere le delusioni di oggi e di ieri, anche quando spesso si ha la sensazione che tutti siano carrozzoni mossi solo dalla grande vanità di alcuni dirigenti. Forse è vero per alcuni, ma non tutti sono i dirigenti sono uguali, né tra gli attuali, né tra quelli che si presentano per la prima volta. Ce ne sono anche capaci, entusiasti e impegnati. E anche con idee.

E poi non bisogna dimenticare che questi sono gli strumenti di rappresentanza che abbiamo oggi a disposizione e che comunque vadano le elezioni, che siano votati da pochi o da molti, gli eletti saranno i nostri rappresentanti. Per cui rimane valido l’invito a informarsi e iscriversi per poter votare, responsabilmente, consapevolmente. Come è stato detto in passato, è importante votare per dimostrare che siamo in tanti e che non vogliamo essere lasciati da parte o dimenticati da Roma.

Per iscriversi c’è tempo fino al 19 novembre, cioè ci sono soltanto due settimane ancora a disposizione. Poi ci sarà un altro mese per decidere chi votare. Le liste comunque sono già state ufficializzate.

Lasciati da parte come viene dimostrato anche dalla riduzione della rete consolare (che per fortuna, per adesso, ha risparmiato le sedi in Argentina che ad ogni modo sembrano insufficienti), dai tagli agli enti gestori dei corsi di italiano e dalle forbici che si sono abbattute sui fondi ai Patronati. Infatti, nella ossessiva ricerca di sprechi veri o presunti, spronato dall’Ue, il governo presieduto da Matteo Renzi, come fecero in passato i precedenti guidati da Berlusconi, Monti o Letta, tagliano a destra e manca e questa volta è toccato ai Patronati, quelli enti legati a centrali sindacali e imprenditoriali e a associazioni no profit, che assistono le persone nelle loro pratiche lavorative, previdenziali, pensionistiche e burocratiche.

Molte di quelle pratiche assegnano un punteggio, in base al quale poi lo Stato italiano, tramite generalmente il ministero del Lavoro, paga una contributo/compenso ai Patronati. Si tratta di un sistema antico, nato nell’ultimo dopoguerra che, col passare del tempo ha subito alcuni cambiamenti, passando da un rapporto più stretto con lo Stato (inizialmente erano considerati parastatali) a organizzazioni di servizi no profit. Oggi sembra che siano caduti in disgrazia insieme alle centrali sindacaliperché in un certo senso identificati con la politica che attualmente è diventata una brutta parola in Italia. E quindi se non da abbattere, almeno sì da ridurre.

Intendiamoci, lo Stato deve curare gli interessi di tutti e sicuramente vanno evitati gli sprechi. Tutto sta nella misura e nella precisione dei tagli. Questi che sono stati decisi sui fondi ai Patronati, secondo quanto denunciano, avranno pesanti ricadute nei servizi in favore del lavoratori anche in Italia. Qualcuno sostiene che non potranno essere mantenute le sedi all’estero, che danno un servizio in favore degli italiani residenti fuori d’Italia. Quindi l’alternativa sarebbe o la chiusura, o far pagare, almeno parzialmente i servizi. Ancora si studia quali saranno le conseguenze dei tagli.

Patronati e Comites sono strumenti ideati da un’Italia che oggi non c’è più, perché immersa in una profonda crisi che non è solo economica, ma  è di identità, di progetto e di futuro.

Patronati e Comites, così come il CGIE, i nostri parlamentari, il nostro voto, le consulte regionali per l’emigrazione o per i corregionali all’estero, gli enti gestori dei corsi d’italiano o il sistema delle Camere di Commercio italiane all’estero, da tempo non sono più tabù intoccabili. Ad un’Italia guidata da una classe politica che pensa solo a tagliare per restare al passo con un’Europa e un mondo che cambiano velocemente, sembra difficile parlare in difesa di questi strumenti creati durante oltre mezzo secolo da quando il Paese svegliatosi dall’incubo del fascismo e dei disastri della guerra, sognava un futuro e cercava di riallacciare i rapporti con i suoi cittadini che erano stati costretti all’emigrazione. La grande sfida, per l’Italia e per noi, sembra saper ritrovare quello spirito, per ristabilire il dialogo. Da esso si vedrà se gli strumenti sono ancora utili o se ci vogliono altri. Ma intanto non buttiamo al mare quello che c’è. Iscriviamoci per votare alle elezioni dei Comites. E vediamo cosa succederà con i Patronati. (Marco Basti, direttore di Tribuna Italiana /Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform