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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Viaggio missionario. Bolivia. Il mio incontro con la vera dignità

MISSIONARI ITALIANI NEL MONDO

Su “Terre Lontane”, notiziario delle Missioni Don Bosco, la testimonianza di Marcella (Ufficio Progetti )

 

 

TORINO – La Bolivia, grande quasi quattro volte l’Italia, è una terra dai molteplici volti, ricca di contrasti geografici, climatici, culturali, etnici. Con le terre orientali tropicali divise tra bacino amazzonico e l’area del Chaco e la regione andina con le sue montagne che raggiungono e a volte superano i 6.000 metri ed il vasto altopiano con un’altezza media di 3.500 metri, è soprattutto un paese tropicale a cui si aggiunge il fascino della lotta quotidiana dell’uomo per sopravvivere ad alta quota.

È un paese multietnico che non ha ancora trovato la sua identità nazionale soffocata dalla convivenza contrapposta tra la maggioranza meticcia e le numerose minoranze indie. Un paese dove il 38% circa della popolazione vive sotto la soglia di povertà, nonostante le ingenti risorse minerarie e dove, accanto alle città, crescono le grandi periferie suburbane fatte di baracche e degrado.

Anche la mia Bolivia ha mille volti. Sono quelli dei missionari di Don Bosco che dedicano quotidianamente la loro vita ai poveri e ai giovani di questo Paese.

A Montero, nella periferia di Santa Cruz della Sierra, la Bolivia ha il volto di Padre Luigi della comunità di La Floresta che, grazie all’aiuto delle Damas Salesianas, porta avanti una mensa per circa 100 bambini provenienti da famiglie poverissime.

A Santa Cruz, invece, assume i lineamenti di Padre Ottavio che, con il suo Proyecto Don Bosco, cerca di strappare dalla strada i chicos de la calle, accogliendoli tutti, indistintamente,  con quell’amore incondizionato che solo un padre può avere e che trasuda dal suo sguardo stanco.

C’è poi il viso sorridente di Padre Vincenzo che vive in uno dei barrio più poveri e degradati di Santa Cruz, lui una casa non ce l’ha, la sua casa è quella dei poveri, dei bambini abbandonati da genitori troppo ubriachi per potersi occupare di loro.

La campagna di São Carlos, invece, ha il viso di Padre Arturo che si è preso a cuore la Casa Don Bosco di Yapacanì, un centro gestito da un gruppo di volontari colombiani che accoglie i figli dei campesinos della zona. Ragazzi dai 12 ai 17 anni che diversamente non potrebbero andare a scuola per le distanze eccessive.

A Kami, infine, un paese di case di lamiere abbarbicato sulle Ande, a più di 4.000 metri, dove vivono mineros e campesinos, la Bolivia ha il volto di Padre Serafino.

Un pioniere con l’aspetto da Babbo Natale, che è stato capace, grazie alla sua lungimiranza e intraprendenza, di regalare la luce agli abitanti di questo piccolo paese andino. Ha infatti realizzato una centrale idroelettrica attraverso una risorsa locale, le acque del fiume Ayopara, che gli consente anche di vendere il surplus energetico all’ente nazionale statale per sostenere tutte le attività della missione.

Questa è la mia Bolivia: mille volti con un unico sguardo rivolto nella stessa direzione, uno sguardo paterno, d’amore verso i più piccoli e i più poveri.(Marcella-Terre Lontane, 1/2019)

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