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Trattati di Roma: il futuro della Unione Europea importante per il nostro paese, ha detto il ministro Susana Malcorra

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana”, Buenos Aires

Il ministro degli Esteri argentino lo ha detto nel suo intervento nel dibattito che la Ambasciata italiana ha organizzato insieme alla delegazione locale della Unione Europea e la Universita’ di Buenos Aires, su successi e sfide per la Ue a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma

 

BUENOS AIRES – Celebrazione del passato, analisi del presente e delle prospettive future dell’Unione europea, sono state al centro di un interessante incontro organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Buenos Aires, dall’Università di Buenos Aires e dalla Delegazione dell’Unione Europea in Argentina, per celebrare il 60º anniversario dei Trattati di Roma. La manifestazione si è tenuta presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia e ad essa ha preso parte il ministro degli Esteri dell’Argentina, Susana Malcorra.

A fare gli onori di casa, nelle rispettive vesti, l’ambasciatore d’Italia Teresa Castaldo, l’incaricato  d’Affari della Delegazione dell’Ue in Argentina, Francois Roudiè e il Rettore dell’Università di Buenos Aires, Alberto E. Barbieri.

Nella prima parte della manifestazione il prof. Rosario Aitala, giudice e consulente giuridico del Senato italiano, ha ricevuto la nomina di Professore Onorario dell’Università di Buenos Aires, per i suoi meriti in materia di lotta alla criminalità organizzata. Meriti che sono stati messi in evidenza dal Rettore Barbieri e che il prof. Aitala ha ringraziato commosso.

Quindi l’ambasciatrice Teresa Castaldo ha parlato del significato della manifestazione dal titolo: “L’Unione Europea tra successi e sfide nel 60º anniversario della firma dei Trattati di Roma”, sottolineando che la cerimonia che si è svolta presso l’Università di Buenos Aires, è uno dei duecento eventi organizzati dalla Farnesina in tutto il mondo, in occasione dell’importante ricorrenza.

Castaldo ha esordito dicendo  che quella dell’Unione europea è una storia di integrazione impensabile per i più ai tempi in cui è nata, che ha raggiunto risultati straordinari, senza nascondere le sfide che deve affrontare oggi, quindi non una semplice e autocompiacimente celebrazione, ma un’analisi e un dibattito profondo sul presente e sul futuro dell’Europa unita.

L’Ambasciatore d’Italia ha ricordato i profondi legami che uniscono l’Argentina all’Europa da dove emigrarono milioni di persone in passato, e il loro contributo nella costruzione del Paese e come il continente da dove ieri emigrarono milioni di persone verso le Americhe, oggi è meta per milioni di persone, che fuggono da zone di conflitto o di povertà e che cercano in Europa un futuro migliore, diventando uno degli argomenti di maggiore attualità nel dibattito all’interno dell’Ue.

Castaldo ha detto che sulle macerie dell’ultimo conflitto mondiale, l’Europa costruì, dopo la firma dei Trattati di Roma, un nuovo paradigma di democrazia, diventò un faro nella difesa dei diritti dell’uomo e avviò un percorso di crescita economica e di benessere per i suoi popoli.

Infine ha ricordato il percorso di adesioni e trattati, in particolare quelli di Maastricht e Lisbona, che segnarono passi determinanti nel cammino verso l’integrazione. Una integrazione che oggi sembra messa in discussione, come risulta dalla decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione, col referendum dell’anno scorso. Aprendo un dibattito che nei prossimi giorni dovrebbe arrivare alle prime conclusioni con la riunione a Roma dei capi di Stato e di governo, per le celebrazioni ma specialmente per trovare accordi sulla strada da seguire.

Quindi il ministro degli Esteri argentina, Susana Malcorra, alla quale Castaldo aveva ringraziato per la sua partecipazione alla celebrazione, ha iniziato gli interventi della tavola rotonda affermando che sentiva l’impegno di essere presente, non solo per l’Unione Europea, ma anche per quel che essa significa per l’Argentina. Il ministro argentino ha sottolineato che i Trattati  di Roma sono uno straordinario prodotto della politica e la diplomazia di allora.

Parlando delle sfide di oggi, tra le quali le minacce allo stato di benessere, Malcorra ha detto che esse non arrivano dalla globalizzazione e quindi dai processi di integrazione, come quello europeo, ma dallo sviluppo delle nuove tecnologie, il cui ritmo non è seguito dai cambiamenti degli ordinamenti e delle strutture sociali e politiche. Bisogna parlarci chiaro e dire che si tratta di problemi difficili, complessi, ma che una maggiore integrazione è parte della soluzione e non del problema.

In tale contesto ha parlato dei negoziati tra il Mercosur e l’Ue, al quale l’Argentina, presidente di turno in questo momento, vuole dare grande impulso durante quest’anno, per cercare di arrivare a risultati concreti per questa che è certamente la l’associazione più naturale tra i diversi blocchi economici oggi esistenti al mondo.

Una associazione che comporterebbe notevoli vantaggi per i due mercati e per i paesi che fanno parte di essi.

Nel suo intervento il prof. Aitala ha sottolineato che il processo di integrazione dei paesi europei è stato sostanzialmente voluto dai popoli del continente, che si tale processo sono stati protagonisti, ed ha ricordato il summit di ministri dei sei paesi poi fondatori dell’Europa unita, che si tenne a Messina nel 1955, su iniziativa dell’allora ministro degli Esteri italiano Gaetano Martino.

Nel suo intervento Rosendo Fraga, apprezzato politologo argentino, ha sottolineato le coincidenze di alcuni grandi uomini europei nel promuovere l’idea di unità, quali Monnet, Schumann, De Gasperi e Adennauer. Fraga ha poi ricordato che quando furono firmati i Trattati di Roma, il ricordo della guerra era vivo in tutti i presenti, mentre oggi non ci sono dirigenti politici che abbiano vissuto quella esperienza, il che determina un modo molto diverso di guardare l’appartenenza all’Europa. Infine ha parlato delle strade che si aprono davanti all’Ue in questo momento, tre diverse possibilità che possono portare o ad una maggiore integrazione, al prolungamento della situazione di stallo oppure, addirittura, a un retrocesso verso forme di adesione meno impegnative.

Carlos Leyba, docente della Facoltà di Economia, ha sottolineato l’idea dell’Ue come specchi nel quale si sono sempre confrontate le iniziative di integrazione dei paesi dell’America latina, che invece, pur avendo maggiori coincidenze in partenza, non sono ad oggi riusciti ad arrivare ai traguardi raggiunti dall’Ue.

Infine l’incaricato affari Francois Roudiè, ha ricordato i successivi traguardi raggiunti dall’Europa nella via dell’integrazione, ricordando tra l’altro il progetto Erasmus, che ha portato milioni di giovani europei a studiare in paesi diversi da quelli di nascita, dando un impulso straordinario alla nascita di un sentimento di cittadinanza europea tra le nuove generazioni. (Tribuna Italiana /Inform)

 

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