direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Risposta all’interpellanza su iniziative volte a consentire il voto presso le sedi consolari degli italiani in Gran Bretagna e in Svizzera nelle elezioni europee

CAMERA DEI DEPUTATI

In Aula

Il sottosegretario agli Eteri Di Stefano risponde all’interpellanza urgente del deputato Ungaro (Pd) sulle iniziative volte a consentire il voto presso le sedi consolari degli italiani in Gran Bretagna e in Svizzera nelle elezioni europee

ROMA –  Nell’aula di Montecitorio il deputato del Pd Massimo Ungaro, eletto nella ripartizione Europa, ha rivolto al Governo un’interpellanza urgente sulle iniziative volte a consentire il voto presso le locali sedi consolari dei cittadini italiani residenti in Gran Bretagna e in Svizzera in occasione delle prossime elezioni del Parlamento europeo.

“Il voto per gli italiani all’estero – ha ricordato Ungaro nel coso del suo intervento – è disciplinato dalla legge n. 459 del 2001, che predispone il voto per corrispondenza, ma non si applica alle elezioni europee, il cui svolgimento è regolato dalla legge n. 18 del 1979. Gli italiani all’estero potranno votare alle europee nei consolati solo se risiedono nei Paesi membri dell’Unione europea, nei consolati o, comunque, nei seggi paraconsolari. E qui, ovviamente, sorge il tema e la questione del Regno Unito, per cui, come lei ben sa, c’è un’estensione fino al 31 ottobre, la questione della Brexit, però è un’estensione flessibile: se entro il 22 maggio la Camera dei comuni approvasse l’accordo di recesso, il Regno Unito non farà parte dell’Unione europea alla scadenza delle prossime elezioni europee. E quindi qui il tema è che non sappiamo se il Regno Unito sarà parte dell’Unione europea o meno, e quindi, a causa di questa incertezza, si pone il tema di come faranno quei 700 mila italiani residenti nel Regno Unito a esercitare il loro diritto di voto per le elezioni europee; un diritto che loro hanno esercitato fino adesso. Quindi, volevo chiedere al Governo e a lei, sottosegretario, se il Governo intenda predisporre il voto nei consolati o nei seggi paraconsolari per i nostri concittadini che ci sia Brexit o meno. Data l’incertezza vorrei avere un impegno fermo del Governo su questo punto”. Ungaro ha anche chiesto se il Governo intende dare seguito alla decisione del Consiglio Ue in cui si raccomandava, nel merito della legge elettorale europea, agli Stati membri di permettere il diritto di voto alle europee a tutti i cittadini europei ovunque essi si trovino. Ovvero di consentire anche a tutti gli italiani residenti in Paesi terzi di poter votare alle elezioni europee presso i consolati.

Nella risposta il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha sottolineato che le prossime elezioni europee saranno gestite a norma di legge: “I cittadini italiani in Gran Bretagna avranno lo stesso diritto in base al fatto di essere dentro o fuori dall’Unione Europea. Quindi, si rispetterà la norma ma il loro status sarà determinato da quello che la Gran Bretagna farà in base all’accordo di recesso o meno. Ovviamente, – ha proseguito il sottosegretario – dobbiamo porci,  e credo che sia dovuto per il rispetto del nostro Paese, come un Paese che rispetta la norma, ma la norma in questo caso non dipende soltanto da noi ma dallo status del Paese dove si svolgeranno le elezioni. Come dicevo, l’attuale normativa, infatti, è la legge n. 18 del 1979, poi modificata più volte ovviamente, ma è quella in essere e prevede che i connazionali a vario titolo presenti,  quindi, sia residenti sia temporanei, all’’interno del territorio di altri Paesi dell’Unione Europea possono votare nei seggi esteri istituiti nei nostri uffici diplomatici e consolari. In questa disposizione non rientrano quindi i residenti in Paesi extraeuropei, i quali, a legge vigente, possono votare esclusivamente rientrando in Italia e presso i seggi istituiti nei comuni nelle cui liste elettorali risultano iscritti. Per quanto concerne l’esercizio del voto nel Regno Unito, – ha continuato Di Stefano – quindi, il passaggio importante è avvenuto sostanzialmente, quando il Consiglio europeo, con la decisione n. 20013/19 ha accordato al Regno Unito la proroga flessibile, così definita dall’articolo 50 del Trattato dell’UE, definendo, quindi, che non oltre il 31 ottobre 2019 si debba risolvere la questione dell’accordo di recesso e prevedendo che se l’accordo di recesso verrà nel frattempo ratificato dalle due parti prima di quella data,  e questo credo che sia il passaggio più importante, l’uscita avrà luogo il primo giorno del mese successivo. Le condizioni stabilite per la concessione della proroga, secondo la decisione del Consiglio europeo, prevedono l’obbligo per il Regno Unito di organizzare le prossime elezioni del Parlamento europeo del 23 e 26 maggio se il Paese sarà ancora membro dell’Unione e se entro il 22 maggio non avrà ratificato l’accordo di recesso. Quindi, l’unione di queste due clausole sostanzialmente porta i nostri connazionali ad avere una certezza in realtà nel brevissimo periodo, perché se l’accordo non sarà firmato prima comunque scatterà il mese dopo e, quindi, si includerebbe il mese delle elezioni e la Gran Bretagna sarebbe obbligata a organizzarle sostanzialmente. Se, dunque, il Regno Unito sarà ancora uno Stato membro dell’Unione gli elettori italiani lì residenti potranno votare alle elezioni europee presso i seggi che verranno istituiti in loco, previa conclusione delle intese previste dalla normativa. La nostra ambasciata a Londra comunque si è già attivata da tempo per formalizzare l’intesa già anticipataci dalle autorità locali e questo è frutto ovviamente anche del fatto che si è creata una cabina di regia proprio sulla Brexit già da giugno scorso che ha analizzato, tra le varie cose, i diritti, appunto, dei nostri connazionali lì residenti. Invece, -ha aggiunto il sottosegretario – è molto diverso, visto che c’era anche questa parte dell’interrogazione, il caso della Svizzera, per cui il legislatore non ha mai previsto deroghe o regimi di voto assimilabili a quelli dell’area Ue. Di conseguenza, in mancanza di modifiche di rango legislativo ad hoc, gli elettori italiani residenti in Svizzera avranno la possibilità di esprimere il loro voto per il Parlamento europeo rientrando in Italia, come del resto è sempre avvenuto per loro, al pari di tutti i connazionali residenti in Paesi extra UE, dall’entrata in vigore della legge n. 18 del 1979 a oggi.

Quindi, ribadisco, in conclusione, che la norma è invariata e il rispetto della norma chiaramente è invariato. Si sta predisponendo, anzi, uno sforzo enorme in più anche con l’ultimo “decreto Brexit” con cui si assumono, sostanzialmente, 50 unità di contrattisti in più proprio per gestire la cosa, ma purtroppo – e questo è naturale, essendo un caso più unico che raro per l’Unione europea – dobbiamo fare i conti con le determinazioni della Gran Bretagna e, quindi, non soltanto con la nostra azione di governo. (Inform)

In sede di replica il deputato Ungaro si è detto insoddisfatto della riposta del sottosegretario soprattutto per il fatto di non aver avuto risposte sulla posizione politica dl Governo  rispetto alla raccomandazione del Consiglio Ue relativa all’estensione del voto europeo anche ai residenti in paesi terzi. (Inform)

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Powered by WordPress | Designed by Elegant Themes