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Renato Zilio: I “santons” di Provenza

MONDO SCALABRINIANO

 

MARSIGLIA – Al vecchio porto di Marsiglia la fiera dei santons de Provence sembra un alveare in piena attività. È il 30 dicembre. Visitatori, curiosi, turisti vi ronzano attorno di giorno e di sera, per tutto il periodo natalizio. Più di una dozzina di ditte di artigiani, antiche e prestigiose come Carbonnel e Escoffier espongono un tradizionale savoir faire in centinaia di santons, personaggi sacri e profani, in argilla rossa o dipinta a mano, a colori vivi o vestiti nelle più differenti fogge. È la quintessenza dell’arte, della fede e dei costumi di questa terra. «In ogni casa di Provenza vi è un angolo riservato per loro» vi dirà con decisione Paul, maestro santonnier.

Un nuovo personaggio

La tradizione dei santons si sviluppò durante la rivoluzione francese, dopo che a partire dal 1793 fu deciso di chiudere le chiese. La devozione si limitò all’interno delle mura di casa, come prima avveniva nelle chiese. La realizzazione di presepi artigianali prese piede soprattutto in Provenza, dove la costruzione delle statuine ebbe inizio. Ogni tanto c’è un nuovo personaggio per stare al passo con i tempi. Quest’anno, annuncia il giornale La Marseillaise, si tratta di… «le bon Dieu»! Ma vi è il pescatore, la lavandaia, il mugnaio, l’arlesienne. Accanto alla grotta vi attrae subito il ravi, l’estasiato. Con le braccia scagliate in aria dallo stupore rappresenta il semplice del villaggio e tutta la sua meraviglia. Personaggio immancabile.

“Tacciano la paura, l’odio e la guerra!”

I santons in carne e ossa della nostra parrocchia, tuttavia, sono i più belli. Come Olivier, capoverdiano, di sei anni, Emmanuel, un adolescente vietnamita adottato da una coppia di francesi; José, ed altri ancora con un bel visetto nero… Fanno le prove nella chiesa di Saint Barthelemy per la Messa di mezzanotte, vestiti di bianco. Entreranno di sorpresa per la veglia dal fondo, in ordine sparso e a passi felpati, lentissimamente, portando ognuno un cero acceso. Sono i veilleurs. Li guardo posare con estrema attenzione un piede dopo l’altro, ed è qualcosa di magico!

Sorprendere l’assemblea nella semioscurità per ritrovarsi al centro in un bouquet di luce e dire insieme «In questa notte di Natale vogliamo che tacciano la paura, l’odio e la guerra!». Poi il piccolo Olivier dovrà gridare con tutte le forze: «Voglio che tutti siano felici, perché è nato Gesù!». E qui ognuno nominerà gente conosciuta o sconosciuta per nome e sarà una bella sorpresa. Mentre il coro canta dolcemente come una lunga litania la preghiera di san Francesco: «Signore, fammi strumento della tua pace…». Nonostante tutto, per ognuno, l’impegno più vero.

Una sete infinita di dignità

I santons più originali, però, sono quelli del quartiere Le Canet, dove vive padre Marcello Bertinato, vicentino ottantenne. Da sempre, un combattente. Sono tutti arrampicati sui tralicci di filo spinato del presepio della chiesa. Sono foto vere di migranti. Un muro e un intreccio di reticolati che luccica da distante racchiude il presepio come uno scrigno, quasi preso d’assalto da questi strani re magi venuti d’Oriente. I rifugiati di oggi. Non hanno nulla da offrire, se non la loro vita intera e una sete infinita di dignità. Tra l’assemblea c’è anche una decina di iracheni, arrivati da poco, chissà cosa ne pensano… Qualcuno in parrocchia ha già protestato. Ma la reazione di padre Marcello non si è fatta attendere.

Il giorno di Natale tutti verranno di fronte al presepio e al posto dell’omelia ognuno farà il suo commento! Così è stato. Alla fine concludeva qualcuno: «Bisognerà aprire l’intelligenza per inventare il mondo di domani. Dove ognuno troverà il suo posto, un tetto, del pane, un lavoro, un gesto di fratellanza. E una parola di speranza da scambiare con chi si incontra… anche se proviene dall’altro capo del mondo!». Benedetti santons de Provence!(Renato Zilio*- Scalabrini.net /Inform)

* Missionario scalabriniano. Autore di “Dio attende alla frontiera” (Emi, 2011)

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