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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Rapporto Italiani nel Mondo 2017

ITALIANI ALL’ESTERO

L’intervento di mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Fondazione Migrantes

 

ROMA – Liberi di partire, liberi di restare. È il nome di una iniziativa straordinaria della Conferenza Episcopale Italiana per i fenomeni migratori che si sviluppa contemporaneamente su un livello culturale e pastorale. Come accompagnare le persone migranti in cammino? Come tutelare la loro libertà individuale e di famiglie? Come coniugare il diritto di partire e il diritto di restare?

Vi sembrerà improprio darvi il benvenuto in una giornata dedicata alla emigrazione italiana parlando di una campagna a favore dei migranti che arrivano oggi in Italia, ma il confronto è voluto e dovuto in un momento in cui l’Italia è chiamata a confrontarsi con un fenomeno della mobilità globale che è fatto di arrivi, partenze, ritorni e ripartenze.

Le motivazioni sono sicuramente diverse e sarebbe inappropriato non sottolinearlo, ma quello che è importante per me sottolineare in questa sede è che, nel tempo e nel mondo della libertà di movimento, è doveroso pensare anche alla libertà di restare nella propria terra e questo vale per ogni persona compresi gli italiani che sempre più numerosi sono costretti a lasciare il Paese.

Viviamo, ancora una volta, in Italia il “tempo dell’attesa” in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri, i nipoti, persino gli anziani. Dobbiamo impegnarci affinché nessuno sia violato nella sua dignità. La migrazione, infatti, appartiene a ciascuno di noi. È dentro la storia familiare e personale di ciascuno di noi, esige rispetto e impegno. Ieri a noi, oggi a qualcun altro, domani nuovamente a noi.

Viviamo il tempo dell’instabilità, economica, geopolitica e questa precarietà crea la necessità di trovare risorse altrove, personali ed economiche. La libertà di partire, però, non deve negare la libertà di restare o di ritornare nella propria patria. Purtroppo però sono tanti i giovani italiani che oggi non riescono a rientrare. Sono in tanti a sperimentare un percorso verso l’estero di sola andata con la speranza del ritorno, ma che non è accompagnata da una volontà di valorizzare risorse e competenze, acquisite in Italia e all’estero, mettendole al servizio di un Paese che ha urgente bisogno di essere rilanciato, svecchiato, ricostruito.

L’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni. È questo un tema centrale per la rinascita dell’Italia che non può non passare anche dal confronto con l’estero, ma dove il viaggio diventi fenomeno di arricchimento e non privazione, perdita.

La migrazione è un fenomeno complesso in continua e costante trasformazione. Non servono solo le statistiche e gli studi. Occorre che lo studio arrivi sulle scrivanie dei decisori politici e soprattutto occorre che lo studioso affianchi le istituzioni, le indirizzi per giusti e nuovi percorsi di lavoro per e con i migranti.

Un passo fondamentale è, quindi, il passaggio dallo studio all’azione, all’operatività. Penso, quindi, anche ai tanti soggetti coinvolti nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei migranti, di chi arriva sul nostro territorio, ma anche di chi parte dall’Italia. Penso, quindi, ai missionari italiani e di ogni altra nazionalità, agli operatori che accolgono nelle città di ogni parte del mondo i migranti. Penso ai tanti sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici e alle laiche impegnati sui territori diocesani. Penso, in sintesi, agli occhi e alle braccia tese di chi oggi vede arrivare e di chi vede partire.

Non manca nel mio lavoro quotidiano l’incontro con tanti ragazzi, tante giovani famiglie che decidono di lasciare l’Italia. Sono sempre più numerosi. Loro partono, ma i loro familiari più stretti restano aprendo ferite dovute alla distanza e alla nostalgia.

Occorre aiutare non a rimarginare tali ferite, ma a “trasformare l’assenza in un essere diversamente presenti”. Questa è una frase che troviamo nella introduzione del Rapporto Italiani nel Mondo 2017 e che mi ha molto colpito. Le ferite dunque con la partenza restano, ma si può aiutare a sollevare dal dolore. È di grande aiuto, ad esempio, la tecnologia. Penso alla rete, ai social media, agli smartphone dai quali non ci separiamo mai.

Ma mi ha fatto altrettanto pensare un’altra riflessione presente nell’introduzione dove si dice che nell’epoca della massima libertà di movimento, della contrazione degli spazi e dei tempi assistiamo al grande paradosso di ricercare contatti più umani, distanze meno asettiche, incontrare.

Le persone restano tali sempre. Occorrono, dunque, una Chiesa e uno Stato preparati all’incontro, ma anche al transito del migrante perché solo una parte resta, molti altri continuano nella loro “ricerca della felicità”, all’interno di uno Spazio che abbiamo voluto Unito, una Unione Europa che ha garantito libertà e pace a tante generazioni valorizzando la dignità della persona, i diritti fondamentali di ciascuno, lo Stato di diritto. L’Italia, all’interno dell’Unione Europea, di fronte alle migrazioni è stata spesso chiamata a reagire alla sfida migratoria con solidarietà rispondendo a imperativi etici e morali e dando un contributo unico allo sviluppo e al progresso del rispetto della dignità e dei diritti umani. Che tale accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo in cui la loro ricerca di benessere e serenità li porti.

Un grazie dunque a chi è qui oggi; a chi segue costantemente il lavoro della Fondazione Migrantes accanto ai migranti e ai migranti italiani in particolare; ai collaboratori qui presenti; alle strutture impegnate nella mobilità degli italiani. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato all’edizione 2017 del Rapporto Italiani nel Mondo: i membri della Commissione Scientifica del RIM e le strutture del Comitato Promotore. Ringrazio gli autori presenti in sala e chi dall’estero o dalle altre parti di Italia non è potuto venire. Giunga a tutti voi il mio personale ringraziamento e quello della Chiesa tutta per l’impegno profuso, per il lavoro di servizio prestato e per l’attenzione agli uomini e alle donne migranti. (Mons. Guerino Di Tora – Rapporto Italiani nel Mondo 2017 /Inform)

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