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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato oggi a Roma il “Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea dell’OMS”

MIGRAZIONI

Un’iniziativa promossa dal Ministero della salute italiano  e dall’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp), insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità

ROMA – Viene presentato questa mattina a Roma il “Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea dell’OMS”, iniziativa promossa dal Ministero della salute italiano – presente il ministro Giulia Grillo –  e l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp), insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il documento, primo dei suo genere, fornisce un’istantanea della salute dei rifugiati e dei migranti nella Regione Europea sulla base dell’evidenza scientifica, e un quadro chiaro delle risposte al fenomeno da parte dei relativi sistemi sanitari. I 53 Paesi della regione accolgono complessivamente circa 90 milioni di migranti internazionali (circa il 10% della popolazione generale e il 35% della popolazione migrante globale), fra i quali meno del 7,4% sono rifugiati.

Il rapporto è prodotto dal “Migration and Health Program” dell’OMS con il contributo scientifico e il supporto finanziario dell’INMP, che è stato nominato nel corso dell’evento – si legge nella nota diffusa dall’Istituto in proposito – centro collaboratore in seguito alla lunga e proficua collaborazione con l’Ufficio regionale di Copenaghen.

Dall’analisi effettuata su documenti prodotti dal 2014 ad oggi emerge la maggiore vulnerabilità dei rifugiati e dei migranti alle malattie infettive, nei luoghi di origine, di transito e di destinazione, a causa, ad esempio, dell’alta prevalenza delle stesse in alcuni Paesi di partenza, dei problemi nell’accesso ai servizi sanitari o di condizioni di vita deprivate nei Paesi di transito e destinazione. Ma risulta anche che vi è un rischio molto basso di trasmissione di queste malattie alla popolazione dei Paesi ospitanti.

Infatti, la maggior parte di coloro che giungono nei Paesi europei è sostanzialmente in buona salute, confermando l’ipotesi del “migrante sano”, legata alle buone condizioni di tali individui alla partenza. L’Italia, grazie al servizio sanitario universalistico di cui dispone – precisa l’Inmp, – è in grado di fornire risposte efficaci in termini di individuazione precoce e trattamento, prendendosi cura della salute dei singoli e garantendo la salute delle comunità.

Dal rapporto emerge inoltre un rilevante numero di altre condizioni di salute che possono rappresentare un carico di malattia per il migrante, sulle quali, però, vi è necessità di un ulteriore approfondimento: le malattie non trasmissibili, le problematiche legate alla salute mentale, alla salute materno-infantile e a quella occupazionale. Tali problemi tendono spesso ad acuirsi con il passare del tempo di permanenza nel Paese ospitante, a causa dell’esposizione continua a determinanti sociali negativi, specie laddove il sistema di integrazione risulti carente.

Molte malattie non trasmissibili, ad esempio, tra i rifugiati e i migranti appena giunti, sembrano avere tassi di prevalenza più bassi rispetto alla popolazione che li ospita, ma i due tassi iniziano a convergere man mano che aumenta la durata del soggiorno del migrante nel Paese; questo è particolarmente evidente per l’obesità. Inoltre, sebbene i rifugiati e i migranti abbiano un rischio più basso per quasi tutte le neoplasie, è più probabile che queste possano essere diagnosticate in una fase più tardiva rispetto alla popolazione ospite.

La salute mentale del migrante, che di suo può già risentire di esperienze traumatiche legate al percorso migratorio, può addirittura peggiorare, come nel caso della depressione, una volta raggiunto il Paese di destinazione, per via delle cattive condizioni socioeconomiche e dell’isolamento sociale.

Ancora, il rapporto sottolinea come i migranti nei luoghi di lavoro mostrino, tra gli uomini, incidenti più frequenti rispetto ai cittadini residenti, con condizioni di impiego e di accesso alla protezione sociale e sanitaria molto difformi.

Anche i risultati sulla salute materno-infantile mostrano esiti peggiori correlati alla gravidanza tra le donne migranti, mentre i fattori protettivi possono essere legati sia alla persona, quali il livello di istruzione o la conoscenza della lingua, sia all’efficacia delle politiche di integrazione.

Infine, le evidenze disponibili in tema di accesso ai servizi sanitari descrivono un quadro variegato nella Regione Europea, che dipende da molti fattori: tra questi, lo status giuridico – in particolare la condizione di regolarità nel Paese, l’organizzazione stessa dei servizi e la loro gratuità.

In conclusione, il rapporto mostra come le malattie infettive abbiano ricevuto maggiore attenzione nella letteratura scientifica, ma cresce la consapevolezza che esiste una vasta gamma di problematiche sanitarie, come le malattie non infettive, la salute materno-infantile e la salute dei lavoratori, che richiedono politiche mirate e culturalmente orientate. Occorre, pertanto, rafforzare la raccolta delle evidenze, la collaborazione intersettoriale e multidisciplinare, nonché i sistemi informativi nazionali; è necessario, infine, abbattere le barriere d’accesso ai servizi sanitari, con l’obiettivo di una sempre maggiore equità nella salute ed efficacia delle politiche di sanità pubblica. (Inform)

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