direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma “Italiani dell’Europa dell’Est”, volume conclusivo del progetto “Italiani d’Europa”

ITALIANI ALL’ESTERO

Promosso da Maeci (Dgit) , National Geographic Italia e Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Il racconto del confine orientale e dell’Europa che cambia attraverso le storie dei connazionali

Il direttore generale per gli Italiani all’Estero del Maeci, Luigi Maria Vignali: “La presenza degli italiani non si limita ai Paesi tradizionali dell’emigrazione, è una presenza in crescita e dinamica, essenziale per i Paesi d’accoglienza”

ROMA – Nell’ambito del progetto “Italiani d’Europa”, il racconto dell’emigrazione italiana promosso dalla Direzione generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche migratorie del Maeci in collaborazione con National Geographic Italia e la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, è stato presentato ieri a Palazzo Merulana a Roma il volume conclusivo, “Italiani dell’Europa dell’Est”, insieme al relativo web documentary.

Sono intervenuti alla presentazione il direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche migratorie del Maeci, Luigi Maria Vignali, insieme ai due autori Lorenzo Colantoni, per la parte testi e video, e Riccardo Venturi, per quella fotografica.

Il racconto multimediale è incentrato sulle comunità italiane, storiche e contemporanee, presenti in undici paesi dell’Est Europa dislocate dal Baltico al Mar Nero, e più precisamente in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Romania e Bulgaria. Vi si descrivono i flussi migratori del passato, le nuove migrazioni di oggi e il rapporto con le vicende che hanno attraversato l’Europa nell’ultimo secolo.

“Questo progetto è cominciato nel 2016 con il volume sugli italiani nel Regno Unito e proseguito nel 2017 con gli italiani in Belgio e poi in Germania, nel 2018. Oggi concludiamo con i connazionali che si trovano nell’Europa dell’Est, perché gli italiani non sono solo nei Paesi tradizionali dell’emigrazione – afferma Vignali, – ma sono oramai dappertutto e in crescita, sono oramai 6 milioni all’estero, la seconda regione d’Italia, e sono una presenza dinamica, sempre più importante non solo per l’Italia, ma anche per i Paesi d’accoglienza, di cui sono diventati componente essenziale”. Il direttore generale ricorda infatti come siano 120 mila i connazionali che lasciano ogni anno il nostro Paese, “un numero che raggiunge probabilmente le 200 mila unità considerando anche coloro che non si iscrivono negli schedari consolari”. Vignali si sofferma poi su alcune delle storie che vengono raccontate nel libro, attraverso parole e immagini, segnalando come queste ultime sono “una parte fondamentale di questo progetto, immagini potenti, che raccontano esse stesse la storia di questi Paesi e degli italiani che vi risiedono”. Legge poi una testimonianza di emigrati italiani in Bulgaria che, ripercorrendo alcune delle motivazioni più comuni di coloro che decidono di lasciare l’Italia – perché non sono soddisfatti della propria vita, vogliono avere più spazio e tempo per la famiglia, oppure avere la possibilità di costruirsela, o cercano un lavoro più soddisfacente, o, ancora, fuggono della propria famiglia di origine, – sottolinea come ciò che accomuna tutti gli espatriati, al di là delle singole vicende personali, sia la volontà di “trovare un proprio piccolo posto nel mondo”, aspirazione che il libro mostra declinata in molteplici modi.

“Sono 11 i Paesi che abbiamo toccato in quasi un anno di lavoro, con due viaggi: il primo – spiega Venturi – nell’est a noi più vicino, quello delle coste istriane e dei paesi balcanici, fino all’Albania, storie e luoghi in cui si riscopre la memoria italiana, anche attraverso lo stile architettonico delle città e degli edifici; il secondo, nell’est più lontano, quello della Polonia, della Repubblica Ceca, della Slovacchia, dell’Ungheria, della Bulgaria, in cui pulsa il futuro del’Europa”. “Il progetto dunque – prosegue Venturi – da mono-paese è diventato più complesso anche nella sua dimensione geografica, oltre che temporale, perché si considerano storie di italiani emigrati di diverse generazioni, oltre che autoctoni”. Il “caleidoscopio di esperienze” è anche visivamente rappresentato in stagioni diverse – estate e inverno – e insieme alle storie dei connazionali si racconta uno spaccato dell’emigrazione italiana, ma anche della storia dei Paesi di cui sono diventati parte integrante. Accanto a territori diversi, presentati con immagini panoramiche, i connazionali vengono proposti nell’ambiente in cui vivono, e di cui diventano parte, mentre immagini d’archivio ripercorrono gli avvenimenti storici dei Paesi d’adozione.

“Le storie raccontate a prima vista sembrano simili – afferma Colantoni – ma acquisiscono sfumature e complessità nel loro approfondimento. L’obiettivo era capire cos’è l’est, vicino e lontano, e in quale modo esso sia legato a filo doppio con l’Italia e con la nostra storia, anche attraverso i numerosi connazionali che vi si sono stabiliti. I temi affrontati sono tre: il legame costruito attraverso la storia, prima e dopo l’unità d’Italia; l’Europa, perché questi Paesi ci consentono di lanciare uno sguardo al suo futuro; la nuova emigrazione italiana, i cui numeri sono paragonabili a quelli degli anni Cinquanta, anche se essa è strutturata in modo differente”. “Abbiamo cercato così – conclude Colantoni – di raccontare l’Europa che cambia attraverso le storie di questi italiani”. Una storia di contasti e di incontri inaspettati – i due autori citano in particolare quello con Davide Mattioli, cantante di successo in Repubblica Ceca, o con la comunità di imprenditori italiani presenti in Croazia, con i giovani studenti italiani che hanno deciso di frequentare le università straniere, come a Timisoara, e il ritrovo di connazionali al mercato di Pola, in cui è di nuovo la musica protagonista. Anche Vignali sottolinea come “musica” e “nostalgia” siano ancora una componente importante dell’emigrazione italiana all’estero.

“Vorrei condensare l’importanza di questo progetto in una tripla A – conclude il Direttore generale: – A come accoglienza, che questi Paesi, a volte inaspettatamente, hanno dato ai nostri connazionali, consentendo loro di integrarsi e trovare il loro posto nel mondo; A come amore per l’Italia, che resta forte nelle canzoni, nell’associazionismo, nel trovarsi insieme, e che non è solo nostalgia, ma un sentimento di appartenenza, di italianità; e A come amicizia tra i popoli, che dovrebbe essere il cuore del progetto europeo e invece viene spesso lasciata indietro nel lavoro che anima le istituzioni”. L’auspicio di Vignali è che il progetto possa continuare, raccontando anche le storie degli italiani che vivono fuori dall’Europa, per “restituire storie, immagini e il sentimento positivo che ci danno gli italiani all’estero”. (Viviana Pansa – Inform)

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