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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Parere favorevole della Commissione Esteri sulle intese fra Governo italiano e Paesi Ue per l’esercizio del voto degli italiani residenti nell’Unione Europea nelle elezioni per il Parlamento europeo

CAMERA DEI DEPUTATI

Il provvedimento è stato illustrato del relatore Simone Billi (Lega)

ROMA – La Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato la proposta di parere favorevole del relatore sul provvedimento “Intese, raggiunte dal Governo italiano con i Paesi membri dell’Ue, per garantire le condizioni necessarie per l’esercizio del voto degli italiani residenti nei Paesi membri dell’Unione europea nelle elezioni per il Parlamento europeo”.

Il relatore Simone Billi ha avviato il suo intervento ricordando che le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo all’estero si terranno nei giorni 24 e 25 maggio prossimi. Il relatore ha inoltre rilevato come in base alla normativa vigente per il cittadino italiano residente in altro Paese membro dell’Unione, che voglia esercitare il suo diritto di voto nel Paese europeo di residenza, si ponga la seguente alternativa: “a) ai sensi delle norme sulla cittadinanza dell’Unione, il cittadino residente in altro Stato membro ha la facoltà di esercitare il proprio diritto di voto nel comune di residenza. A tal fine deve presentare al sindaco di quel comune domanda di iscrizione ad apposita lista aggiunta presso lo stesso comune. In questo caso l’elettore voterà per i rappresentanti al Parlamento europeo del Paese in cui risiede; b) chi non intenda avvalersi della predetta facoltà può votare per l’elezione di rappresentanti italiani al Parlamento europeo in sezioni elettorali appositamente istituite nel Paese di residenza. Come nel passato, questa seconda facoltà riguarda anche i cittadini che si trovino in altro Stato membro per ragioni di lavoro o di studio, e che facciano pervenire nei termini stabiliti apposita domanda al consolato competente”.

Da Billi è stato inoltre ricordato come l’articolo 7 della  legge del 1979 sul procedimento elettorale preveda che: “La data e l’orario per la votazione degli elettori italiani residenti nei Paesi membri della Comunità europea, che devono possibilmente coincidere con quelli fissati per le elezioni che hanno luogo nel territorio nazionale, nonché la data e l’orario per le conseguenti operazioni di scrutinio sono determinati, per ciascun Paese, dal Ministro dell’interno, previe intese con i Governi dei Paesi stessi che saranno assunte dal Ministero degli affari esteri. Le rappresentanze diplomatiche e consolari italiane presso i Paesi della Comunità europea, dell’avvenuta pubblicazione del decreto di cui al primo comma e della data della votazione nei rispettivi Paesi, stabilita a norma del precedente comma, danno avviso alle comunità italiane del luogo a mezzo di manifesti da affiggere nella sede della rappresentanza nonché a mezzo degli organi di stampa e di trasmissione audiovisiva e con ogni altro idoneo mezzo di comunicazione”.

Il relatore ha poi illustrato la procedura per l’attuazione delle intese necessarie allo svolgimento della consultazione elettorale: “il Governo italiano raggiunge intese con ciascun Paese dell’Unione e tali intese dovranno risultare da note verbali trasmesse dai singoli Governi a quello italiano; il Governo, sentito il parere espresso dalle competenti Commissioni parlamentari, accerta che si siano verificate le condizioni previste dalla legge e conseguentemente autorizza il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale a procedere alla fase successiva; il Maeci, a seguito dell’autorizzazione ricevuta, emanerà un comunicato attestante, per ciascun Paese dell’Unione, che sono state raggiunte le intese. La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di tale comunicato è condizione necessaria all’esercizio del diritto di voto nel territorio degli altri Stati; successivamente il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, emanerà norme di attuazione delle intese citate”.

Per quanto riguarda i contenuti del provvedimento Billi ha spiegato come questo riguardi le intese stipulate con 26 Paesi dell’Unione europea. Per quanto riguarda il  Regno Unito il relatore ha ricordato come in una lettera del 17 aprile, il sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo abbia trasmesso copia delle note verbali concernenti la formalizzazione dell’intesa anche con il Regno Unito che, come noto a seguito del rinvio dei termini per l’uscita dall’Ue prenderà a sua volta parte alle elezioni europee.

Billi ha poi rilevato come queste intese siano volte a garantire il rispetto di specifici principi: “la parità dei partiti politici italiani; la libertà di riunione al fine di svolgere la campagna, quantomeno in luoghi chiusi; la libertà di propaganda elettorale in lingua italiana, attraverso radio, televisione e stampa, previ accordi con gli enti gestori; la segretezza e la libertà del voto; l’applicazione della legislazione italiana all’interno delle sezioni elettorali, la vigilanza esterna della polizia locale. Dovrà inoltre essere garantito che nessun pregiudizio dovrà derivare per il posto di lavoro e per i diritti individuali degli elettori italiani in conseguenza della loro partecipazione alla propaganda o alle operazioni elettorali”. Dal relatore viene inoltre evidenziata la presenza di condizioni poste da alcuni paesi : “Estonia, Germania, Lettonia, Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Ungheria hanno posto limiti di carattere logistico, chiedendo che le operazioni elettorali si tengano presso i locali dell’Ambasciata, dei consolati, dei consolati onorari o, in un caso, anche presso l’istituto italiano di cultura. Lussemburgo, Polonia e Portogallo si sono raccomandati che la campagna informativa sia organizzata in modo da non ingenerare nessuna confusione con quella svolta dalle autorità locali. La Danimarca ha stabilito che la campagna elettorale non è consentita prima di tre mesi dalla data delle elezioni”. Billi ha anche precisato che nessun Paese ha posto limiti espliciti allo svolgimento di manifestazioni pubbliche in luoghi prossimi alle sezioni o ha interdetto l’utilizzo dei media pubblici per la propaganda elettorale, come era avvenuto, invece, da parte del Belgio nelle precedenti elezioni europee. Segnalato infine dal relatore che la comunità italiana in Svizzera non potrà partecipare alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo votando in loco, pur trattandosi di Paese dichiarato partner speciale dell’Ue.  La III Commissione ha a quindi approvato la proposta di parere favorevole del relatore.(Inform)

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