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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Parere favorevole della Commissione Esteri sulla conversione in legge del decreto con misure urgenti in vista della Brexit

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Il testo, già approvato dal Senato, è teso ad assicurare sicurezza, stabilità finanziaria, integrità dei mercati, tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito. Approvato il parere proposto dalla relatrice Elisa Siragusa

 

ROMA – La Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato un parere favorevole sul provvedimento che reca misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest’ultimo dall’Unione europea.

Ad illustrare il testo, già approvato dal Senato, la relatrice Elisa Siragusa, eletta nella ripartizione Europa, che ha segnalato come esso si inserisca “nell’ambito delle iniziative assunte da ciascuno Stato membro dell’Ue per affrontare lo scenario, poco auspicabile, di un recesso del Regno Unito dall’Unione senza accordo”.

Premesso che “l’entrata in vigore dell’accordo di recesso concordato nel novembre 2018” “resta la modalità migliore per gestire in termini chiari e ordinati l’uscita del Regno Unito e porre le basi per negoziare tra le Parti un forte partenariato futuro”, la relatrice ricorda come al momento sia stata concordata una proroga del termine di recesso al 31 ottobre 2019. “In questo lasso di tempo – aggiunge, – il Regno Unito potrà approvare l’accordo di recesso pattuito con Bruxelles e in tal caso la Brexit avverrà anche prima del 31 ottobre. Altrimenti, il Governo inglese potrà avanzare proposte nuove inerenti alla dichiarazione politica, ma non all’accordo di recesso, ovvero revocare unilateralmente la notifica di recesso”. Per tale ragione – spiega Siragusa, “tenuto conto dell’incertezza che ancora caratterizza lo scenario politico britannico, il Governo italiano, in stretto raccordo con la Commissione europea e gli altri Stati membri dell’Ue, ha dunque avviato e finalizzato anche paralleli preparativi per il caso di recesso senza accordo”.

Pertanto le norme oggetto di esame “saranno superate ove, entro il 31 ottobre 2019, fosse recepito dal Regno Unito l’accordo di recesso già concordato con l’Unione europea. Analogamente, le norme in esame sarebbero prive di operatività ove il Regno Unito esercitasse l’opzione di revocare la notifica di recesso dall’Unione – spiega ancora Siragusa.

 

Di seguito vengono illustrate le norme di competenza della Commissione Affari Esteri e che riguardano in particolare la tutela dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito e dei cittadini britannici presenti sul nostro territorio alla data del recesso, e la partecipazione italiana a istituzioni finanziarie e gruppi intergovernativi internazionali.

In particolare, la relatrice richiama le disposizioni in materia di soggiorno in Italia dei cittadini del Regno Unito e dei loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea. Al riguardo si profila una disciplina transitoria volta a far sì che tali soggetti conseguano – al ricorrere di determinate condizioni – o un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo o un permesso di soggiorno “per residenza”.  Trascorso il periodo transitorio – e dunque a decorrere dal 1o gennaio 2021 – tali soggetti sono considerati, ai fini del soggiorno in territorio italiano, quali cittadini di Stato non membro dell’Unione europea  osserva la relatrice, sottolineando che la condizione per l’ottenimento del permesso di soggiorno Ue di lungo periodo è un soggiorno regolare in territorio italiano, protrattosi in modo continuativo da almeno cinque anni alla data di recesso del Regno Unito.

Con le modifiche introdotte nel corso dell’esame del provvedimento al Senato si prevede che ai fini della continuità del soggiorno non incidano assenze che non superino complessivamente sei mesi l’anno, nonché assenze di durata superiore per l’assolvimento di obblighi militari ovvero assenze fino a dodici mesi consecutivi per motivi rilevanti, quali la gravidanza e la maternità, malattia grave, studi o formazione professionale o distacco per motivi di lavoro in un altro Stato membro o in un Paese terzo. Per “familiare” si intende – sottolinea ancora Siragusa, – il coniuge; il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante; i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge o partner; gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o partner.

Nel testo si prevede inoltre che i cittadini del Regno Unito iscritti nell’anagrafe della popolazione residente e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’Unione europea possano richiedere al questore – entro il 31 dicembre 2020 – un permesso di soggiorno “per residenza”, con validità quinquennale e rinnovabile alla scadenza.

Prevista anche una disciplina transitoria circa l’applicazione delle norme relative alla concessione della cittadinanza italiana; in base ad essa i cittadini del Regno Unito sono equiparati ai cittadini dell’Unione europea, se hanno maturato il requisito di legale residenza protrattasi per almeno quattro anni alla data di recesso del Regno Unito dall’Unione europea e qualora presentino domanda entro il 31 dicembre 2020. Diversamente, si applicano i termini previsti dall’articolo per la concessione della cittadinanza allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

 

Siragusa richiama poi la disposizioni che riguardano il potenziamento dei servizi consolari presenti nel Regno Unito, a beneficio di cittadini – ufficialmente oltre 330.000 – e imprese ivi presenti. In particolare, l’autorizzazione di spesa di 2,5 milioni di euro per l’anno 2019 e di 1 milione di euro per l’anno 2020 per l’acquisto, la ristrutturazione, il restauro, la manutenzione straordinaria o la costruzione di immobili adibiti o da adibire a sedi di uffici consolari nel Regno Unito; di 750.000 euro per l’anno 2019 e di 1,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020 per assegni ed indennità a favore del personale dell’amministrazione degli Affari esteri in servizio all’estero; e di 1,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2019 per migliorare la tempestività e l’efficacia dei servizi consolari. Previsto anche l’aumento di  50 unità del contingente massimo di personale a contratto che le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura possono assumere, per le proprie esigenze di servizio, previa autorizzazione dell’Amministrazione centrale.

Viene inoltre introdotta la disposizione che stabilisce che il cittadino italiano che trasferisce la sua residenza da un comune italiano all’estero oppure cambia la residenza o l’abitazione all’estero deve farne dichiarazione all’ufficio consolare competente entro novanta giorni e si ricorda – tra le modifiche introdotte dal Senato – quella relativa ai rimborsi spese del personale a contratto del Maeci impiegato durante viaggi di servizio, che dispone sia corrisposto anche il rimborso delle spese di vitto e di alloggio sostenute.

Gli oneri economici relativi alle misure previste per il potenziamento dei servizi consolari – segnala la relatrice – “sono quantificati in 5,87 milioni di euro per l’anno 2019, in 6,29 milioni di euro per l’anno 2020, in 5,34 milioni di euro per l’anno 2021 ed in cifre mediamente superiori ai 5 milioni di euro per gli anni successivi, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente relativo al Maeci”.

Nel corso del’esame al Senato è stato inoltre inserito un articolo che fa salvi, a condizione di reciprocità, i diritti e i doveri degli studenti e dei ricercatori del Regno Unito già presenti in Italia alla data del recesso o comunque che lo saranno entro l’anno accademico 2019-2020 e in particolare “le qualifiche professionali riconosciute o per le quali è stato avviato il processo di riconoscimento, secondo le procedure dell’Unione europea, alla data del recesso”. Si stabilisce altresì che le politiche universitarie e della ricerca nell’ambito della cooperazione bilaterale con il Regno Unito restano finalizzate all’ulteriore sviluppo delle collaborazioni esistenti tra le istituzioni universitarie e dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

La Commissione ha approvato all’unanimità la proposta di parere della relatrice sul provvedimento. (Inform)

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