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Parare favorevole della Commissione Affari Esteri al Documento di economia e finanza 2019

CAMERA DEI DEPUTATI

Si sottolinea la criticità del contesto economico internazionale, che ha influito sul rallentamento dell’economia italiana. Misure come il reddito di cittadinanza e Quota 100 “dovrebbero fornire uno stimolo ai consumi privati e contribuire ad una graduale ripresa della crescita”

 

ROMA – La Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha espresso parere favorevole sul Documento di economia e finanza 2019, così come proposto dal relatore del provvedimento.

In particolare, il parere richiama “le criticità del contesto economico internazionale nel 2018, caratterizzato dal rallentamento della crescita dovuta ad un ridotto dinamismo del commercio internazionale a causa dalle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina, dell’emergere di tensioni geopolitiche in altri rilevanti Paesi e dell’accresciuta instabilità socio-economica all’interno di alcuni Paesi emergenti” ed evidenzia come la crescente incertezza abbia avuto “effetti sulla domanda interna dei principali Paesi attraverso un sensibile calo degli investimenti e una moderazione dei consumi, con una battuta d’arresto che ha interessato soprattutto l’attività manifatturiera, facendo risultare particolarmente esposte quelle economie che, come nel caso della Germania ma anche dell’Italia, sono tuttora altamente specializzate nel settore industriale”.

Si evidenzia inoltre come “il rallentamento della crescita globale ha interessato anche le principali economie asiatiche, inclusa la Cina, che ha registrato il tasso di crescita medio annuo più basso dal 1990 ma la cui strategia di politica economica, fondata su una politica fiscale, a sostegno delle imprese, il sostegno alle amministrazioni locali, induce a formulare proiezioni positive, prefigurando una graduale moderazione della crescita verso livelli sostenibili di medio-lungo periodo”.

“Con riferimento al 2018, il Def evidenzia per l’economia italiana un andamento coerente con un contesto macroeconomico internazionale ed europeo più difficile di quanto previsto in autunno, come evidenzia una crescita del Pil reale dello 0,9 % nel 2018, in diminuzione rispetto all’1,6 % registrato nel 2017 – prosegue il parere, che sottolinea come l’indebolimento della dinamica derivi, in base a quanto evidenziato dall’Istat, “da un netto ridimensionamento del contributo positivo della domanda interna e, in particolare, della componente dei consumi privati”. “Emerge la tendenza favorevole del mercato del lavoro, considerato che nel 2018 la crescita degli occupati, secondo il dato di contabilità nazionale, è stata dello 0,9 % e il tasso di disoccupazione si è ridotto di 0,6 punti percentuali rispetto al 2017, scendendo al 10,6 % – rileva la Commissione, che evidenzia poi come secondo le stime tendenziali formulate nel documento per il 2019, le misure come il reddito di cittadinanza e Quota 100 “dovrebbero fornire uno stimolo ai consumi privati e contribuire ad una graduale ripresa della crescita trimestrale del Pil nei limiti dei rischi al ribasso legati all’incertezza riguardante il commercio internazionale e alla minaccia del protezionismo”. “In generale, il principale motore della crescita si confermerebbe essere la domanda interna, nei limiti dell’effetto che potrebbe derivare nel periodo 2020 – 2021 dall’incremento dell’Iva – prosegue il parere e rileva come “l’azione del Governo sarà finalizzata, nel solco della tradizionale collocazione politico-internazionale italiana, alla tutela degli interessi nazionali, «prestando la massima attenzione nella destinazione delle relative risorse, a fronte dei costi associati» e dando priorità alla tutela del made in Italy ed alla promozione dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, cui contribuisce in modo decisivo la rete diplomatico consolare”.

 

Per quanto riguarda l’Aiuto pubblico allo sviluppo, “il Def evidenzia che sulla base di stime preliminari, nel 2018 esso dovrebbe attestarsi su 4,24 miliardi di euro, pari allo 0,24 % del Reddito nazionale lordo, con un decremento di 1 miliardo rispetto al 2017, attribuibile in larga misura alla riduzione delle spese destinate all’accoglienza temporanea in Italia dei rifugiati e dei richiedenti asilo, rispetto al quale il Governo conferma l’esigenza di un riallineamento dell’Italia agli standard internazionali in materia di APS, proseguendo il percorso di avvicinamento all’obiettivo dello 0,7 % del RNL fissato nel 2015 dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile – prosegue il parere, auspicando “un maggiore coordinamento delle politiche pubbliche nel settore della cooperazione internazionale, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la coerenza dell’azione dell’Italia in materia”.

Viene poi sottolineata l’esigenza che la “Strategia Generale Nazionale di Sicurezza sia predisposta nell’alveo delle linee direttrici di politica estera del nostro Paese”, “soprattutto per i profili di proiezione internazionale negli specifici teatri di crisi, tenuto conto che per il 2020 il Fondo per il finanziamento delle missioni internazionali sarà rifinanziato per 1,5 miliardi di euro” e richiamato “il riferimento ad azioni di politica estera coerenti con le sfide ambientali, che contemplano la prosecuzione della partecipazione del nostro Paese alla definizione del Quadro generale per la biodiversità post-2020 nell’ambito della Convenzione di Rio de Janeiro sulla diversità biologica ed il rafforzamento della partecipazione italiana ai processi internazionali di governance”, insieme ai contenuti della Relazione sul monitoraggio degli obiettivi di spesa dei Ministeri per il ciclo 2018-2020 con riferimento all’andamento delle misure di contenimento della spesa del Maeci.

Si ribadisce poi “la necessità di ridurre in maniera sostanziale le barriere agli investimenti, sia pubblici che privati, in linea con le osservazioni formulate dalla Commissione europea e che in tale prospettiva, il Governo intende dare priorità alla tutela del Made in Italy ed alla promozione dell’internazionalizzazione delle imprese italiane” e il fatto che “il Def conferma gli obiettivi fondamentali dell’azione del governo rispetto alla progressiva riduzione del gap di crescita con la media europea e, al contempo, il rapporto debito/Pil”.

Viene sottolineata infine “l’esigenza di un cambiamento a livello di Unione europea del modello di crescita che, senza pregiudicare la competitività dei Paesi dell’Unione, si basi maggiormente sulla promozione della domanda interna e su una rivisitazione dell’approccio di politica economica, dalle regole di bilancio alla politica industriale, commerciale, degli investimenti e dell’innovazione dell’Ue”. (Inform)

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