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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Papa Francesco: riflettere sulle condizioni di schiavitù nel mondo

CHIESA CATTOLICA

CITTÀ DEL VATICANO – “Dobbiamo fermarci, fermarci a riflettere con dolore e pentimento perché, anche durante quest’anno che volge al termine, tanti uomini e donne hanno vissuto e vivono in condizioni di schiavitù, indegne di persone umane”. Lo ha detto papa Francesco alla fine dell’Anno durante i Vespri della Solennità della Madre di Dio. Per il papa “è l’amore che dà pienezza a tutto, anche al tempo; e Gesù è il ‘concentrato’ di tutto l’amore di Dio in un essere umano”. E parlando di Roma ha evidenziato come anche nella “nostra città” ci sono “fratelli e sorelle che, per diversi motivi, si trovano in questo stato. Penso, in particolare, a quanti vivono senza una dimora. Sono più di diecimila. D’inverno la loro situazione è particolarmente dura. Sono tutti figli e figlie di Dio, ma diverse forme di schiavitù, a volte molto complesse, li hanno portati a vivere al limite della dignità umana. Anche Gesù è nato in una condizione simile, ma – ha detto papa Francesco – non per caso, o per un incidente: ha voluto nascere così, per manifestare l’amore di Dio per i piccoli e i poveri, e così gettare nel mondo il seme del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace, dove nessuno è schiavo, ma tutti sono fratelli, figli dell’unico Padre”. L’impegno della Chiesa di Roma è che“vuole essere dentro questa realtà, vicina a queste persone e a queste situazioni”.

E per la preghiera dell’Angelus, ha sottolineato come “è la benedizione di Dio che dà sostanza a tutti gli auguri che vengono scambiati in questi giorni”: “Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Lui è la Benedizione – ha sottolineato – per ogni persona e per l’intera famiglia umana. Lui è sorgente di grazia, di misericordia e di pace”. E nel giorno in cui la Chiesa ha celebrato la Giornata Mondiale della Pace, la 52ma, ha ricordato il suo messaggio: “Non pensiamo che la politica sia riservata solo ai governanti: tutti siamo responsabili della vita della ‘città’, del bene comune; e anche la politica è buona nella misura in cui ognuno fa la sua parte al servizio della pace”. E dopo l’Angelus il saluto e il ringraziamento al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella “per le espressioni augurali che mi ha indirizzato ieri sera. Il Signore benedica sempre il suo alto e prezioso servizio al popolo italiano”. E poi un saluto ai partecipanti alla marcia della pace promosso dalla comunità di Sant’Egidio e l’ apprezzamento e la “mia vicinanza alle innumerevoli iniziative di preghiera e di impegno per la pace che in questa Giornata si svolgono in ogni parte del mondo, promosse dalle comunità ecclesiali; ricordo in particolare quella che ieri sera ha avuto luogo a Matera”, una marcia voluta dall’Ufficio Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Italiana, dall’Azione Cattolica Italiana, da Pax Christi, dalla Caritas Italiana e dalla diocesi di Matera-Irsina. “Essere artigiani di pace incomincia a casa nella famiglia”, ha poi detto il pontefice. (Raffaele Iaria-Migrantes online /Inform)

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