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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

No dell’Aula alla mozione per l’istituzione del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Sull’iniziativa, presentata e illustrata da Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), il Governo si rimette alla decisione dell’Aula. Intervengono Emma Bonino (Più Europa), Laura Garavini (Pd), Flavia Malpezzi (Pd), Raffaele Fantetti (Fi) e Giovanbattista Fazzolari (Fdi), Emanuele Pellegrini (Lega) e Vito Rosario Petrocelli (M5S)

 

ROMA – Il Senato ha discusso e respinto la mozione sull’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero presentata da Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) e altri.

Illustrando la mozione, Giacobbe ha ricordato come il Comitato, già istituito nelle passate legislature alla Camera e al Senato e in questa legislatura alla Camera, ha il “compito di approfondire condizioni, problemi e aspettative delle collettività italiane residenti all’estero”, un ruolo che “in questi anni è stato di fondamentale importanza sia per il Parlamento che per le nostre comunità all’estero”. Attraverso la sua attività, infatti – ricorda il senatore, “sono stati acquisiti elementi conoscitivi su problematiche ed aspettative, valutando come contribuire alla loro soluzione con interventi normativi e contatti con istituzioni italiane ed autorità straniere”. “Tra i tanti temi esaminati ricordiamo la valorizzazione del contributo economico, culturale e civile delle comunità italiane all’estero, i servizi consolari, la promozione della lingua e cultura, la riforma della legge sulla cittadinanza e analisi di questioni specifiche come gli effetti della Brexit sulle comunità e sull’Italia – prosegue Giacobbe, sottolineando come tali questioni rispecchino gli interessi generali del Paese. L’esponente democratico richiama poi l’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani all’estero, recentemente autorizzata alla Commissione Affari Esteri del Senato e ribadisce come essa, pur rappresentando “un valore aggiunto ai lavori dell’Aula”, “da sola non basta e non si può sostituire al Comitato”. “Si tratta – precisa – di un’iniziativa specifica che non permette di avere una visione globale e continua sui tanti temi d’interesse e sulle potenzialità delle nostre comunità all’estero per la promozione del sistema Paese. Occorrono scambi di opinioni, idee e metodologie di lavoro per tutta la durata della legislatura, cosa che solo il Comitato è in grado di fare”. “Tanti sono i temi di attualità sul tappeto, che rischiano di non essere approfonditi e ai quali, senza un organo istituzionale specifico… Temi che assumono aspetti diversi, a volte opposti, a seconda delle aree geografiche dove i nostri connazionali si sono stabiliti e continuano a stabilirsi. Tra questi – prosegue Giacobbe – ricordo l’assistenza ai connazionali che vivono nei Paesi in crisi, l’attuazione e la revisione di accordi previdenziali e di assistenza sanitaria, servizi consolari, assistenza alle nuove migrazioni, gli effetti della Brexit, il riconoscimento all’estero di titoli di studio, ed in particolare le qualifiche professionali italiane, la copertura previdenziale per gli italiani che nel mondo globalizzato si muovono da un Paese a un altro, specie in Paesi asiatici, africani e dell’Oceania, dove non esistono sistemi pensionistici di tipo previdenziale”. Richiamati anche i temi “della promozione del sistema Paese”, che includono in particolare lingua e cultura italiana, e quello dell’importanza della rete degli italiani nel mondo, “costituito dai nostri figli e nipoti, che ricoprono ruoli decisionali importanti nelle società ospitanti”, e che “possono facilitare l’ingresso del made in Italy nei loro Paesi di residenza e l’espansione nei Paesi limitrofi o possono permettere di individuare temi per stabilire una più stretta collaborazione tra l’Italia e i loro Paesi: sto pensando, per esempio – chiarisce Giacobbe, – agli effetti della Brexit sui Paesi dell’Oceania”.

Per l’esponente democratico l’approvazione della mozione rappresenta dunque “un dovere nei confronti dei nostri connazionali all’estero e un servizio alla società italiana” e la scelta per una concreta “possibilità di continuare a mantenere vivo il collegamento con i nostri connazionali all’estero”, “un segnale forte, di un impegno da parte del Parlamento e delle istituzioni italiane nei loro confronti, e di ribadire la consapevolezza che essi sono per l’Italia una risorsa economica, sociale, culturale e politica”.

 

Nel corso del dibattito è intervenuta Emma Bonino (Più Europa) che ha espresso il suo voto favorevole all’istituzione del Comitato e ricordato la situazione di “grande incertezza” che ancora pesa sul voto alle prossime elezioni europee dei connazionali italiani residenti in Gran Bretagna. Situazione che riguarda le modalità della consultazione – se con il rientro in Italia oppure attraverso i seggi allestiti presso la sedi consolari – e che a suo avviso richiede “un intervento straordinario”. Di seguito, Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) ha ricordato come la collettività dei connazionali all’estero, aumentata in questi ultimi 10 anni del 25% – e giunta a poco meno di 6 milioni di cittadini – sia “una realtà estremamente importante per il nostro Paese” e “una grande risorsa, sia dal punto di vista numerico sia per il profilo, estremamente globale, delle loro competenze, sia linguistiche che culturali”. Garavini ha evidenziato quindi la necessaria attenzione da riservare ai nostri italiani all’estero, insieme al monitoraggio dell’impatto della legislazione su tale collettività, ragioni che a suo avviso richiedono “anche a livello legislativo, all’interno del Senato, un organo istituzionale ad hoc, finalizzato espressamente a valutare, anche dal punto di vista normativo, quali provvedimenti possano essere messi in campo a sostegno delle nostre comunità all’estero; provvedimenti finalizzati anche, da un lato, a frenare queste nuove ondate migratorie, che stanno assumendo dimensioni preoccupanti, e, d’altro lato, a valutare proposte normative finalizzate a favorire il rientro dei nostri concittadini, magari anche rispondendo alle diverse situazioni emergenziali”. Tra esse, l’esponente democratica cita ad esempio la questione del voto europeo già segnalata da Emma Bonino, oppure “il reinserimento di tanti nostri medici specialisti operanti all’estero per far fronte a quella forte difficoltà che stanno conoscendo le nostre strutture pubbliche di carattere sanitario”.

Ad illustrare il parere del Governo in proposito è stato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che ha ribadito la volontà dell’esecutivo di rimettersi alla decisione dell’Aula. Di Stefano ha ricordato che “il Governo attribuisce la massima attenzione alle comunità italiane all’estero, che rappresentano una risorsa economica, sociale, culturale e politica del nostro Paese” e che “le politiche a favore degli italiano all’estero, compresi coloro soltanto temporaneamente residenti all’estero, costituiscono un aspetto fondamentale della politica estera italiana”. “Si tratta – ha aggiunto il Sottosegretario – di un tema al quale in particolare Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale attribuisce una centralità strategica, e che vede impegnati i nostri uffici centrali e la nostra rete diplomatico-consolare per fornire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e della cultura italiane”.

 

Di Stefano ha quindi evidenziato come tale attenzione resterà immutata, a prescindere dall’istituzione o meno del Comitato proposto dalla mozione, e citato a sua testimonianza i provvedimenti inseriti nelle legge finanziaria e, sul tema Brexit, il coordinamento interministeriale attivo a Palazzo Chigi “per fornire a tutti gli italiani all’estero un percorso da seguire qualunque sia lo scenario”. Sulla modalità di voto per il rinnovo del Parlamento europeo, “come Farnesina, ci siamo già portati avanti per garantire il voto consolare nel caso in cui ci sia una richiesta di prolungamento ex articolo 50 (quindi, sostanzialmente, qualora ci sia ancora questa fase di stagnazione). Nel caso, però, in cui ci dovesse essere certezza di uscita (ossia di Brexit) prima del voto, gli italiani residenti nel Regno Unito dovranno votare in Italia, perché in quel caso ci sarebbe una situazione di certezza di extraterritorialità – afferma Di Stefano.

A sostegno dell’istituzione del Comitato l’intervento di Flavia Malpezzi (Pd) che ne ricorda l’attività svolta a favore in particolare della diffusione della lingua italiana all’estero e a sostegno del Fondo appositamente istituito. Malpezzi critica poi il ritiro delle firme degli esponenti del Movimento 5 Stelle che inizialmente avevano sottoscritto la mozione in esame. Ribadisce quindi il “ruolo che le comunità italiane svolgono nel fare ponte, nella possibilità di trovare contatti, anche nel semplice modo di facilitare le questioni burocratiche”, ruolo che il Comitato potrebbe sostenere e migliorare con progetti mirati.

Per il gruppo della Lega interviene Emanuele Pellegrini che sottolinea come la problematica degli italiani all’estero non è di secondo piano e come a dette questioni sia dedicato il lavoro della Commissione Esteri ed emigrazione. “Abbiamo recentemente approvato un’indagine conoscitiva in Commissione plenaria; ciò vuol dire che la Commissione Affari Esteri, Emigrazione si occuperà di queste problematiche – prosegue Pellegrini, sottolineando come, anche alla luce dell’aumento del fenomeno migratorio già richiamato, sia necessario “modificare gli strumenti con cui andiamo ad approcciare questo problema”. “Noi riteniamo che l’indagine conoscitiva che abbiamo recentemente approvato in Commissione, e che è stata approvata dalla Presidenza del Senato, sia uno strumento a maglie ben più larghe di quello di un Comitato. Quest’ultimo avrebbe sicuramente la sua dignità; però noi questa volta – afferma Pellegrini – vogliamo approcciarci al problema in maniera diversa”.

L’esponente leghista ribadisce dunque come le questioni degli italiani all’estero siano un fondamento dell’azione del Governo, così come ha ribadito il Sottosegretario, e che a tale affermazione corrisponda l’impegno di “coinvolgere tutta la Commissione Affari Esteri, emigrazione a lavorare meglio e più alacremente e a mantenere contatti più profondi, che altrimenti rischierebbero di rimanere relegati solo a un Comitato”.

 

Dal canto suo Raffaele Fantetti (Fi, ripartizione Europa), critica la mancata ricostituzione del Comitato per le Questioni degli Italiani all’estero, Il senatore ritiene che il tema non possa essere valutato attraverso un’indagine conoscitiva, che è strumento adatto ad analisi su fatti e circostanze circoscritte. “Gli italiani all’estero sono il 10 % della popolazione – ricorda Fantetti, segnalando come “l’emigrazione italiana è esplosa nuovamente”. Per il senatore azzurro, essi meritano dunque “un Comitato che abbia come focus l’analisi e la promozione delle tematiche che li riguardano”, Comitato che di fatto – ricorda Fantetti – ha accompagnato la rappresentanza degli eletti all’estero sin dal loro ingresso in Parlamento in poi. In ultimo il senatore rileva come nel programma elettorale della Lega e del Movimento 5 Stelle non fosse prevista l’abolizione del Comitato né tantomeno la riduzione dei parlamentari eletti all’estero, prevista invece nella proposta di legge elaborata da esponenti delle due forze al Governo, già approvata al Senato e in questo momento all’esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

Concorda con le parole di Fantetti anche Giovanbattista Fazzolari (Fdi) che ritiene “la volontà di non confermare il Comitato una linea sbagliata per i nostri interessi nazionali, che dovrebbero rafforzare l’enorme particolarità dell’Italia, ossia le proprie comunità all’estero”, e ribadisce il voto favorevole alla mozione del gruppo di Fratelli d’Italia.

In ultimo l’intervento di Vito Rosario Petrocelli (M5S), presidente della Commissione Esteri, che segnala la sua contrarietà  alla ricostituzione del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, a fronte della necessità di garantire, attraverso l’impegno  di tutta la Commissione Affari Esteri e con l’indagine conoscitiva, l’interesse di tutto il Senato della Repubblica sulle tematiche degli italiani nel mondo. Petrocelli precisa come questo percorso di cambiamento, che va al di là del singolo Comitato , sia destinato a far crescere la visibilità di tutte le comunità del nostro Paese che vivono all’estero e soprattutto la consapevolezza su queste questioni di tutti i senatori. Petrocelli conferma dunque il voto contrario alla mozione del Movimento 5 Stelle, che viene respinta dall’Aula. (Inform)

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