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Nel Principato di Monaco “I Promessi Sposi” a teatro: fra opera buffa e melodramma romantico

SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

Società Dante Alighieri: in scena gli allievi dell’Atelier Teatro Dante del Comitato di Monaco 

MONACO – Venerdì 25 ottobre alle ore 20 in un Théâtre des Variétés di Monaco quasi totalmente esaurito, in presenza dell’ambasciatore Cristiano Gallo,  gli allievi dell’Atelier Teatro Dante hanno dato vita all’adattamento scenico del grande romanzo corale “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, riferimento principe della lingua italiana. Com’era nelle aspettative, la messa in scena della regista Enrica Barel, ha suscitato grande successo e simpatia rendendo avvincenti le peripezie dei protagonisti del romanzo, Renzo e Lucia, grazie anche all’intensa interpretazione dei vari personaggi che hanno ben evidenziato sentimenti dell’umano come l’amore, la morte, la passione, il peccato, il tradimento, la conversione, il perdono.

Mettere in scena uno dei pilastri della nostra cultura, significa assumersi la responsabilità di lavorare su materiale conosciutissimo, diventato ormai un’icona, per fare i conti con i grandi maestri del passato ricreando quasi un rito collettivo. Senza mai perdere di vista il testo originale, l’allestimento teatrale della Barel, ridotto per ovvie esigenze di tempo, non sacrifica mai i momenti salienti dell’opera manzoniana, scegliendo di rappresentare alcuni capitoli e inserendo delle contaminazioni coreografiche e di musica ad accompagnare ed esaltare momenti di grande intensità giocosa o emotiva. Il risultato è quello di sottolineare la straordinaria eccentricità de “I Promessi Sposi”, il cui contenuto vivo, coinvolgente, ironico, a volte spietato, narra una storia piena di colpi di scena, un romanzo d’amore e d’avventura assolutamente moderno.

Il nutrito cast, composto dai 18 attori dell’Atelier Teatro Dante, le scenografie di Antonio Camano e la voce fuori campo di Luisella Berrino, entrambi anche in scena, esaltano ed accompagnano questo grande successo. Gli interpreti, magnificamente diretti, si animano come figure dipinte in un quadro e riescono a trasmettere tutte le grandi emozioni del romanzo. Da Renzo a Lucia, da Fra Cristoforo a l’Innominato, tutti i personaggi principali  trovano il loro posto, ma quello che colpisce maggiormente è la coralità del cast che, come nelle grandi opere, si fa parte integrante dell’impianto scenico. Lo spettacolo scorre rapido, anche verso la fine della rappresentazione: quando il ritmo diventa un po’più lento, l’attenzione dello spettatore è tenuta alta da momenti toccanti e di grande pathos come il commovente episodio della piccola Cecilia.

Alcuni personaggi svettano così tanto, un po’ per la bravura degli interpreti, un po’ per la carica e la forza del messaggio che trasmettono, da mettere quasi in ombra i due sposi promessi. L’Azzecca-Garbugli, dall’alto del suo scranno, ben simboleggia la critica manzoniana alla tracotanza del parassita seicentesco e Don Abbondio è in assoluto il personaggio più vicino al testo originale. Colpiscono per presenza scenica anche Don Rodrigo e il Nibbio. Ma “I Promessi Sposi” di Enrica Barel convincono completamente soprattutto perché tutto il cast si muove con naturalezza, recita con trasporto, coinvolge in ogni momento, tanto che quasi ogni episodio si chiude puntualmente con un applauso convinto e caloroso. Le luci e i costumi, hanno contribuito a creare un’atmosfera che ha trascinato il pubblico dentro la scena.

La serata si è conclusa con il conferimento della Stella d’Italia a Grazia Soffici. La direttrice della Dante di Monaco ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia, conferita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per “gli alti meriti culturali”. A consegnare la Stella è stato l’ambasciatore italiano nel Principato di Monaco, Cristiano Gallo.

Grazia Soffici ha invitato a riflettere sul profondo significato dell’onorificenza ricordando l’importanza di alimentare il senso di comunità, di promuovere la cultura e di diffondere con passione e convinzione la lingua italiana anche fuori dai confini nazionali. (Isabella Bolognini/Inform)

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